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RIFIUTI
DA PRESIDIO, A RIFIUTO, A RISORSA
09/10/2020
di Claudia Brunori [Responsabile Divisione Uso efficiente delle risorse e chiusura dei cicli -Dipartimento Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali Enea]

Eco-design la parola d’ordine per una filiera circolare di mascherine Made in Italy

 


FOTO ALe indicazioni attuali per un corretto smaltimento delle mascherine in tessuto-non tessuto (tnt) ad uso civile prevedono, a causa del rischio infettivo, il conferimento nei raccoglitori adibiti alla raccolta dei rifiuti indifferenziati secondo le specifiche indicazioni dell’iss. In particolare è raccomandato l’inserimento delle mascherine in buste di plastica prima di gettarle nell’indifferenziata. Secondo l’oms, indossare la mascherina sarà la norma anche dopo la fine dell’emergenza e, sulla base di elaborazioni Ispra, la produzione calcolata di rifiuti sino a fine 2020 si attesterebbe tra le 60mila e le 175mila tonnellate. Si tratta di potenziali 35-40 milioni di mascherine che devono essere conferite tutti i giorni nella frazione di rifiuti indifferenziata. Esiste pertanto l’esigenza di ripensare l’intera filiera in un'ottica più sostenibile e circolare, cercando di trarre opportunità economiche ed ambientali dall'attuale criticità. Inoltre, in assenza di una filiera organizzata, c’è il rischio dell’abbandono di questi rifiuti contaminati nell’ambiente, che deve essere subito fronteggiato e prevenuto.

FOTO B Fabbrica mascherineI materiali che di norma vengono utilizzati per le mascherine chirurgiche sono dei polimeri plastici (polipropilene, poliestere, polietilene) in grado di garantire prestazioni adeguate in termini di capacità di filtrazione combinata con elevata traspirabilità. Si tratta di oggetti semplici ma multi-materiali. Questo rende il successivo riciclo più complicato ed economicamente meno sostenibile. Al fine di trasformare l’attuale criticità in una opportunità sostenibile e circolare per tutti gli attori della catena di valore, ENEA ha ideato e sta coordinando un'ipotesi progettuale per la filiera circolare delle mascherine Made in Italy ad uso civile. L’idea è quella di realizzare una filiera completamente nuova secondo i princìpi dell’economia circolare, a partire dalla scelta del materiale e dalla progettazione, che garantiscano adeguate prestazioni in termini di capacità di filtrazione e traspirabilità ma anche riciclabilità, assicurando una raccolta intelligente, che eviti la dispersione nell’ambiente, ed un riciclo totale fino alla re-immissione nel ciclo produttivo del materiale. Il progetto mette a sistema attori pubblici e privati, in collaborazione con RADICI GROUP, SANTINI, NEXTCHEM ed altri del settore della produzione e del riciclo. ENEA sta predisponendo un progetto pilota nel territorio di Bergamo e Brescia.

Si tratta di produrre dei filtri monouso, in grado di garantire le caratteristiche che attualmente hanno le mascherine chirurgiche, composti da un solo materiale, in particolare polipropilene che presenta le prestazioni migliori in termini di traspirabilità e filtrazione. I filtri andrebbero poi inseriti in mascherine lavabili e riutilizzabili. Una volta usati, potrebbero essere conferiti in punti di raccolta, ad esempio presso farmacie, supermercati, plessi scolastici o in altri luoghi, tramite contenitori smart che siano in grado di riconoscere il filtro, sanificarlo e contabilizzarlo associandolo a chi lo ha conferito, affinché si possano elaborare anche forme di incentivazione per il corretto smaltimento rivolte al cittadino come, per esempio, bonus per l'acquisto di nuove mascherine. È inoltre necessario il coinvolgimento del gestore rifiuti e dell’impianto di riciclo, all’interno del quale i filtri sono trattati meccanicamente per ottenere i polimeri, che possono essere riutilizzati nella produzione di altri filtri o di altri materiali in tessuto-non tessuto (TNT) che rientrano nel ciclo produttivo.

FOTO BOX-Annalisa PizzettiEFFETTI COLLATERALI

In questi ultimi mesi in cui siamo stati costretti ad indossare i vari modelli di mascherine per proteggerci dal Covid, negli ambulatori dermatologici si sta assistendo ad un importante aumento di varie manifestazioni cutanee localizzate alla zona periorale, naso, e guance. L’uso prolungato di questi dispositivi di protezione provoca l’instaurarsi di un ambiente caldo umido, che può portare a variazione del ph cutaneo. Le manifestazioni più frequenti vanno da arrossamenti, a screpolature, eritemi e piccole pustole. Nei pazienti già affetti da couperose, rosacea, acne e dermatite seborroica si assiste inoltre ad un peggioramento della sintomatologia. Alcuni consigli: utilizzare saponi delicati, evitare prodotti aggressivi sulla cute, applicare sempre un idratante adeguato con prodotti riparatori di barriera, in grado di compensare la secchezza e creare una protezione verso l’esterno, riducendo la frizione e ripristinando il film idrolipidico.

Dott.ssa Annalisa Pizzetti, specialista in dermatologia