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SCIENZE
L’UOMO E LA LUCE
18/12/2020

di Sergio Filipponi


Il succedersi delle stagioni e il rinnovamento costante di questo ciclo hanno portato l’uomo a intuire il senso della riviviscenza e a desiderare l’immortalità


FOTO ANei tempi preistorici l’attività dell’uomo raccoglitore, cacciatore, pescatore, agricoltore e allevatore era scandita dal sole, dalla sua luce misurata da equinozi e solstizi: l’orologio era biologico, fondato sull’osservazione del cielo e della propria ombra sul terreno. La luce del sole di giorno e delle stelle di notte, insieme al bastone di Giacobbe, permetteva al marinaio di conoscere la sua posizione su mari e oceani.

L’elemento fondamentale del vivere era sempre ed esclusivamente la luce, indispensabile alla esistenza di tutte le attività, accettato metronomo del dispiegarsi della vita e della morte, nella consapevolezza non traumatica del ciclo naturale scandito da nascita-crescita-sviluppo-declino-decesso. Con l’osservazione del succedersi di primavera-estate-autunno-inverno e del rinnovamento costante di questo ciclo, l’uomo intuì il senso della riviviscenza e cominciò a desiderare la sconfitta della morte e l’immortalità. Nacque così il mito di Gilgamesh nel Medio Oriente e di una serie di aspiranti all’immortalità come i Faraoni egiziani, Ercole e Alessandro Magno nell’Occidente. Questo anelito, esaltato da diverse religioni, trasuda già dalle pitture rupestri che inspiegabilmente sono simili e spesso coeve nei siti paleoarcheologici di ogni angolo della Terra: è evidente una stessa arte figurativa del neandertaliano, salpetriano, badeguliano, maddaleniano, solutreano e di altre età paleolitiche.

In quelle figure non appaiono stranamente stelle, fiumi, piante, paesaggi ma solo figureFOTO B umane e di animali celebrati come appartenenti alla medesima specie e ne esaltano la comune pulsione di vita, di forza, di coraggio e di potenza: una vitalità che nasce dal sole e dalla luce, alla quale attingono animali e vegetali, legati da un’unica rete vivente nella quale scorre una comune energia. I vegetali, come ha scoperto il botanico Francis Hallé, dispongono di un pigmento che, assorbendo le radiazioni solari, permette la loro interazione intelligente con il mondo circostante. Grazie a quel pigmento di colore blu, la mancanza di luce nella notte fa chiudere le corolle e con l’arrivo del freddo autunnale fa ritirare la linfa dalle parti apicali per concentrarla nelle radici, in attesa di rimetterla in circolazione con l’arrivo del tepore primaverile.

La paleontologia e la paleoastrologia hanno osservato che l’uomo preistorico preferiva abitare nelle caverne orientate verso il solstizio d’estate che permetteva ai raggi solari di raggiungerne le parti più interne e che le loro capanne avevano le porte d’ingresso aperte verso est per far entrare la benefica luce, espressione di vita, di forza e di salute: osservando le orbite solari e lunari definiva il calendario astronomico.

 

IL TEMPO

FOTO C





L’uomo sogna di colonizzare Marte ma intanto distrugge il suo meraviglioso pianeta.















Equinozi e solstizi indicavano con precisione il tempo della partenza e di arrivo degli animali transumanti e stabilivano il periodo della caccia, della raccolta della frutta, dell’ora della semina, della piantumazione e del taglio stagionale degli alberi per evitare l’azione disgregatrice dei tarli; ancora oggi le migrazioni, ad esempio di renne selvatiche, di varie specie di uccelli e di farfalle, iniziano in quel preciso giorno ciclico obbedendo ad un misterioso stimolo naturale incorporato nel loro dna. L’uomo allineava le strutture megalitiche con il primo raggio di sole del solstizio d’inverno rispettando il moto solare; egli viveva in armonia con la natura, condizionato, come il mondo animale e vegetale, dal calore del sole, dalla luce tenue della luna e delle stelle nella notte tenebrosa ma propedeutica all’alba, segno quotidiano di rinascita e di speranza.

L’Uomo contemporaneo, trincerato ed accalcato nelle città, illuminato dalla luce artificiale, assoggettato ad una tecnologia spesso esagerata e superflua, soffocato dal cemento, stordito dalle onde elettromagnetiche e dai rumori, soggetto al lavoro notturno ed “amanuale”, soffocato dallo smog e dai miasmi del sovraffollamento, illuso dalla conoscenza puramente libresca della natura, obnubilato dal raggiungimento di futili obiettivi, sognando di colonizzare Marte mentre distrugge il suo meraviglioso pianeta, ha stravolto i rapporti con la natura di cui fa parte. Ha perduto la consapevolezza del suo collegamento e colloquio con il cosmo, con l’armoniosa alternanza di luce e tenebre, con i movimenti del sole e della luna, con la loro influenza sulla vita e sulla morte, come pure la coscienza dell’intima relazione con la fauna e con la flora, della purezza delle terre e delle acque, sorgenti di vita e di benessere dell’Umanità.