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RIFIUTI
LE TERRE DEI RIFIUTI
16/12/2019
di Toni Mira

Una vasta operazione dei Carabinieri blocca maxitraffico della criminalità organizzata nel ciclo dello smaltimento illecito che oggi frutta più della droga. Undici arresti in varie parti d’Italia

FOTO ACapannoni industriali «dismessi» all'interno dei quali vengono «stipate» in modo clandestino migliaia di tonnellate di rifiuti, in gran parte provenienti dalla Campania". "Il coinvolgimento di soggetti legati alla 'ndrangheta documenta l'estremo interesse del crimine organizzato verso un'attività illecita che garantisce lauti guadagni, l'ampliamento della rete relazionale attraverso i contatti con un'imprenditoria già borderline e un trattamento sanzionatorio mite". Così scriveva la Procura nazionale antimafia nell'ultima relazione annuale di luglio. È lo scenario che poi è emerso nell'operazione "Feudo" dei Carabinieri forestali della Lombardia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano che il 7 ottobre ha portato all'arresto di 11 persone. "Un vero e proprio sodalizio, sorto per commettere un numero indeterminato di delitti, con suddivisione specifica dei ruoli, disponibilità di svariate strutture imprenditoriali, utilizzo di trasportatori e di professionisti di fiducia, dislocazioni di terminali su tutto il territorio nazionale", si legge nell'ordinanza di custodia cautelare del GIP di Milano, Sara Cipolla. Tutto parte dai tanti incendi di impianti di rifiuti al Nord, in particolare dall'inchiesta su quello a Corteolona, nel Pavese, del 3 gennaio 2018, e dalle più di 700 telefonate intercettate dai carabinieri tra uno degli arrestati per quella vicenda, Riccardo Minerba, e Angelo Romanello, 35 anni di Erba, ma originario di Siderno. È la figura centrale. Coinvolto nelle inchieste "Infinito" e "Grillo parlante", sulla 'ndrangheta in Lombardia, ha da poco lasciato gli arresti domiciliari. Acquisisce il controllo della Smr Ecologia srl di Como ("L'azienda è nostra, metteremo a capo un nome candido come la candeggina", spiega in una telefonata), si accaparra nel 2017 lo smaltimento "in via esclusiva" dei rifiuti gestiti dalla Cite S. Cons. a R.L. di Salerno per conto della Sapna, società municipalizzata napoletana: 34mila tonnellate, estensibili ad altre 34mila. Sono gli effetti dell' "emergenza campana", scrive il GIP. E ci sono altre società campane che si rivolgono alla Smr, attraverso l'intermediario Massimo Bonanno, della Intertrade Ecology di Acerra. Nell'impianto di La Guzza entrano più di 11mila tonnellate, tre volte la quantità autorizzata. "Dimensioni ed estensioni significativamente allarmanti", si legge nell'ordinanza. Un impianto "letteralmente «imballato» dalle «balle» di rifiuti campani".

