Menu
Mostra menu
STORIA E CULTURA
IL SANTUARIO DEI TIRRENI
15/05/2017

di Roberto Monaco


L’antico porto di Gravisca, spazio sacro e luogo di scambi commerciali per Etruschi e Greci, è oggi un sito di interesse archeologico protetto dall’Arma dei Carabinieri


FOTO AQui dove l’aria ha il sapore del sale e il mare la fa da padrone, è racchiusa la storia della costa laziale di Tarquinia, una striscia di sabbia di 40 chilometri che corre lungo la macchia mediterranea e la Riserva Naturale. Siamo nel cuore della Maremma laziale, in provincia di Viterbo. Un’aura misteriosa sembra circondare la zona, così come le antiche testimonianze etrusche del litorale tra Montalto di Castro e Tarquinia, una delle più antiche città della confederazione. Borghi d’arte, adagiati nell’entroterra con le loro chiese e basiliche, si susseguono a necropoli e a piccoli porticcioli di etrusca memoria, rendendo questo tratto di mare un suggestivo museo all’aperto. Poco dopo Civitavecchia si intravedono le basse rocce di sant’Agostino, località caratterizzata da capanni di pescatori costruiti sugli scogli e spiagge sabbiose orlate da pinete. Da qui si costeggia - e si può visitare una volta al mese - la Riserva Naturale Statale di Tarquinia gestita dall’Arma dei Carabinieri, che tutela le saline dismesse, già sfruttate dagli Etruschi. Oggi le vasche, dove una volta veniva estratto il sale, formano uno stagno circondato da dune, dove transitano un’infinità di specie di uccelli acquatici durante le migrazioni stagionali. Superata la Riserva si arriva ai suggestivi ruderi di porto Clementino: qui approdavano le imbarcazioni cariche di merci esotiche e preziose e avvenivano le trattative tra i mercanti greci ed etruschi: l'antico emporio di Gravisca, affacciato sul Tirreno centrale, ma in contatto con l'intero Mediterraneo. Era un porto e un santuario, un luogo di commercio ma anche di preghiera e sacrifici, un melting pot dove uomini, oggetti e idee si incontravano dando vita a un crogiolo di elementi diversi, da cui tutte le parti traevano arricchimento e vantaggio.

 

GLI SCAVI

Fino alla fine degli anni ‘60 del secolo scorso Gravisca era poco più di un nome che gli FOTO Bautori antichi riferivano alla colonia marittima romana, lungo il medio Tirreno. La sua ubicazione rimase a lungo incerta fino al 1969, quando, con l’impiego della fotografia aerea, l’allora Soprintendenza alle Antichità dell’Etruria meridionale iniziò l’esplorazione sistematica del sito ai margini meridionali del litorale di Tarquinia. Nelle prime campagne di scavo le indagini interessarono la zona retrostante il piccolo promontorio occupato dal porto medievale di Corneto, in posizione decentrata rispetto al tracciato della via consolare Aurelia e non distante dalla suggestiva oasi naturalistica delle Saline. Venne alla luce un settore d’impianto urbanistico, corrispondente a tre insulae, separate da altrettante strade parallele con andamento est-ovest, all’interno delle quali vennero individuati ambienti termali, depositi e alcune abitazioni. Fino al 1979 dieci entusiasmanti campagne di scavo si sono susseguite nell’area del santuario emporico, rivelatosi uno dei più importanti luoghi di scambio commerciale della zona sin dall’epoca arcaica. A Gravisca, l’area sacra garantiva la protezione divina ai mercanti che vi sostavano per esercitare il commercio. Migliaia di ceramiche fini di importazione dal mondo greco, cumuli di anfore da trasporto da tutto il bacino mediterraneo, enormi quantità di lucerne, doni votivi preziosi in bronzo e avorio.

Oltre a un gran numero di dediche in dialetto ionico a divinità del pantheon greco: Afrodite, Hera, Demetra e Apollo. Tutto ciò ha permesso di identificare la provenienza dei frequentatori dell’emporio e l’articolazione dei flussi commerciali.

 

LA TUTELA DEL SITO ARCHEOLOGICO

FOTO DGli scavi di Gravisca, di proprietà del Demanio e gestiti dalla Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell’Etruria Meridionale, oggi rappresentano un’area di particolare rilevanza sia storico-archeologica che ambientale. Per migliorare la gestione e la fruizione anche ambientale dell’area archeologica, nell’agosto del 2013 la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria meridionale e l’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Roma dell’ex Corpo forestale dello Stato, ora Comando Unità per la Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare Carabinieri, sottoscrissero un accordo di collaborazione per la tutela, promozione e fruizione del sito archeologico di Gravisca, rinnovato nel 2016 per ulteriori tre anni, al fine di valorizzare il sito dal punto di vista naturalistico, attraverso la manutenzione delle aree verdi, consentendo alla Riserva di ampliare la gamma di aspetti culturali e storici nell’ambito delle attività di educazione ambientale e di sensibilizzazione del pubblico. L’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Roma dell’Arma dei Carabinieri ha partecipato, negli anni, alla realizzazione e manutenzione anche della cartellonistica di segnalazione e promozione dell’area. Il sito archeologico è infatti visitabile dal pubblico solo in eventi speciali, attraverso visite guidate organizzate dalla Soprintendenza, mentre è possibile accedere liberamente ai ruderi di Porto Clementino. Grazie a tale accordo sono stati avviati importanti e congiunti lavori di manutenzione e valorizzazione dell’area archeologica adiacente alle Saline. Le campagne di scavo condotte a Gravisca nel settembre 2013 dall’Università di Perugia e dalla Soprintendenza, con la partecipazione anche del personale dell’Arma, in servizio presso l’Ufficio Territoriale Carabinieri per la Biodiversità di Roma, hanno consentito una serie di preziosi ritrovamenti bronzei, tra cui due statuette votive femminili, un candelabro (thymiaterion) a forma di ramo d’albero e un manufatto in avorio che rappresenta una sirena. Questi manufatti sono la testimonianza degli ultimi drammatici momenti della vita del santuario emporico nel 181 a.C., quando, nell’imminenza dell’arrivo dell’esercito romano, furono seppelliti gli ex-voto più preziosi al fine di salvaguardarli. Le campagne di scavo, unite allo studio sistematico deFOTO Ei manufatti rinvenuti, hanno fatto emergere, oltre alle numerose affinità, anche i caratteri distintivi dei due santuari di Gravisca, quello meridionale, dedicato alle divinità greche Afrodite, Hera, Apollo, Demetra e Adone, e quello settentrionale, sorto sotto tutela etrusca e votato molto probabilmente a Śuri, assimilato dai greci ad Apollo Soranus, e Cavatha, identificata con Persefone. Mentre, la fine dell’emporion, come sopra ricordato, è da porsi a Gravisca posteriormente al 480 a.C., momento che segna una significativa contrazione delle importazioni greche a causa della crisi politica ed economico-sociale che investe, sia pure in maniera differenziata, l’intero mondo etrusco. Alla metà del III secolo a.C. la sommaria ioccupazione di alcuni spazi sembrò rianimare quei luoghi un tempo ricchi di vita e devozione, ma fu una breve parentesi prima che la fondazione nel 181 a.C. della colonia romana di Gravisca sancisse l’abbandono totale dell’area.