Menu
Mostra menu
Il martello forestale

Inseparabile strumento di lavoro di intere generazioni di Forestali campeggia tra le figure rappresentate nel fregio del Corpo

di Nicolò Giordano

Il martello forestale, spesso chiamato anche martello governativo, è il simbolo dell’attività svolta in bosco per decenni dal personale del Corpo forestale. Era il sigillo ufficiale con cui veniva effettuata la scelta delle piante da abbattere o conservare. Il termine “martellata” è entrato nel gergo comune dei selvicoltori e presuppone un’attenta valutazione delle caratteristiche del bosco sul quale intervenire. La guardia preposta al servizio metteva a nudo una parte di legno tenero sotto alla corteccia, quindi con un colpo deciso del martello imprimeva il sigillo in modo da renderlo visibile e riconoscibile dal boscaiolo addetto al taglio. Storicamente il martello forestale e le sue caratteristiche sono stati descritti nei regolamenti e nelle disposizioni in materia di gestione dei boschi. Nel Regno d’Italia, costituito da Napoleone agli inizi dell’Ottocento, il regolamento per la gestione dei boschi del 1811 prevedeva che, prima dell’aggiudicazione di lotti boschivi, gli alberi atti alle costruzioni fossero scelti dagli agenti della Marina, che apponevano il sigillo.
Le esigenze militari, infatti, erano considerate fondamentali e preminenti. Nel Regno di Sardegna e poi di Piemonte, le indicazioni erano altrettanto precise. Nelle Regie patenti di Carlo Alberto del 1833, si legge infatti: “Gl’Ispettori, i Capi-guardia e le Guardie sono provvisti di un martello destinato per la martellatura delle piante tagliate in contravvenzione, o di quelle schiantate o cadute accidentalmente. È pure somministrato ad ogni Ispettore un altro martello pel marchio delle piante di riserva o di confine ...(...) È riservata all’Ammiragliato, ed all’Azienda dell’Artiglieria, fortificazioni e fabbriche militari la facoltà di fare scegliere, nei casi di assoluta necessità, in qualunque siasi bosco, ripa od altro terreno, purchè non bandito, le piante necessarie per qualche oggetto di Regio e pubblico servizio (...) Per tali alberi verrà stabilito un martello...“ Vittorio Emanuele II, all’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, emanerà un Regio decreto, il 21 gennaio 1864, con cui verrà stabilita la forma identica per tutto il Regno dei martelli governativi forestali.
Da allora in poi, questo strumento ha fatto sempre parte del bagaglio operativo e culturale del Corpo forestale dello Stato, tanto da essere adottato come emblema: sul berretto dei forestali, infatti, l’aquila stringe tra le proprie zampe una coppia di martelli forestali incrociati ed il monogramma della Repububblica italiana
STORIA E CULTURA
Il primo ingegnere della Forestale
01/11/2016
di Stefano Cazora

Storia di Antonio Agnelli, illustre progettista e per lungo tempo Comandante provinciale di Novara, e di sua moglie Giuditta, eroina della Prima Guerra d’Indipendenza. Gli albori del Corpo forestale nel Piemonte preunitario

1Il Corpo forestale dello Stato trae le sue origini dall’ “Amministrazione de’ boschi e delle selve” creata dal Re di Sardegna, Carlo Felice di Savoia, con Regie Patenti del 15 ottobre 1822. Il re Carlo Felice, decise: “conveniente creare un’Amministrazione per la custodia, e vigilanza de’ boschi, e di prescrivere le formalità, e le norme da osservarsi ne’ procedimenti sulle contravvenzioni, per la più pronta, ed efficace loro repressione”. Era questo il primo tentativo di costruire nel Regno di Sardegna una struttura statale che avesse lo scopo di limitare la distruzione dei boschi causata dalla “mancanza di combustibili” e dai danni causati dagli “scoscendimenti delle montagne e dalle corrosioni de’ fiumi e torrenti”.