FOTO BGLI INCENDI

Scattano i controlli e il 14 marzo 2018 viene sequestrato l'impianto. Romanello si impegna a svuotarlo per rientrare nella legalità. Ma lo fa ricorrendo a discariche abusive, al Nord in capannoni che poi vanno a fuoco, ma soprattutto in Calabria, a Gizzeria e Lamezia Terme, dove finisce anche il flusso dei rifiuti campani, attraverso la società Eco.Lo.Da. dove opera il "socio" Maurizio Bova. Il modus operandi è "connotato da vorticosi e continui trasferimenti di rifiuti in difetto del loro trattamento". Camion spesso scortati da auto-staffetta come si fa per la droga e le sigarette. Romanello ha progetti in Germania, Tunisia, Croazia, Kosovo, ma la sua terra gli offre sicura ospitalità. Scrivono ancora i magistrati: "Gode indubbiamente di una notevole credibilità sul territorio calabrese non essendo pensabile che così significativi illeciti smaltimenti, come quelli ricostruiti, siano avvenuti senza il placet delle strutture criminali ivi operanti e, soprattutto, controllanti il territorio". La Smr Ecologia è "pesantemente infiltrata da soggetti del tutto estranei all'originaria compagine societaria ed invero, legati ad un pericoloso tessuto criminoso operante in una più ampia rete di illecita gestione dei rifiuti". Il perché è ben spiegato. "La vicenda che ha condotto al controllo di Smr Ecologia dimostra l'abilità di queste nuove forme di criminalità che vedono nel business dei rifiuti la nuova frontiera di milionari illeciti guadagni, nel prendere saldamente il controllo di realtà già consolidate e presenti sul mercato così da utilizzare e sfruttare le autorizzazioni amministrative esistenti, subentrare nella gestione di cospicui pacchetti di clientela anche pubblica e ricorrere a trasportatori già impiegati e dunque, di fiducia". Così nel capannone di Gizzeria arrivano "rifiuti anche pericolosi come quelli ospedalieri". E la 'ndrangheta appare più volte. Esemplare è la vicenda del conto corrente che la Eco.Lo.Da. intendeva aprire presso il Monte dei Paschi di Siena per i pagamenti relativi all’impianto. Ci sono problemi per alcuni precedenti penali. A questo punto, scrive il GIP, "emerge il coinvolgimento della famiglia di Iannazzo Domenico ritenuto organico alla «Cosca Iannazzo» del Lametino". E il conto viene aperto.

FOTO C 1AFFARI D’ORO

In una telefonata l’esperta di rifiuti complice, Sara Costenaro, così spiega il progetto di Romanello: "Praticamente prende le ditte sull’orlo del fallimento e poi ci mette dentro un po’ di soldi di quelli da pulire...". Per i magistrati non è una sorpresa. Il capo della DDA di Milano, Alessandra Dolci, che ha coordinato le indagini col PM Silvia Bonardi, afferma che "in ognuna delle nostre indagini per 416 bis c'è un traffico illecito di rifiuti in atto o un progetto di traffico illecito da parte dei nostri indagati, che di solito sono appartenenti alla 'ndrangheta". Anche perché "i guadagni sono superiori a quelli del traffico di sostanze stupefacenti". Gestioni manageriali, ma senza dimenticare le intimidazioni. Il 28 agosto 2018 Romanello e Bova si presentano a Marcianise, nella sede della Lea. Devono farsi pagare dall'amministratore Angelo Egisto i compensi pattuiti per lo smaltimento nella Eco.Lo.Da.. Egisto non c’è e se la prendono col socio Carmelo Giordano. Lo caricano sull'auto e lo minacciano. "Ora te ne vieni con me in Calabria in modo che il tuo proprietario Angelo porta i soldi e tu potrai così ritornartene a casa". Il 7 giugno i carabinieri effettuano un accesso all’impianto di Gizzeria e sequestrano "due mezzi che trasportavano rifiuti presso il sito riscontrando natura diversa rispetto a quanto dichiarato nel formulario". Sono della Lea.

FOTO CDagli atti risulta che il controllo era nato da "un forte odore nauseabondo che fuoriusciva". Un episodio che porta alla denuncia di Egisto e al sequestro dei camion. L'11 luglio è tutto l'impianto ad essere sequestrato. Ma l'affare non si può fermare. Così si ricorre alla cava Parisi, in località Caronte, nel comune di Lamezia Terme. Anche qui scattano i controlli. "A dir poco sconvolgente lo scenario rinvenuto: il camion è scarico e i rifiuti giacciono sul terreno della cava a fianco di un’enorme buca appena realizzata da un escavatore lì presente e pronta ad essere richiusa dopo aver ricevuto i rifiuti". Altra cava coinvolta è quella della famiglia Liparota già denunciata per attività abusiva nell'area, compreso scarico di rifiuti. E ricompare la 'ndrangheta. "Coinvolti nell'operazione Delta della DDA calabrese che ha riguardato la famiglia Iannazzo". Poi gli arresti bloccano tutto.