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SCIENZE
PIÙ SEMPLICE IL VOLO DEI DRONI
01/09/2018
di Marco Di Fonzo

In arrivo nuove regole che ne faciliteranno l’utilizzo e consentiranno di sorvolare areali molto vasti per monitorare l’ambiente e contrastare gli incendi boschivi

FOTO APERTURA - DIDA GENERICAL’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) ha recentemente approvato il 4° Emendamento del Regolamento "Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto"(SAPR), anticipando il prossimo Regolamento Europeo sui Droni, semplificando notevolmente le attività burocratiche per gli operatori aerei del settore.

È stata infatti inserita la definizione di scenario standard, novità che rende più semplici le operazioni specializzate, effettuate in scenari potenzialmente critici per la presenza di persone nell’area di volo. In estrema sintesi il provvedimento descrive una raccolta di scenari dal rischio precalcolato, sviluppati al fine di semplificare lo svolgimento delle operazioni più comuni, come rilievi aerofotogrammetrici in aree antropizzate, riprese video in città, analisi di cantieri stradali, viadotti e linee elettriche, attività cinematografiche ecc..

FOTO B - DIDAQuesto tipo di sorvoli non necessita più dell’autorizzazione rilasciata caso per caso da parte di Enac all’operatore, prevedendo che lo stesso dichiari, con una semplice autocertificazione on line, di attenersi ai limiti di quota, velocità, vento massimo e distanze di sicurezza specificati dallo scenario standard di riferimento per effettuare la specifica missione di volo.

In questo modo l'operatore aereo, grazie agli scenari standard, è sollevato da tutte le valutazioni tecniche di analisi del rischio in quanto aprioristicamente effettuate da Enac e deve solo dichiarare di possedere un mezzo idoneo per operare nello scenario di competenza rispettando tutte le condizioni in esso previste.

FOTO C
VOLI SPERIMENTALI

Nel 2017 l’Enac ha avviato una campagna di sperimentazioni con piccoli vettori ad ala fissa, pilotati da remoto in modalità BVLOS, acronimo di Beyond Visual Line of Sight che condurrà a breve ad ulteriori novità normative nel settore dei Droni.

Questa modalità di volo consiste nel pilotare un drone oltre la portata visiva del pilota a terra fino a centinaia di km di distanza dallo stesso, consentendo di ottenere profili di missione del SAPR molto più estesi come, ad esempio, per quelle missioni che prevedono l’ispezione di vaste aree boschive, il monitoraggio di intere linee elettriche o gasdotti, il sorvolo persistente di un sito per controllare cosa sta accadendo al suolo, ecc..

La prima stesura del Regolamento Enac, tuttora in buona parte vigente, impone che il pilota debba tenere personalmente “sott’occhio” il drone durante tutto il volo: la cosiddetta modalità VLOS, che in inglese significa Visual line of sight (cioè in senso stretto volo all’interno dell’orizzonte ottico del pilota). Tale modalità prevede che il Drone possa raggiungere un’altezza massima di 150 metri dal livello del terreno e che non possa volare ad una distanza di oltre 500 metri dal pilota: limitazione molto forte che circoscrive la tipologia dei servizi sviluppabili con questo tipo di mezzi.

In effetti, già la seconda edizione del Regolamento Enac prevede il volo del Drone al di fuori della vista del pilota, nella modalità c.d. EVLOS, che sta per Enhanced VLOS. In questa modalità il SAPR deve essere osservato a vista, ma non necessariamente dal solo pilota, che può contare in questo specifico caso sul concorso di uno o più assistenti, quali semplici osservatori o veri e propri secondi piloti, in grado di prendere il controllo del mezzo aereo quando non è più visibile dal comandante e in stretto contatto con lui via radio.

FOTO D - Molinella-casolare-ispezione5L’Ente non definisce quale unica possibilità l’impiego di osservatori o di stazioni di pilotaggio aggiuntive, ma parla genericamente di “misure alternative” per soddisfare i requisiti del EVLOS. L’area di volo è la stessa prevista per le operazioni VLOS e quindi parliamo di un sorvolo a 150 metri di quota e 500 metri di raggio dal pilota. Va da sé che le operazioni in EVLOS sono complesse e costose.

Con la seconda edizione del Regolamento, è caduto anche l’ultimo tabù: il volo BVLOS, cioè totalmente fuori dalla vista del pilota. Così volano i piloti dei Droni militari, e così possono volare anche i piloti dei droni commerciali ma esclusivamente in aree segregate (spazi aerei chiusi al resto del traffico aereo) e naturalmente da approvare caso per caso da Enac. Inoltre per queste operazioni non basta che il pilota sia in possesso dell’Attestato di pilota remoto ma deve conseguire la ben più impegnativa Licenza di Pilota di APR rilasciata dall’ENAC. Si tratta di procedure complicate che necessitano di molto personale, risultando economicamente onerose. Ecco il motivo per cui tutti gli operatori del settore sono in attesa dell’emanazione del nuovo Regolamento BVLOS per “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto”.

È chiaro che cambierà anche la modalità di trasmissione per pilotare il drone. Occorrerà, infatti, utilizzare i ponti radio della telefonia mobile che operano in modalità 4G/LTE e che consentono di ottenere un’ampiezza di controllo del mezzo virtualmente infinita, con una spesa relativamente modesta.

TUTELA AMBIENTALE

Si intravvedono grandi potenzialità d’impiego di questa classe di nuovi droni in grado di sorvolare a lungo areali molto vasti ai fini del monitoraggio e del controllo degli ecosistemi naturali e forestali, del loro stato di salute relativamente ad aggressioni da agenti chimici, patogeni o antropici.

Questi nuovi mezzi possono risultare molto importanti anche nel pattugliamento sia nell’ambito del contrasto agli incendi boschivi, sia nel monitoraggio delle discariche abusive e della dispersione di rifiuti che gravi danni causano alle popolazioni residenti.

FOTO BOX OKLa tecnologia dei droni ad uso civile potrebbe rappresentare circa il 10% del mercato dell'aviazione dell'UE nei prossimi 10 anni (circa 15 miliardi di euro all'anno).

PASCOLI VIRTUALI IL DRONE SCOPRE LA TRUFFAL’erba alta immortalata dai droni ha confermato che quei pascoli della Val Trompia (BS) non avevano visto nemmeno una vacca brucare un solo filo d’erba. E i sospetti sono stati confermati dalle ulteriori verifiche condotte dai Carabinieri della Stazione Forestale di Marcheno. Il bestiame all’alpeggio non era mai stato portato, nonostante l’erogazione di contributi europei pari a 200mila euro richiesti come riconoscimento dell’aumento della superficie agricola utilizzata dalle aziende. Gli agricoltori, che hanno risparmiato anche le spese di trasferimento del bestiame in alta montagna, ora rischiano fino a sei anni di carcere, oltre a dovere restituire quanto percepito indebitamente.