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SCIENZE
PER FARE L’ALBERO… CI VUOLE IL SEME
15/05/2017

Il Giardino della Biodiversità nell’Orto botanico dell’Università di Padova ospita 1.200 specie vegetali in un’enorme serra di vetro a basso impatto ambientale


Foto AA chi non piacciono le patate fritte, le duchesse, il purè? Protagonista della Dieta Mediterranea, la patata è giunta in Europa dalle Americhe nel ‘500, insieme a tanti esemplari mai visti come il girasole e il pomodoro. Tra i primi ad accogliere queste novità nel nostro territorio spicca l’Horto medicinale fondato nel 1545 dalla Repubblica di Venezia, oggi Orto botanico universitario di Padova, dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità nel 1997 in quanto “all’origine di tutti gli orti botanici del mondo… culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra natura e cultura”.

 

IL GIARDINO DELLA BIODIVERSITÀ

Nel solco della sua tradizione, l’Orto Botanico oggi ospita il Giardino della biodiversità, che custodisce 1.200 piante da tutto il mondo, comprese quelle a rischio estinzione. Un sistema di 15mila metri quadrati di serre totalmente autosufficiente, grazie ad una vasca di raccolta acqua piovana collegata ad un pozzo artesiano e a pannelli fotovoltaici per la produzione di energia.

La struttura avveniristica inaugurata nel 2014, è una teca di vetro lunga 100 metri e alta 18, le cui lastre sono assemblate con un sistema di fissaggio invisibile dall’esterno così da farla sembrare un’unica parete di vetro che resiste a carichi da vento di oltre 400 chilogrammi al metro quadrato.

Le pareti non trasparenti, ricoperte da un composto fotocatalitico, contribuiscono ad abbassare l’inquinamento atmosferico, arrivando ad eliminare ogni giorno 150 metri cubi su metro quadrato di polveri sottili e altri veleni presenti nell’aria.

La struttura è divisa in 4 macroambienti: foresta tropicale pluviale, foresta tropicale subumida, clima temperato e mediterraneo e clima arido. Il microclima che viene a crearsi all’interno delle serre varia pertanto da tassi molti alti di umidità a climi aridi. A seconda del rilascio di anidride carbonica e ossigeno delle piante, le vetrate della serra vengono chiuse o aperte per mezzo di un software che rileva le emissioni con tecnologia bluetooth.

 

LA CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO GENETICO

Molte specie ospitate nelle serre appartengono alle liste IUCN (International Union forFoto B Conservation of Nature) e circa il 20% delle specie presenti è a rischio estinzione. Visto che il seme custodisce il corredo genetico unico delle specie, una particolare attenzione viene prestata alla sua preservazione attraverso la duplicazione e la conservazione con particolari modalità. I semi delle specie non a rischio sono conservati in buste di carta sigillate in cui possono sopravvivere tra i 5 e i 10 anni, mentre quelli delle specie rare o a rischio vengono disidratati e conservati a temperature di -18° C che consentono di farli sopravvivere anche per più di un secolo.

 

UN RIFUGIO SICURO

Molte delle piante ospitate nella serra non hanno saputo adeguarsi ai cambiamenti delle condizioni ecologiche nelle quali sono nate, ma soprattutto molte non si sono adattate ad alcuni fenomeni causati dall’azione umana come l’abbassamento della falda freatica per il prelievo eccessivo di acqua, con conseguente inabissamento delle acque sotterranee. È il caso dell’armeria delle paludi (Armeria helodes) endemica del Friuli Venezia Giulia, del malvavisco palustre (Kosteletzkya pentacarpos).

C’è spazio anche per le più “cattivelle”: l’andromeda (Andromeda polifolia), molto velenosa, e la salvinia molesta (Salvinia molesta), felce acquatica potenzialmente invasiva.

 

CURIOSITÀ

Foto CMolti gli ospiti di tutto rispetto: la primula di Palinuro (Primula palinurii), tipica del Cilento, che risale all’epoca quaternaria, 2,5 milioni di anni fa. Roba da poco rispetto alle Cicadi (Cycadales) che fecero la loro comparsa sulla Terra 280 milioni di anni fa nel Mesozoico! La pianta più antica dell’orto è invece la cosiddetta Palma di Goethe (Chamaerops humilis) messa a dimora nel 1585 e conservata nella serra ottagonale.