Menu
Mostra menu
RIFIUTI
FRITTO MISTO GREEN
18/07/2019

di Valentina Vattani


C’è ancora poca consapevolezza sul fatto che oli e grassi vegetali e animali esausti sono rifiuti altamente inquinanti che possono compromettere il suolo, ma soprattutto fiumi, laghi e mari


FOTO APERTURA -



          L’olio vegetale esausto proveniente da fritture o dalla conservazione degli alimenti, diventa un rifiuto che, se smaltito attraverso la rete fognaria, può causare problemi agli impianti di depurazione.



Molte persone, dopo aver cucinato, hanno l’abitudine di versare l’olio che residua nel lavandino o nel water, tuttavia questa è una consuetudine non corretta. C’è purtroppo ancora una scarsa sensibilità a percepire queste sostanze come rifiuti gravemente inquinanti per il suolo e soprattutto per fiumi, mari e bacini idrici. L’olio vegetale esausto, proveniente ad esempio dalla frittura o dalla conservazione degli alimenti, diventa un rifiuto che - se smaltito attraverso la rete fognaria - può causare problemi agli impianti di depurazione. Se, invece, la bottiglia dell’olio di frittura viene gettata nei rifiuti raccolti in modo indifferenziato può influire sulla funzionalità degli impianti di smaltimento. La giusta destinazione è quella della raccolta differenziata, per avviare in tal modo l’olio vegetale esausto alle attività di riciclo. L’olio esausto così raccolto e sottoposto a processi di trattamento può, infatti, trovare molteplici impieghi industriali ed essere utilizzato per la produzione di oli lubrificanti, saponi industriali, inchiostri, grassi per la concia, cere per auto, combustibili e nella cosmesi.

Nel 2018 sono state raccolte circa 75.000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dal settore della ristorazione e dell’industria, che rappresentano tuttavia solo il 25% dell’olio prodotto in Italia, che ammonta a circa 280.000 tonnellate all’anno, parte del quale viene disperso.

                                          

IL CONFERIMENTO

Se il rifiuto proviene dalle utenze domestiche, è considerato urbano e pertanto è soggetto al regime di privativa comunale. È consigliabile che il cittadino, dopo aver aspettato che l’olio di cottura si sia raffreddato, lo conservi in una bottiglia o in una tanica. Dovrà poi informarsi presso il proprio gestore del servizio pubblico di raccolta rifiuti sulla ubicazione di un centro comunale che disponga degli appositi contenitori per conferire l’olio esausto.

L’olio vegetale esausto può, nondimeno, essere prodotto anche da attività di servizio - si pensi al settore della ristorazione (ristoranti, bar, alberghi) - o da attività commerciali ed industriali (friggitorie, laboratori di rosticcerie, ristorazione industriale etc.). In questo caso, per i produttori vi è l’obbligo del conferimento ad un Consorzio di filiera. L’art. 233 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (Norme in materia ambientale) dispone che, al fine di organizzare la gestione degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, tutti gli operatori della filiera costituiscano un Consorzio.

 

I CONSORZI

In vigenza del precedente Decreto Legislativo n. 22/1997 è stato costituito il Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti (CONOE) che ha iniziato a operare nel 2001.

La finalità del CONOE è quella di organizzare, controllare e monitorare la filiera degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti, con l’obiettivo di tutelare l’ambiente e allo scopo di ridurre la dispersione di un rifiuto che, opportunamente recuperato, può invece rappresentare una risorsa. La principale missione del CONOE è il recupero degli oli vegetali esausti, che vengono indirizzati al 90% alla produzione di biodiesel, utilizzato come combustibile per autotrazione in sostituzione del diesel fossile.

Partecipano al Consorzio le imprese che producono, importano e/o detengono oli e grassi vegetali ed animali esausti; le imprese che riciclano e recuperano oli e grassi vegetali ed animali esausti e le imprese che effettuano la raccolta, il trasporto e lo stoccaggio di oli e grassi vegetali ed animali esausti.

 

FOTO C - DIDA

 



 

Il contenitore della raccolta differenziata dove è possibile sversare gli oli esausti prodotti in casa.
 

 

 










Chi detiene oli e grassi vegetali ed animali esausti è obbligato a conferirli al Consorzio,ed in attesa del conferimento è tenuto a stoccarli in appositi contenitori. Vi è, tuttavia, la facoltà di cedere gli oli e grassi esausti ad imprese di altro Stato membro della Comunità Europea. Il consorzio CONOE ha operato in regime di monopolio fino al 2016, anno in cui è stato costituito il consorzio RenOils che ha, nel 2018, ottenuto il riconoscimento con decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

RenOils è un consorzio volontario che aggrega associazioni ed imprese della filiera degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, dai produttori fino ai raccoglitori ed ai riciclatori e recuperatori del rifiuto.

In collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, RenOils ha realizzato il primo sistema di monitoraggio del comparto degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti (RenOils Recycling_Oils_System - R_O_S) che opera su base geografica ed è fruibile all’interno di una piattaforma web operativa dall’aprile 2018.

UNA BOMBA ECOLOGICA

L’olio esausto crea una superficiale pellicola che impedisce l’ossigenazione dell’acqua e compromette l’esistenza di flora e fauna. In più, l’olio esausto ostacola la penetrazione in profondità dei raggi solari danneggiando drasticamente l’ambiente marino e la vita in acqua. Basta infatti un kg di olio vegetale esausto a inquinare una superficie d’acqua di 1.000 m2. Se invece smaltiti nella rete fognaria, come spesso avviene nell’utilizzo domestico, gli oli vegetali esausti pregiudicano il buon funzionamento della stessa intasando condutture e depuratori: la depurazione delle acque inquinate da questo rifiuto richiede costi quantificabili in 1,10 € al kg.


Clicca QUI per i contenuti extra

I