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STORIA E CULTURA
La rivincita della Lana
01/06/2016
di Annalisa Maiorano

La lana dell’Abruzzo torna a vivere grazie a progetti innovativi e al lavoro di giovani che puntano alla valorizzazione delle risorse naturali locali. Capi preziosi fatti a mano e tinti in modo unico utilizzando il vino, l’elicriso o la camomilla dei tintori

1Un antico mestiere, che ormai in pochi fanno. Un lavoro duro e migliaia di capi di bestiame da gestire. L’allevatore di pecore! Un’attività che Valeria Gallese, giovane imprenditrice aquilana, insieme a suo marito Ovidio, pastore, hanno saputo ripensare e reinventare. “Come molti allevatori - dice Valeria - anche noi avevamo il problema dello smaltimento della lana sporca, considerata un vero e proprio rifiuto. La mia intuizione è stata quella di creare un marchio e di vendere questa lana trasformata in matasse sul mercato italiano”. Valeria e altri allevatori hanno così creato una rete, contribuendo alla nascita del consorzio dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, una realtà che oggi coinvolge 54 aziende di famiglia legate alla lavorazione della lana di pecora. Molti di questi allevatori fanno parte del progetto che sta sperimentando il Parco del Gran Sasso, un piano che riguarda la raccolta della lana sucida prodotta nel territorio.
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Anziché pagare per lo smaltimento o ricevere un importo irrisorio da imprese di raccolta, gli allevatori dopo la tosatura consegnano la lana sucida (non trattata) al Parco, che paga il trasporto e la invia ad alcune ditte per la lavorazione. Il progetto, si chiama Pecunia, denaro: dal latino pecus, bestiame, perché appunto i capi di allevamento una volta erano fonte di grande ricchezza. Il costo della tosatura delle pecore è superiore al ricavato della lana così, spesso, gli allevatori onesti si scoraggiano mentre, altri “furbetti”, pur di disfarsi degli scarti provenienti dal taglio del vello ricorrono ai roghi o al sotterramento dei rifiuti, inquinando il territorio. Tutti gli allevatori aquilani che aderiscono al progetto si sono impegnati a fornire solo lana di qualità. “Abbiamo migliorato la qualità dei capi – continua Valeria - e con tecniche moderne di tosatura dolce abbiamo scelto di pettinare la lana. La pettinatura fa si che il filamento sia più morbido.

Quest’anno per- sonalmente sono stata impegnata nella produzione di 600 chili di filato, ciò significa che ho trasformato 1.800 chili di sudicio. Per realizzare tale risultato ho utilizzato la lana proveniente dal mio allevamento, da quello di mio suocero e ho acquistato quella del progetto “Pecunia”. “Una volta ottenuta tutta questa lana sporca - prosegue l’imprenditrice - l’ho inviata ad alcune aziende per la lavorazione. La lana ritorna presso la mia bottega filata in rocchetti o in top non filati. In seguito la trasformo in matasse e la vendo, o bianca o colorata. Per la tintura utilizzo vino rosso Montepulciano d’Abruzzo, l’elicriso o la camomilla dei tintori, insomma, tutti elementi naturali e in qualche modo legati alla mia terra d’origine, l’Abruzzo. Tutti i capi che realizzo e che vendo in negozio sono fatti a mano e lavorati a uncinetto o ai ferri. Ciò che più mi preme sottolineare è che parliamo di prodotti in pura lana vergine al 100%”. Questa lana, morbida e brillante come la seta, profuma dei pascoli più alti dell’Appennino centrale , dove la natura incontaminata lascia spazio a dolci paesaggi con valli sapientemente coltivate da secoli.

Considerato orgoglio abruzzese, l’arrosticino rappresenta l’essenza e la semplicità di una terra genuina. Un prodotto amato da grandi e piccoli, che spesso è un’ ottima scusa per mangiar bene e rinnovare la tradizione pastorale di questa terra incantata. La storia vuole che siano originari della zona pedemontana sul versante orientale del Gran Sasso. Negli ultimi anni, questa prelibatezza ha preso sempre più piede e nonostante fosse considerato un cibo antico e pastorale, con il tempo é riuscito a varcare i confini dell’ambiente sociale e geografico d’origine. È sbarcato nelle grandi città dove lo si prepara un po’ ovunque ed è diventato un’icona dello street food nostrano. Gli arrosticini sono, infatti, in assoluto il piatto tipico abruzzese più apprezzato in Italia ed all’estero. Cosa sono e come si preparano Gli arrosticini sono degli spiedini a base di carne di pecora. L’ingrediente fondamentale è la qualità della carne. La pecora viene disossata e utilizzata per intero. L’arrosticino è un mix di tutte le parti dell’ovino – dice Domenico Mascia, proprietario di un famoso chiosco nel bosco di Rigopiano, a Farindola nel cuore