Non meno importante l’azione di controllo del territorio rurale e montano piemontese. L’Amministrazione de’ boschi e delle selve – ricostruisce mirabilmente Pier Luigi Macco nel pregevole volume: “Corpo forestale: cronotassi dei comandanti regionali e provinciali in Piemonte e Valle D’Aosta: 1822-2012” ed. Regione Piemonte, Torino 2014 - dipendeva dalla Regia Segreteria di Stato per gli affari dell’Interno ed era composta “di un Ispettore per ogni Divisione, di un Sotto-Ispettore in ciascuna Provincia, di ottantasette Brigadieri di prima classe, e di centotre di seconda”, le sue attribuzioni sono quelle di “conservare ed accrescere le boscaglie e le foreste”; così leggiamo nel “Calendario Generale pe’ Regii Stati” del 1824. Sfogliando la raccolta agli anni 1822/1823 della “Gazzetta Piemontese”, una sorta di Gazzetta Ufficiale ante litteram, a partire dal 15 ottobre 1822, data della promulgazione delle Regie Patenti di Carlo Felice, si ha conferma della nomina dei primi comandanti dell’Amministrazione forestale, di cui viene data così notizia: “Sua Maestà con Patenti date in Torino il 24 dicembre 1822 ha conferito la carica d’Ispettore di prima classe de’ Boschi e Selve della Divisione di Torino al Conte Vincenzo Castelnuovo di Torrazzo. Con altre del 31 dello stesso mese ha nominato … (omissis) … il Cavaliere Don Giovanni Bolla ad Ispettore di seconda classe per la Divisione di Alessandria; … (omissis) … Conte Antonio Caroccio di Monale ad Ispettore di seconda classe per la Divisione di Cuneo; Antonio Agnelli ad Ispettore di seconda classe per la Divisione di Novara; Salvatore Muzzi, storico del Corpo e già Comandante della Scuola di Cittaducale nei primi anni del secondo dopoguerra, osserva come i primi Ufficiali siano in gran parte di famiglia nobile, infatti la nomina ad Ispettore forestale: “era quasi un incarico onorifico, perché soltanto coloro che fossero in possesso di rendite personali potevano sostenere decorosamente le spese di rango, in quanto gli emolumenti erano più che modesti.” Più tranchant il De Bérenger, che nel suo trattato “Selvicoltura” del 1887 scrive in proposito: “Le cariche forestali erano affidate a gente quasi tutta idiota e male stipendiata”.
2
Se poi analizziamo i decreti di nomina dei primi “comandanti”, così come riportati dalla Gazzetta, possiamo rilevare come l’Amministrazione sin dalle sue origini abbia avuto una forte impronta gerarchica, propria di “Corpo”. Infatti, da subito si crea tra i comandanti una gerarchia non solo di grado (Ispettore di 1^ e 2^ Classe), ma anche di anzianità nello stesso grado procedendo prima di ogni altra alla nomina dell’Ispettore di Torino, città sede della Casa Regnante, comandante che di fatto assume una veste di primus inter pares. Per inciso, si evidenzia come il Re tenesse in massimo conto i funzionari della neonata Amministrazione. Da una disposizione della Regia Segreteria di Stato per gli Affari Interni indirizzata ai Signori Prefetti dei Tribunali di Prefettura, apprendiamo infatti che: “Accadendo frequenti volte, che per ragione di loro uffizio abbiano gli Ispettori ed i Sotto-Ispettori dei boschi e selve presentarsi avanti ai Tribunali di Prefettura, è paruto alla Maestà del Re nostro Signore conveniente cosa, che fosse per Sovrana autorità determinato il posto, che dovranno occupare in Tribunale gli accennati Impiegati. Quindi è che in udienza d’ieri si è la M.S. degnata dichiarare essere sua intenzione che gli Ispettori ed i Sotto-Ispettori de’ boschi e selve siedano ne’ Tribunali di Prefettura immediatamente dopo l’Avvocato Fiscale ed i di lui sostituti. Sarà cura di V.S. Ill.ma di far eseguire i Sovrani comandi e accusarmi ricevuta di questa lettera.”

Di tale privilegio sovrano concesso, era ben conscia l’Amministrazione che, nel trasmettere per conoscenza agli Ispettori e Sotto-Ispettori la disposizione della Regia Segreteria di Stato, così si esprimeva con nota dell’Intendente generale: “Riconoscenti come debbono esserlo i mentovati funzionari per questo tratto di speciale favore, spero che non occuperanno il posto distinto loro fissato se non che rivestiti dell’abito uniforme.” Da questa circolare possiamo incidentalmente apprendere come l’uniforme fosse sin dalle origini segno di orgogliosa distinzione per gli Ufficiali. IL PRIMO COMANDANTE DI NOVARA In una cassaforte del Comando provinciale di Novara è ancora conservato il martello forestale n. 1, insieme al n. 2 e n. 3. Risalgono naturalmente al tempo della Repubblica ma coincidenza vuole che proprio a Novara e in altre province del Piemonte sia sorta la prima articolazione territoriale del Corpo forestale.
3
È di fatto sede di ufficio forestale di rango provinciale dal 1822 ad oggi. Suo primo comandante fu l’Ispettore di 2^ Classe Antonio Agnelli, nato a Novara l’11 febbraio 1788 ed entrato in Amministrazione il 31 dicembre 1822. Così le Reali Patenti ne motivano la nomina: “Le commendevoli prerogative, di cui va fornito Antonio Agnelli, non che i sentimenti dai quali è animato pel bene del nostro servizio, Ci hanno di buon grado determinati ad eleggerlo alla carica d’Ispettore di 2a classe dei boschi e selve, stabilita col Regolamento che Ci piacque approvare colle Nostre Patenti del 15 8bre ultimo scorso, persuasi, che egli porrà la massima cura nell’adempierne tutti i doveri in un modo corrispondente alla Sovrana nostra aspettazione”. È il comandante che accompagna la Forestale di Novara dalla nascita sino agli albori del Regno d’Italia, da Carlo Felice a Vittorio Emanuele II. Si laurea in ingegneria a Torino nel 1825 ed è insignito della croce di Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1852. Partecipa alla elaborazione della nuova legge forestale del 1° dicembre 1833 quale membro della Commissione istituita da Re Carlo Alberto il 22 novembre 1831 “incaricata di rivedere il Regolamento del 15 ottobre 1822 e di preparare il progetto di una nuova legge in ordine ai boschi e alle selve”.

