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SCIENZE
DAMMI IL TUO SMARTPHONE E TI DIRÒ CHI SEI
01/07/2018
di Alessio Ricci

Grazie alle tracce chimiche, ai microbi e batteri che trasportiamo sui nostri telefoni è possibile identificare stile di vita, abitudini, gusti, patologie e molte altre informazioni anche sull’inquinamento ambientale
 


FOTO A DIDA LUNGA

Molte persone hanno il telefono costantemente incollato alle mani, la maggior parte lo utilizza per l’intrattenimento, per telefonare e per i social.


Chi di noi al giorno d’oggi non possiede un telefono cellulare o uno smartphone? Il mercato, in costante incremento, conta una produzione mondiale annua pari a circa 1,5 miliardi di telefoni cellulari. La maggior parte di noi ha il telefono costantemente incollato alle mani. L’utilizzo varia a seconda degli interessi personali, ma la maggioranza delle persone lo utilizza per l’intrattenimento, per telefonare e per i social. Sono con noi quando andiamo a letto, in bagno, li consultiamo durante la consumazione di un pasto e su di essi troviamo di tutto! 
E quando diciamo “tutto” non vogliamo parlare di applicazioni, memorie virtuali o dati personali, bensì di tracce chimiche che, opportunamente classificate, possono risultare molto preziose. 
Qualsiasi cosa con cui entriamo in contatto oppure che assumiamo può lasciare un residuo, una sorta di firma, su tutto ciò che tocchiamo. Questa traccia resta impressa sugli oggetti anche dopo un lungo periodo. Sulla base di questo concetto, tra il 2012 e il 2014, i ricercatori dell’Università britannica del Surrey e dell’Università dell’Arizona, hanno pubblicato uno studio in cui affermano che sulla superficie dei nostri telefoni sono presenti più germi e batteri di una tazza del wc.

LO STUDIO 
FOTO BNel 2015 il Prof. Pieter Dorrestein, dell’Università della California a San Diego, ha realizzato una mappa 3d di molecole e microbi presenti in diversi punti della nostra pelle e successivamente il professore, con la speranza di ottenere una maggiore gamma di dati, focalizzava la sua attenzione sugli oggetti comuni che tocchiamo quotidianamente, sviluppando così una tecnica per analizzare alcune parti (quelle più esposte al contatto con le nostre mani) dei cellulari. Grazie a questa intuizione, Dorrestein è riuscito a ricavare una miniera di informazioni utili per la scienza forense e non solo. 
Lo studio, condotto su un campione di 39 soggetti adulti sani e ovviamente sui loro inseparabili telefoni cellulari, prevedeva il prelievo di campioni di molecole e l’analisi con strumenti scientifici. Il prelievo eseguito mediante dei tamponi effettuati su quattro zone della superficie dei cellulari e su otto aree della mano destra di ogni candidato, ha permesso ai ricercatori di raccogliere circa 500 campioni per ogni soggetto e i dati derivati, una volta esaminati con la tecnica denominata “spettrometria di massa” ha permesso di identificare diverse molecole e di confrontarle con un database appositamente sviluppato. 
Sui telefoni ovviamente è stato trovato di tutto, molecole di prodotti per l’igiene, la bellezza e l’alimentazione, tracce che potevano ricondurre a possibili luoghi visitati, microbi e batteri riconducibili a patologie cliniche. Grazie a queste informazioni è stato possibile ottenere una mappa dettagliata relativa alle abitudini, agli usi ed alla qualità di vita di ogni candidato. È stato inoltre possibile individuare, sulla base dei prodotti identificati, se il telefono appartenesse ad una donna o ad un uomo tracciando un profilo personalizzato e dettagliato del proprietario di ciascun cellulare, informazioni che potrebbero rivelarsi molto utili in diversi ambiti. 

RICERCA DI SOSTANZE INQUINANTI 
Oltre alle scienze forensi, l'analisi, applicata in ambito ambientale potrebbe rilevare
 


tracce chimiche presenti sulla pelle di un individuo e permettere di rilevare se in un luogo specifico la popolazione abbia un’eccessiva esposizione a sostanze inquinanti. In campo medico, potrebbero aiutare nella verifica dell’efficacia di un medicinale su un paziente. 
Sebbene la tecnica sia molto innovativa, tra le principali limitazioni troviamo l’impossibilità di identificare un soggetto univoco, come avviene per il test del DNA o per le impronte digitali, ma solo il profilo generale contenente informazioni generali che da sole rischiano di servire a ben poco. Lo staff di ricerca sta già lavorando su un campione molto più ampio (circa 80 persone) includendo anche altri oggetti di uso comune da analizzare, come il portafogli, le chiavi ed altri articoli personali. Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America), è consultabile al seguente link: 
http://www.pnas.org/content/early/2016/11/08/1610019113 
 
FOTO C DIDA LUNGA
Con le tracce lasciate sullo schermo è possibile ottenere una mappa dettagliata delle abitudini di chi lo utilizza