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STORIA E CULTURA
IL CALORE DELLA PELLE
18/07/2019
di Stefano Cazora

Acqua, estratti vegetali naturali, tempo e tanta maestria. La concia tradizionale esempio di economia circolare nel cuore della Toscana

FOTO APERTURA - dida lungaTra Firenze e Pisa, nell’importante distretto industriale di Santa Croce sull’Arno e di Ponte a Egola, noto come il comprensorio del cuoio e della calzatura, continua a vivere l’antica arte dei cuoiai toscani. Circa 500 aziende con 6.000 dipendenti e un fatturato aggregato di 1,5 miliardi di euro. Qui è concentrato il 35% della produzione nazionale di pelli ed il 98% di quella italiana di cuoio da suola. Accanto all’industria conciaria più avanzata sopravvive la pratica tradizionale della concia al vegetale: si tratta di pellami trattati esclusivamente con materie vegetali e l’eventuale aggiunta di piccole quantità di altri ingredienti, utilizzati solo per facilitare il processo di concia. Questo procedimento rappresenta un esempio di economia circolare. Di tutte le lavorazioni delle pelli, la concia al vegetale con il tannino è quella che vanta le origini più antiche. Si ritiene infatti che risalga addirittura all’era preistorica, quando gli esseri umani appresero a trasformare le pelli degli animali uccisi in indumenti.

FOTO BLa pelle animale è un prodotto di scarto della macellazione. Se non fosse riutilizzata dalle concerie, marcirebbe e diventerebbe un altro rifiuto da smaltire. L’ingrediente fondamentale, oltre al tannino che può essere estratto generalmente dalle piante di mimosa, castagno e quebracho, ma anche da tara e dalle galle, è il sego, un mix di grassi animali e vegetali. Il resto dipende dalla sapienza dei maestri conciatori, ognuno ha il suo segreto.

RISPETTO DELL'AMBIENTE

Attraverso il processo di concia, la decomposizione della pelle viene bloccata. La pelle acquista le caratteristiche di resistenza, elasticità e morbidezza che la rendono adatta alle successive lavorazioni. Le pelli più utilizzate sono quelle di bovino, di ovino e talvolta di suino, tutti animali allevati a scopo alimentare e nessuno ucciso col solo fine di utilizzarne la pelle. La differenza sostanziale fra concia vegetale e concia minerale è che nel primo caso si usa come agente conciante un tannino vegetale estratto da piante, mentre nel secondo caso si utilizzano sali di cromo o altri metalli. Si tratta comunque di un processo di trasformazione industriale che genera scarti di lavorazione potenzialmente inquinanti, ma di diversa natura e che devono essere trattati in maniera distinta. “La concia al vegetale – spiega Michele Matteoli, Presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola - produce reflui conciari con alta concentrazione di inquinante di tipo organico che, nel caso del distretto toscano, vengono inviati a trattamento nell’impianto di depurazione consortile. Al termine del trattamento di depurazione, i fanghi di risulta, proprio perché di provenienza organica, vengono trasformati in fertilizzante per l’agricoltura. Le acque, depurate, vengono re-immesse nell’Arno. Più che chiedersi quale tipo di concia sia meno inquinante, crediamo sia più utile chiedersi quali siano i distretti produttivi più attenti all’ambiente e più organizzati tecnologicamente per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Il distretto conciario toscano è all’avanguardia nel mondo da questo punto di vista. Ci sono altre zone del Pianeta dove questa attenzione ancora oggi non c’è, sia per la concia al cromo che per quella al vegetale”.

Le fasi fondamentali della concia al vegetale sono rimaste inalterate fino ad oggi, tramandando la preziosa tradizione artigiana. In particolare, viene ancora utilizzata per produrre cuoio che, grazie alla sua resistenza, può essere utilizzato per le suole delle calzature e in alcune componenti d’arredo. La lenta lavorazione e l’abilità degli artigiani fanno della pelle conciata al vegetale un prodotto unico, che invecchia ma non si rovina e in più possiede anche importanti proprietà antibatteriche per merito del tannino. È una pelle che continua a vivere e a trasformarsi nel tempo. Cambia colore, si abbronza come la pelle umana, si lucida e scurisce a seconda del diverso uso che ne fa il suo utilizzatore, ma difficilmente si rovina. È un materiale in divenire che si personalizza assomigliando sempre più al suo proprietario. Probabilmente poco adatto alle produzioni industriali in serie.



FOTO D Baccelli di tara
Luca Tempesti è l’ultimo discendente di una generazione di conciatori. La sua azienda, che oggi impiega trenta persone, produce pelli conciate al vegetale dal 1946. “La concia tradizionale al vegetale per le sue caratteristiche di naturalità è molto apprezzata all’estero, Europa, Asia, Nord America e Giappone. Si può dire che quasi tutte le grandi griffe mondiali hanno nelle loro collezioni accessori confezionati con pellami al vegetale, molto apprezzati anche dai piccoli artigiani italiani. Possiamo considerare la nostra attività a metà tra quella industriale e quella artigianale e soprattutto ecosostenibile e circolare. Gli scarti della lavorazione vengono infatti recuperati come fertilizzanti nell’edilizia e nell’industria alimentare (proteine e grassi per insaccati, gelatine, brodo, ecc.). Insomma della pelle del bovino non si butta via nulla”.


IL TANNINO

FOTO E - Tannini naturaliLa concia al vegetale non prevede l’utilizzo di sostanze tossiche e, di conseguenza, riduce il rischio di allergie legate all’utilizzo quotidiano di un determinato oggetto. Ogni pianta, di qualunque specie, forma o dimensione, contiene tannino. La sua presenza è frutto dell’evoluzione naturale: le piante, infatti, sono esposte a numerosi rischi e in caso di pericolo (animali, ambienti che diventano insalubri, agenti atmosferici quali forti piogge o vento) non possono certo spostarsi per cercare riparo. Senza la presenza del tannino, la vita vegetale sarebbe costantemente sotto attacco: il suo compito, infatti, è proteggere tronchi, fusti, foglie e frutti dall’assalto di funghi, batteri e virus ma anche di erbivori ed altri animali che si cibano di piante. Il procedimento base per estrarre il tannino dalle materie prime vegetali è rimasto sostanzialmente immutato nei secoli ed è incredibilmente semplice: una vera infusione. Ad esempio, nella produzione di tannino di castagno, il legno viene sminuzzato e lasciato macerare in acqua calda, diffondendo nell’aria un aroma intenso. Il tannino si libera a poco a poco nell’acqua in maniera del tutto spontanea. Non c’è alcun bisogno di forzare questo processo, che avviene naturalmente, né tantomeno è necessaria l’aggiunta di sostanze chimiche. Quando tutto il tannino viene rilasciato nell’acqua, siamo già in presenza di un estratto naturale pronto per essere utilizzato in forma liquida o solida (polvere) facendo evaporare l’acqua. Gli scarti legnosi dell’estrazione vengono utilizzati per il pellet.

SUPER FOOD NATURALE

Il tannino è benefico anche per l’alimentazione umana. Fa parte della famiglia dei polifenoli, sostanze antiossidanti presenti in frutta e verdura. In particolare, sono ricchi di tannino i melograni, le fragole, i mirtilli, i lamponi, il tè, il caffè, l’uva e l’orzo. Essendo già parte integrante della nostra dieta, può essere utilizzato come integratore alimentare per contrastare l’invecchiamento dei tessuti e rinforzare le difese immunitarie. Un’azione che ha ricadute positive anche sulla vitalità e sull’umore, innescando un virtuoso circolo di benessere.