LA BARRIERA ALBERTINA

Socio corrispondente della Reale società agraria di Torino, membro ordinario della Società d’incoraggiamento allo studio del disegno in Valsesia, membro straordinario della Commissione di pubblico ornato di Novara, nel 1836 ridisegna la porta settecentesca di ponente della città (Porta Vercelli) detta “Barriera Albertina” così come oggi la cono sciamo: due edifici gemelli, il primo destinato al Servizio di Guardia, il secondo per la riscossione del Dazio, con i rispettivi prospetti principali a delimitare la strada carrabile di attraversamento della città. La nuova barriera doganale si collocava al termine della lunga e retta Strada Regia, da lui disegnata, oggi via XX Settembre. A lui si deve anche il Piano Regolatore della città del 1840; sua la direzione dei lavori di ristrutturazione del Teatro Coccia nel 1833, la decorazione del presbiterio ed i progetti esecutivi delle pavimentazioni della Basilica di San Gaudenzio nel 1838, mentre nel 1851 progetta la nuova Piazza d’Armi. Il 1° ottobre 1859, a 72 anni, è collocato a riposo “per avanzata età” quale Ispettore di 1^ Classe. Muore il 9 aprile 1865 a Novara ed è sepolto nel cimitero comunale. L’Agnelli, oltre ad essere stato il primo Comandante forestale di Novara, può essere considerato uno dei maggiori artefici dei programmi di sviluppo e controllo della vita amministrativa della città, unendo ad una mirabile visione d’insieme una forte capacità programmatica, mai disgiunta da una lucida intenzione estetica.

L’EROINA DELLA “BICOCCA”

A Novara vi è una “Via Agnelli”, traversa di Corso 23 Marzo nei pressi della Piramide-Ossario della Bicocca, che conserva la memoria dei caduti sul campo della battaglia della Prima guerra d’indipendenza, ma non è dedicata al nostro Ispettore, bensì alla sua amata consorte, di cinque lustri più giovane, Giuditta Agnelli nata Gallarini, sposata nel 1841 e dalla quale ebbe tre figli. La Gallarini è considerata fra le prime “crocerossine” della storia, prima ancora che venisse fondata la Croce Rossa a Ginevra, nel 1864. Nella “fatale” giornata del 23 marzo 1849, infatti, durante la Battaglia della Bicocca, è una delle più assidue soccorritrici ed infermiere per i tanti feriti del sanguinoso scontro tra le truppe piemontesi e gli austriaci (oltre 6.000 tra morti e feriti, in una città che contava poco più di 20.000 abitanti). La Gallarini si fece promotrice di un servizio di soccorso attivando un’improvvisata infermeria nella Chiesa di S. Eufemia, dove si prese cura dei feriti prodigandosi con amore per lenire le loro sofferenze. Per coloro che non sarebbero sopravvissuti raccolse per iscritto gli estremi pensieri da affidare ai parenti e ne compose le salme. Così il Commissario straordinario del Governo di S.M. in Novara, Colonnello Mathieu, in una lettera del 28 aprile 1849, riferisce al Ministro dell’Interno sul coraggioso comportamento della consorte del nostro Ispettore: “Frammezzo al suono delle artiglierie, ed allo scoppiare delle bombe, i feriti nostri e del nemico erano, senza distinzione, premurosamente soccorsi nelle strade, accolti e medicati negli spedali e nelle case da generose donne che, in quelle ore di lutto, avevano, pel santo ufficio, abbandonato la cura degli interessi loro più cari. Fra questi per altro si distinsero, è mio dovere di segnalare più particolarmente alla S.V. Ill. ma … omissis … le Signore: Agnelli Giuditta, nata Gallarini…” Sul campo di battaglia la Agnelli contrarrà la malattia che la porterà a morte nel gennaio del 1853 a soli 41 anni.

Il testo è tratto prevalentemente dal volume di Pier Luigi Macco: “Corpo forestale: cronotassi dei comandanti regionali e provinciali in Piemonte e Valle D’Aosta: 1822-2012” ed. Regione Piemonte, Torino 2014.