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SCIENZE
“Warka water” l’albero che fa l’acqua
07/12/2016
di Diego Barboni

L’idea di un architetto italiano realizzata per la prima volta in Etiopia

Warka water l'albero che fa l'acquaInstallarla costa poco, circa 500 dollari. Se il progetto Warka Water diventasse realmente operativo, superando la prima fase progettuale lanciata in Etiopia, le popolazioni dei Paesi in cui l’aridità è molto marcata vedrebbero un miglioramento consistente della loro vita. La struttura è alta più o meno dieci metri, pesa 60 chili ed è in grado di raccogliere l’umidità che si forma di notte, producendo circa 90 litri di acqua in 24 ore. Dato che la struttura è in grado di imprigionare l’umidità dall’aria e trasformarla in acqua, molte comunità potrebbero dedicarsi ad altre attività invece che passare diverse ore al giorno a procurarsi l’acqua. Il progetto presenta numerosi aspetti positivi: si basa su un semplice principio naturale ovvero la condensazione dell’aria che produce acqua sfruttando l’escursione termica giorno/notte, in Africa molto accentuata. L’innovativa struttura è costruita con materiali ecologici e facilmente reperibili, come giunchi e nylon.
L’architetto Arturo Vittori ha deciso di portare il suo contributo dedicandosi ad un progetto utile a risolvere il problema dopo aver visitato il nord-est dell’Etiopia e visto direttamente le condizioni in cui vivevano gli abitanti dei villaggi remoti. Le persone, dichiara il designer, risiedono in un bellissimo ambiente naturale, ma spesso sono senza acqua, senza elettricità, servizi igienici e docce. Per sopravvivere le donne e i loro figli percorrono chilometri per raggiungere laghetti pieni di vermi contaminati da rifiuti. Lì raccolgono acqua in contenitori di plastica o zucche vuote e secche (usate come raccoglitori) e, tornano a casa attraverso strade insidiose, trasportando questi pesanti recipienti. Un iter, questo, che richiede ore e mette in pericolo i bambini, esponendoli a malattie. La soluzione più ovvia per combattere la carenza d’acqua in queste zone, sarebbe quella di costruire un pozzo, ma la perforazione in altipiani rocciosi come quelli etiopi è molto costosa. Anche quando un pozzo viene scavato, mantenere attive le pompe e garantire un collegamento elettrico affidabile rende questo sistema sconveniente.
Warka water l'albero che fa l'acqua 1Insieme al suo team, l’ideatore ha testato il disegno in più posizioni e ha lavorato per migliorarlo in modo da aumentare la stabilità della struttura e contemporaneamente rendere più facile la pulizia della rete interna da parte degli abitanti dei villaggi.
Il nome Warka scelto per il progetto, deriva dalla lingua etiope ed identifica un grande albero di fico, che nella tradizione è simbolo di fecondità e generosità. Allo stesso tempo Warka, nella cultura pastorale etiope, designa il luogo di aggregazione e istruzione della comunità. Purtroppo a causa del progressivo disboscamento di queste aree la scomparsa di questi alberi e dell’identità culturale ad essi legata sembra inevitabile.
Da un punto di vista ecologico, il sistema trae ispirazione dal piccolo coleottero Namib, copiando le sue strategie di adattamento al clima. Il piccolo insetto raccoglie l’acqua del deserto facendo condensare l’umidità sul suo addome, dove si trasforma in piccole gocce, che scivolando sul dorso idrorepellente, raggiungono la bocca.
Il Warka Water, se sviluppato su larga scala, consentirebbe a numerose popolazioni di non dipendere più dagli aiuti economici esterni, valorizzando la loro autosufficienza.
Il contributo al progetto non è l’unico intervento della Cooperazione Italiana alla lotta contro la desertificazione e la siccità nei Paesi in via di sviluppo. Nell’ultimo anno, infatti, sono stati stanziati oltre dieci milioni di euro in iniziative destinate all’approvvigionamento idrico, con un focus particolare nelle regioni dell’Africa Sub Sahariana e nel Nord Africa.
Warka water l'albero che fa l'acqua 2Se il progetto andasse in porto, sarebbe una vera rivoluzione, che potrebbe davvero rendere migliore la vita delle popolazioni locali: permetterebbe alle donne, ad esempio, di dedicarsi ad altre attività, mentre attualmente passano circa sei ore al giorno lontane da casa per procurarsi l’acqua e garantirebbe una migliore salute ai bambini, riducendo quindi il tasso di abbandono della scuola.
Un albero che toglie la sete.
Un albero per modo di dire, ma che comunque produce acqua.

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#Natura - anno XVII - N. 92   Maggio-Giugno 2016