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SCIENZE
L’ISOLA CHE NON C’È
17/07/2019
di Daniele Busetto

Che fine ha fatto la misteriosa Zanara situata di fronte all’Argentario tra Giglio e Giannutri e riportata in tante mappe di famosi cartografi?

1.foto apertura -  La carta Tuscia di Gerardo del Mercatore 1589 - Archivio ARTEMARE

È noto che le carte geografiche medievali e rinascimentali spesso si basavano su sistemi di rappresentazione simbolici, che la raffigurazione di terre emerse non derivava da osservazioni dirette ma da indicazioni che provenivano dai naviganti. Le mappe antiche univano parti del mondo conosciuto con parti di terre da poco esplorate e a queste venivano spesso aggiunte altre incognite. Nelle stesse carte geografiche poi venivano rappresentati luoghi mitici come l'isola di Antilia o di San Brandano o l’isola dei Demoni di Maida e Hy Brazil nell’Oceano Atlantico, quella di Taprobana nell’Oceano Indiano, Davis Land e Podestà nel Pacifico, e così non poteva mancare un’isola mitica anche nel Mediterraneo, Zanara, l’ottava perla dell’Arcipelago Toscano.

La consistente cartografia del periodo tra il 1589 e il 1720 raffigura sempre Zanara tra le isole del Giglio e di Giannutri in un’area di mare che la dottoressa Cune Paolicchi nella sua pubblicazione del 1977 afferma chiamata dai gigliesi come Secca della vedova o delle Sette vedove e tristemente ricordata come un piccolo triangolo delle Bermude, dove nel tempo si sono verificati incidenti e naufragi. La stessa autrice riporta che l’isola è stata citata negli scritti di San Mamiliano, pertanto mille anni prima della cartografia trovata, perché il santo vissuto e morto nell’isola di Montecristo è del V secolo, il suo tesoro misterioso è stato ritrovato recentemente a Sovana ed è lì visibile in un luogo museale recentemente aperto. Il Santo avrebbe viaggiato tra le isole dell’Arcipelago, soggiornando, secondo alcune storie popolari, proprio a Zanara dove rimase per molto tempo prima di tornare a Montecristo.

FOTO DUE - motovedetta dei Carabinieri nel tratto di mare compreso tra l'Isola del Giglio e di Giannutri - App. Sc.TRA SCIENZA E MITO

È vero che il mare ha sempre avuto i suoi segreti, spesso misteri permeati di antiche leggende e di ricordi sbiaditi, in questo caso però c’è tale e tanta documentazione cartografica che suggerisce di approfondire l’argomento e renderlo autentico e perché no, anche coinvolgendo gli organi scientifici preposti in studi sottomarini, per capire se nella zona ipotizzata ci sia stata realmente un’isola. Pare che scientificamente sia possibile che nel Cinquecento un’isola scomparisse improvvisamente magari per un’attività eruttiva, in questo mare del Mediterraneo ci sono isole vulcaniche, uno degli esempi è Marsili, vulcano sottomarino localizzato nel Tirreno meridionale, indicato come potenzialmente pericoloso perché potrebbe innescare un maremoto che interesserebbe le coste tirreniche.

Foto tre - L'approdo di Cala Spalmatoio -  Isola di Giannutri - App. Sc. C. Picani  - CP.CC  OrbetelloLE MAPPE

Ma veniamo ad alcune delle numerose mappe della ricerca che raffigurano l’isola di Zanara, queste sono tutte di illustri cartografi. È Gerardo Mercatore, il più famoso cartografo, scienziato e astronomo che riporta l’isola mitica per la prima volta nel 1589 nella sua mappa dedicata alla Tuscia. Segue nel 1589 la carta Tuscia Vel Ethruria di Zacharias Heinz, incisore stampatore dei Paesi Bassi e figlio del maestro di scuola Peeter Heyns. Nel 1606 Baptiste van Doetecum, incisore olandese attivo ad Anversa, Deventer ed Amsterdam e padre dei cartografi Joannes van Doetecum II e Baptista, raffigura Zanara nella sua Italiae Nova et exacta descriptio. Zanara è visibile chiaramente nella particolare mappa del 1618 Description du Cartier de Siene - Senese Territorium di Petrus Bertius, cartografo, bibliotecario e matematico fiammingo che talvolta riportava nelle sue opere il nord in basso. È riportata ancora dall’italiano Pietro Todeschi nella Carta dello Stato del Papa e del Duca di Toscana del 1620, da Jan Evertsz nella Tuscia Episcopatus del 1630, da Hendrick Hondius, figlio del famoso incisore, cartografo e stampatore Jocus Hondius di Amsterdam nella carta “Stato della Chiesa con la Toscana” del 1636, da Mattheus Merian, noto incisore svizzero nato a Basilea, istruitosi a Zurigo e trasferitosi poi a Francoforte nella sua opera Topographia Italiae tratta da Itinerarium Italiae del 1640, nello stesso anno si trova nella carta “Stato della Chiesa con la Toscana” di Johannes Janssonius, nato ad Arnhem - Paesi Bassi, comunemente noto come Jan Jansson e in quella Itinerarium Italiae Nova Antiqua di Martin Zeille. È di due anni più tardi quella denominata “Stato della Chiesa” dell’italiano Giovanni Antonio Magini, affermato matematico, astronomo, e cartografo che raffigura Zanara con particolare cura. Nel 1663 è riportata nella carta tratta dall'edizione latina del Theatrum Orbis Terrarum, sive Atlas Novus di Willem Janszoon Blaeu, famoso astronomo danese, costruttore di globi e strumenti astronomici ad Amsterdam e continua a raffigurarla nel 1665 insieme al figlio Joan Blaeu nella mappa “Stato della Chiesa con la Toscana”. Anche Pierre Mortier, di estrazione francese, che con il fratello David Mortier portava avanti attività editoriali cartografiche con la sua Tusciae Antique documenta l’isola di Zanara e lo fa lo stesso H. Moll nella sua “Nuova mappa dell'Italia” del 1714 e Nicolas De Fer, cartografo, geografo e incisore francese, nella carta Les Estats De L'Eglise Et De Toscane nel 1719. Infine l’ultima trovata dove si intravede Zanara è datata 1720 ed è Antiqua Italia di Pieter Vander, studioso di Leida che pubblicò un enorme quantitativo di materiale cartografico.

E intanto le ricerche continuano per svelare il mistero di Zanara.