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NATURA E BIODIVERSITA'
PIANTE ESTREME ​
01/05/2018

di Laura Casella
[Naturalista, ricercatrice ISPRA]


Le straordinarie capacità di adattamento delle specie vegetali tra gas e vapori caldi

FOTO AUn’eruzione vulcanica sembra poco compatibile con la vita vegetale. In realtà gli effetti distruttivi sono estremamente violenti solo a breve termine, quando lava, ceneri e vapori investono e distruggono tutto ciò che incontrano sul loro cammino.

[Il paesaggio del versante Nord dell’Etna ospita diverse piante pioniere.]

Se si guarda agli effetti a lungo termine, gli organismi tornano a colonizzare le nuove superfici che si sono venute a creare.

Le rocce fuse che compongono il magma sono infatti estremamente ricche di elementi nutritivi indispensabili alla vita dei vegetali, che, una volta che la lava si è raffreddata vengono resi disponibili agli organismi. Le eruzioni, e su scala più ampia le esplosioni vulcaniche, portano in superficie questi elementi che agiscono come un fertilizzante sui terreni.

FOTO B_PSP2700_ETNA - Spinosanto -- Astragalus siculusLE SPECIE PIONIERE

I tempi in cui la vita riprende dopo un’eruzione dipendono molto dal fattore climatico, in particolare dalla disponibilità di acqua, sia al suolo che atmosferica. Laddove ci sia sufficiente umidità, entro i due anni dall’evento distruttivo un paesaggio di felci e arbusti è ricostituito e in 5-10 anni anche piccoli boschi possono riformarsi. In condizioni aride possono trascorrere anche centinaia di anni perché solo poche specie possano ricolonizzare l’area. Si tratta spesso di muschi e specie erbacee a carattere pioniero, cioè con un’alta efficienza nella colonizzazione di un luogo di nuova formazione, e altamente specializzate a tollerare la presenza di gas e vapori caldi.
Sono poche specie, spesso originatesi per selezione ed isolamento da altre a più larga diffusione, estremamente rare e di grande interesse conservazionistico, da sottoporre a rigida tutela.


FOTO C - Rumex scutatusA ragione di ciò, la vegetazione dei vulcani è stata inclusa tra gli habitat europei meritevoli di tutela (Habitat 8320 Campi di lava della Direttiva CE/92/43) e i siti di maggior pregio sono stati inclusi nella Rete europea di aree protette Natura2000.





[Il Rumex scutatus f. aetnensis, forma endemica caratterizzata da un portamento ridotto.]





LA VEGETAZIONE DELLE AREE VULCANICHE ETNEE

di Vincenzo Di Martino [Ricercatore dell'Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo (ISAFoM)]

 

L’Etna, per le sue caratteristiche orografiche, è il vulcano italiano che può essere meglio preso come modello per descrivere la successione delle diverse fasce vegetazionali che dal mare salgono fin quasi alla cima. Emerso dalle acque del Mar Ionio oltre mezzo milione di anni fa, raggiunge quote che superano abbondantemente i 3.000 metri e, pertanto, lungo i suoi fianchi si riscontrano tutti i più comuni paesaggi vegetali della flora mediterranea e montana. Le scogliere più prossime al mare sono ricche di specie altamente specializzate, indicate genericamente come alofite rupicole, in grado cioè di resistere all’aerosol salmastro generato dal vento e dagli spruzzi di acqua salata delle mareggiate invernali. Nelle aree più distanti dal mare le specie rupicole sono sostituite da quelle più elevate come Euforbia dendroidesche colonizzano lo spazio lasciato libero dalle caratteristiche colture ad agrumi, vigne e frutteti. Questa prima porzione di fascia vegetazionale viene detta “piano mediterraneo basale”.

Salendo fin verso i 1.000 metri la macchia mediterranea lascia il posto ai boschi di querce caducifolie, soprattutto di roverella (Quercus pubescens). Questi però sono spesso stati sostituiti con boschi a castagno da cui si ricava legna utilissima. Questa fascia è detta “piano sopramediterraneo” e, per convenzione, la si fa arrivare fino ai 1.500 metri.

Oltre queste quote e fin dove riescono a spingersi le piante d’alto fusto (circa 2.000 metri s.l.m.) che formano estesi boschi a Pino laricio si ha il “piano montano mediterraneo” che, nella porzione più elevata, ospita anche i boschi di faggio (Fagus sylvatica), la Betulla aetnensis e la ginestra dell’Etna (Genista aetnensis).

Salendo ancora di quota troviamo specie arbustive che crescono basse per meglio resistere all’impatto del vento: lo “spino santo” (Astragalus siculus) che con i suoi cespugli forma caratteristici cuscini spinosi e il Rumex scutatus f. aetnensis, ben adattati alle condizioni ambientali estreme che caratterizzano quello che è il “piano altomediterraneo” il cui limite superiore viene posto a circa 3.000 metri di quota.

Oltre questa altitudine troviamo il cosiddetto “deserto vulcanico” dove riescono a vivere solo poche e molto specializzate specie di licheni che costituiscono la flora pioniera delle rocce di neoformazione.