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STORIA E CULTURA
LIBERI SPIRITI VAGANTI
02/10/2019
di Salvatore Santangelo

Wandervögel, nati all’inizio del Novecento come espressione di disagio e protesta nei confronti di una società rigida e fortemente classista, furono romantici escursionisti, vegetariani, nazionalisti e proto-ambientalisti

FOTO A - DIDA LUNGAL’attuale ambientalismo si alimenta certamente di cifre e dati che, a loro volta, dando forma a scenari per lo più catastrofici, dovrebbero portare le nostre società a un’urgente consapevolezza in grado di determinare una transizione economica e produttiva, un nuovo modello di sviluppo.

Proviamo ad affiancare a questa visione le parole di Hermann Hesse: “Mi è capitato di scrivere e di riflettere sulla possibilità che la natura possa essere una straordinaria educatrice. Possono la montagna, il lago, gli abeti, la tempesta e il sole essere educatori e amici?”. Così la pensavano anche i Wandervögel, “gli uccelli migratori”. All’inizio del Novecento, un liceale di Berlino - Karl Fischer - mettendosi alla guida di un gruppo di studenti che seguiva corsi integrativi di stenografia, diede vita a questo movimento composto da escursionisti, camminatori, vegetariani e proto-ambientalisti a cui si deve l’invenzione dei campeggi, dei raduni e dei grandi concerti all’aria aperta; in pochi anni arrivò a coinvolgere quasi un milione di ragazzi. Tra le loro fila, non solo il già citato Hermann Hesse, ma anche Carl Gustav Jung, Isadora Duncan e Franz Kafka.

FOTO BI Wandervögel (termine che si può tradurre anche come “liberi spiriti vaganti”) alimentarono un grande movimento europeo, successivamente spazzato via dal I conflitto mondiale e dalla tragica stagione dei totalitarismi.

Siamo di fronte a un calderone di elementi contro-culturali, in cui si mescolano neo-romanticismo, filosofie orientali, misticismo della natura e un forte impulso comune verso una confusa ma non meno ardente ricerca di rapporti sociali autentici e non alienati. La loro enfasi sul ritorno alla terra spronò un’appassionata sensibilità verso il mondo naturale e i danni che questo soffriva a causa della nascente industrializzazione.

I Wandervögel nacquero anche come reazione alla rigida e autoritaria società tedesca.

Infatti il Movimento fu - prima di tutto - un luogo di incontro per soli giovani, uno spazio in cui essi non fossero più sottomessi al mondo degli adulti. Il loro scopo era quello di entrare in contatto con la natura, scoprire la comunità, distaccarsi almeno un po’ dalla famiglia, dalla scuola, dagli istituti ufficiali della socializzazione (e dalla loro rigida disciplina), riflettendo su altre e migliori possibilità per essere uomini e donne.

FOTO C - DIDAAlla base c’era il principio per cui i giovani dovrebbero assumersi la responsabilità della propria educazione.

Nel 1871, dopo le clamorose vittorie sull’Austria e sulla Francia, Otto von Bismarck - cancelliere prussiano - riuscì a unificare l’intera Germania e a fondare il II Reich tedesco. Il principale tratto tipico del nuovo Stato germanico fu, in tutti i campi, un autoritarismo più o meno velato di paternalismo.

Dal punto di vista politico, il II Reich tedesco si presentava come una monarchia semi-assoluta. Il cancelliere, per esempio, era responsabile del proprio operato solo di fronte al sovrano e non dinanzi al Parlamento.

Quest’ultimo, inoltre, non ebbe mai, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il pieno controllo né delle spese militari né della politica estera, che continuarono a essere appannaggio diretto dell’imperatore e del suo esecutivo, senza che essi dovessero preoccuparsi di un’eventuale opposizione parlamentare.

Indiscusse e indiscutibili, le gerarchie erano una realtà rigida e invalicabile in tutti gli ambiti della vita: un vero e proprio fossato separava il nobile Junker dai contadini delle sue terre, l’ufficiale dai soldati, il burocrate statale dai cittadini, il padrone dagli operai.

FOTO DLA PROTESTA

I Wandervögel sorsero insomma come espressione di un disagio e di una protesta, come luogo in cui dar vita all’insofferenza delle nuove generazioni. I giovani infatti da soli, senza supervisione degli adulti, compivano escursioni in montagna, scalavano vette o visitavano le rovine di antichi castelli. Sotto questo profilo, il movimento giovanile tedesco appare abbastanza simile a quello dei boy scout, nato in Inghilterra nella stessa epoca.

Suonavano la chitarra, cantavano, ballavano, facevano lunghissimi picnic, erano vegetariani, si accampavano nel bosco di notte. Credevano nel viaggio, nella natura, negli ostelli, nei campeggi, nei raduni musicali. Si dedicarono all’ecologia e all’agricoltura alternativa. Fecero la loro Woodstock, molto prima di Woodstock. Scelsero di buttarsi on the road molto prima di Kerouac e di Ginsberg. Si definivano, mutuando termini medievali, “studenti nomadi”, “baccanti” e scelsero romanticamente come loro simbolo e nome appunto quello di un uccello migratore: il Wandervogel. Ogni secolo ha le sue generazioni perdute; i Wandervögel forse lo furono nella Germania prenazista. Il movimento venne profondamente influenzato dal filosofo Ludwig Klages che ne plasmò in modo particolare la coscienza ecologica. Egli scrisse un saggio dal titolo “L’uomo e la Terra” presentato nel 1913 nel leggendario raduno di Meißner (la loro Woodstock appunto). Un testo straordinariamente incisivo; non solo un manifesto del movimento pacifista eco-radicale in Germania, ma anche un esempio della nuova e seducente terminologia ecologista.

FOTO EPROTO-AMBIENTALISMO

“L’uomo e la Terra” anticipava quasi tutti i temi dell’ambientalismo contemporaneo: denunciava l’accelerata estinzione delle specie, la rottura dell’equilibrio del sistema ecologico globale, la deforestazione, la distruzione dei popoli aborigeni e dei loro habitat, l’allargamento delle città e l’aumentata alienazione della gente rispetto alla natura. In termini enfatici condannava l’utilitarismo economico, l’iper-consumismo e la stessa ideologia del “progresso”. Si scagliava anche contro la distruttività ambientale del turismo rampante e persino contro la pesca indiscriminata delle balene, mostrando una chiara cognizione del Pianeta come una totalità ecologica.

In base a questa visione, l’amore per la natura deve tradursi in pratica, attraverso un ritorno all’agricoltura e a un nuovo ideale politico e sociale alternativo alle società borghesi. Ecco allora i giovani del Movimento liberi nella natura, nelle scuole di ginnastica, nelle aziende agricole; studenti itineranti in marcia per strade e per boschi, intenti a cucinare all’aperto, a dormire nei fienili, nelle tende, a danzare in cerchio, a gareggiare in competizioni canore e sportive.

Se, come ha affermato il professor Giuseppe Sacco, uno dei massimi studiosi italiani della globalizzazione, “le fasi di libero commercio internazionale sono accompagnate da una cultura neoclassica e illuminista, quelle ‘autarchiche’ sono ammantate da una sensibilità ‘romantica’“.