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RIFIUTI
ITALIA VIRTUOSA
20/04/2021
di Valeria Frittelloni e Andrea Massimiliano Lanz [ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale]

Riciclo dei rifiuti: ottimi risultati rispetto alla media europea. Superato già l’obiettivo del 50% previsto per il 2020

FOTO AEconomia circolare significa reimmettere nei processi produttivi industriali materia prima e risorse ottenute dal riciclaggio dei rifiuti, per questo è importante dotare il Paese di un sistema impiantistico sempre più innovativo ed efficiente.

Lo scorso settembre è entrato in vigore il decreto legislativo n. 116, in attuazione delle Direttive 2018/851 e 852/UE, facenti parte del “Pacchetto Economia Circolare”, che modificano, rispettivamente, la Direttiva 2008/98/CE, relativa ai rifiuti, e la 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. Le nuove norme intendono contribuire a ridurre la produzione dei rifiuti, aumentare in modo sostanziale il riciclaggio di quelli urbani e da imballaggio, ridurre il ricorso allo smaltimento in discarica e promuovere l’uso di strumenti economici, come i regimi di responsabilità estesa del produttore, rafforzando la “gerarchia dei rifiuti”.

Il nuovo decreto stabilisce obiettivi di preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani al 55% entro il 2025, al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035. Per i rifiuti da imballaggio, si ipotizza invece un riciclo totale del 65% entro il 2025 e del 70% entro il 2030, a cui si aggiungono obiettivi differenziati per materiale. Infine, la quantità di rifiuti urbani collocati in discarica dovrà essere ridotta al 10% del totale dei rifiuti urbani prodotti entro il 2035.

FOTO BI DATI

Secondo Eurostat, nel 2018 l’Unione Europea ha prodotto mediamente, per ogni cittadino, 492 kg di rifiuti urbani all’anno; l’Italia si colloca poco al di sotto dei 500 kg per abitante, valore inferiore a quello rilevato per Paesi come Francia (527 kg pro capite) e Germania (615 kg pro capite). Il tasso di riciclaggio registrato a livello europeo, nello stesso anno, raggiunge mediamente il 47%. L’Italia consegue un buon risultato rispetto alla media europea, superando già nel 2018, con il suo 50,8%, l’obiettivo del 50% previsto per il 2020 dalla direttiva quadro sui rifiuti. Va, però, rilevato che la normativa europea prevedeva inizialmente che il suddetto obiettivo non dovesse necessariamente applicarsi a tutti i rifiuti urbani, ma almeno ai rifiuti di carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, purché simili a quelli domestici. La decisione 2011/753/UE, inoltre, lasciava la facoltà agli Stati membri di scegliere tra 4 possibili metodologie di calcolo con la facoltà di aggiungere ulteriori frazioni nella determinazione degli obiettivi. L’Italia aveva scelto quella basata sulla determinazione della percentuale di riciclaggio di rifiuti domestici e simili costituiti da carta, metalli, plastica e vetro estendendo l’applicazione della stessa al legno e alla frazione organica.

LA NUOVA NORMATIVA

Il nuovo pacchetto rifiuti, recepito dal D. lgs. n. 116/2020, ha introdotto invece un’unica metodologia e un solo metodo di calcolo, da applicarsi a partire dall’obiettivo del 2025, al fine di rendere confrontabili le performance degli Stati membri.

Analizzando i dati più recenti riferiti all’Italia si rileva che, nel 2019, i rifiuti urbani prodotti ammontano a quasi 30,1 milioni di tonnellate, valore in leggero calo rispetto a quello del 2018 (-0,3%).

Il Nord Italia, con quasi 14,4 milioni di tonnellate di rifiuti, fa registrare un incremento dello 0,5% mentre il Centro, con circa 6,6 milioni di tonnellate, evidenzia un calo dello 0,2% e il Sud, con 9,1 milioni, una riduzione dell’1,5%. Ogni cittadino italiano ha prodotto 499,3 kg di rifiuti.

Nel 2019, la raccolta differenziata raggiunge, a livello nazionale, il 61,3% della produzione dei rifiuti urbani, con una crescita di 3,1 punti rispetto al 58,2% del 2018. Al Nord la percentuale si attesta al 69,6%, al Centro al 58,1%, mentre al Sud, con un valore pari al 50,6%, il tasso di raccolta supera per la prima volta il 50%, confermando il trend di crescita degli ultimi anni. In particolare, rispetto al 46,1% del 2018 si rileva per questa macroarea un aumento della percentuale di 4,5 punti.

In Italia, nel 2019, viene complessivamente inviato agli impianti di recupero di materia per il trattamento delle raccolte differenziate il 50% dei rifiuti prodotti: il 21% agli impianti che recuperano la frazione organica (scarti di cucina e mensa, sfalci e potature da giardini e parchi) e oltre il 29% agli impianti di recupero delle altre frazioni merceologiche della raccolta differenziata. Il 18% dei rifiuti urbani prodotti è incenerito, mentre l’1% viene inviato ad impianti produttivi, quali i cementifici, centrali termoelettriche, ecc., per essere utilizzato all’interno del ciclo produttivo dell’energia; l’1% viene utilizzato, dopo adeguato trattamento, per la ricopertura delle discariche, il 4%, costituito da rifiuti derivanti dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti indifferenziati, viene inviato a ulteriori trattamenti quali la raffinazione per la produzione di combustibile solido secondario (CSS) o la biostabilizzazione, il 2% è esportato e l’1% viene gestito direttamente dai cittadini attraverso il compostaggio domestico.

Il riciclaggio totale di organico, carta e cartone, vetro, metallo, plastica e legno, comprensivo delle medesime frazioni in uscita dagli impianti di Trattamento meccanico biologico (TMB), si attesta al 53,3% della loro produzione. I rifiuti urbani smaltiti in discarica, nel 2019, ammontano a quasi 6,3 milioni di tonnellate, facendo registrare, rispetto alla rilevazione del 2018, una riduzione del 3,3%.

FOTO CL’ANALISI

La valutazione dei dati evidenzia la necessità di imprimere un’accelerazione nel miglioramento del sistema di gestione, soprattutto in alcune zone del Paese, per consentire il raggiungimento dei nuovi sfidanti obiettivi previsti dalla normativa europea. Lo smaltimento in discarica nei prossimi 15 anni dovrà, infatti, essere almeno dimezzato e la percentuale di rifiuti avviati ad operazioni di recupero di materia dovrà essere notevolmente incrementata.

Negli ultimi anni, si è rilevato un progressivo allargamento della forbice tra la percentuale di raccolta differenziata e i tassi di riciclaggio, a riprova del fatto che la raccolta rappresenta uno step di primaria importanza per garantire l’ottenimento di flussi omogenei e di maggior qualità, il cui sviluppo deve essere, tuttavia, necessariamente accompagnato dalla disponibilità di un adeguato sistema impiantistico di gestione.