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NATURA E BIODIVERSITA'
ORTI SOTTOMARINI
01/05/2018
di Roberto Giovannini

Primi esperimenti di agricoltura subacquea

 


FOTO APERTURA - NOLI September 2017 (46)_previewIl mondo è sempre più popoloso: già siamo sette miliardi, e molto presto - già nel 2050 - diventeremo dieci miliardi. Dieci miliardi di bocche da sfamare, in un pianeta che già è sottoposto a una pesantissima pressione da parte della nostra specie, che ne sta depauperando le risorse e riducendo - questo dicono gli scienziati - la capacità di rigenerare la vita.

Foto: [Nelle bolle di biosfera germogliano e maturano fragole, piselli, fagioli, aglio e basilico genovese]

Pochi forse sanno che per produrre tutta la frutta, tutta la verdura, tutti i cereali che servono oggi per dar da mangiare all’umanità serve una quantità di terra coltivata uguale più o meno alla superficie di Stati Uniti e Canada sommati. Sembra poco, paragonato al totale delle terre emerse; ma in realtà è moltissimo, se si pensa che a questo bisogna aggiungere milioni e milioni di chilometri quadrati necessari per l’allevamento di mucche, pecore e altri animali. Come fare a risolvere questa complicatissima equazione? Sempre più esperti si dicono convinti che una delle soluzioni potrà essere trovata mettendo a coltura - oltre ai terreni di tipo tradizionale - anche spazi “nuovi”: sulla terraferma, con l’agricoltura verticale, ma anche sotto il mare, con una vera e propria agricoltura “sottomarina”.

FOTO B GOPR0670_previewSerre subacquee, dove i “contadini” andranno a lavorare indossando muta e maschera. Soltanto futuribili fantasie? Niente affatto. Già oggi due aziende, una in Italia e una negli Stati Uniti stanno sperimentando tecnologie innovative che potrebbero dare risposte vincenti alla necessità di sfamare il Pianeta senza distruggerlo.

[Le speciali biosfere realizzate in metacrilato galleggiano dai 6 ai 10 metri sotto il livello del mare grazie ad un ingegnoso sistema di catene e contrappesi.]

NEMO’S GARDEN

Non molti turisti e gitanti sono consapevoli che a pochi metri da spiaggia e ombrelloni, sotto la superficie del mare, a pochi metri al largo di Noli, una cittadina presso Savona, in Liguria, già sono in funzione le serre sottomarine del “Nemo’s Garden” ideate da Sergio Gamberini, l’italiano che nel 2012 ha fondato un’azienda specializzata inizialmente nella produzione e commercializzazione di attrezzature e vari servizi per l’attività subacquea. Da qualche anno questo ingegnere chimico appassionato di mare ha realizzato sei speciali biosfere in metacrilato che galleggiano dai 6 ai 10 metri sotto il livello del mare grazie ad un ingegnoso sistema di catene e contrappesi. Bolle di biosfera in cui germogliano e maturano fragole, piselli, fagioli, aglio e basilico genovese.

FOTO C IMG_1448_previewIl meccanismo è semplice: far crescere una pianta fuori suolo sostituendo la terra con un substrato inerte (lana di roccia, fibra di vetro o di cocco, argilla espansa, terricci speciali), in un ambiente con una pressione atmosferica superiore a quella normale, sfruttando i tanti vantaggi di coltivare in un ambiente sottomarino. Niente sbalzi termici tra notte e giorno: il sistema ideato da Gamberini offre la stabilità termica di cui le piante hanno bisogno per crescere sane. La temperatura dell’acqua intorno alle biosfere oscilla tra i 14 e i 26 gradi tutto l’anno. E mentre in superficie, la luce del sole - se troppo forte - può rischiare di arrecare danni più o meno gravi alle coltivazioni, le piante che crescono all’interno delle biosfere vengono raggiunte, solo ed esclusivamente, dal cosiddetto “spettro buono” del sole, filtrato dall’acqua sovrastante. Ancora, niente parassiti o altri agenti potenzialmente pericolosi per le piante, dunque niente pesticidi, e produzione certificata biologica al 100%. Infine, grazie alla pressione atmosferica superiore, la crescita delle piante risulta accelerata e il basilico germoglia in sole 48 ore.

FOTO D IMG_1481_previewUNA FATTORIA A TRE DIMENSIONI

Completamente diverso il metodo seguito da Bren Smith, pescatore e acquacoltore che, stanco di distruggere gli ecosistemi con la pesca a strascico o pompando antibiotici e pesticidi in acqua, prima si è dedicato alla coltivazione sottomarina delle ostriche. E poi ha ideato quella che chiama una “fattoria a tre dimensioni”: una sorta di giardino verticale sottomarino, con ancoraggi a prova di uragano, e collegato da corde orizzontali galleggianti lungo tutta la superficie. Da queste corde le alghe kelp, gracilaria e di altri tipi, crescono verticalmente verso il basso, accanto alle capesante, in reti appese che somigliano a lanterne giapponesi, e alle cozze tenute in sospensione in reti più sottili simili a calze. Nell’ultimo strato del giardino verticale ci sono le gabbie di ostriche e vongole adagiate sul fondo del mare. Insomma, la produzione è un mix di cibo, combustibile, fertilizzante e mangime per gli animali. Senza irrigare, senza dover spendere un centesimo per fertilizzanti, prodotti chimici o altro: a tutto pensano il mare e la natura.

FOTO E NOLI September 2017 (55)_previewIn realtà, l’obiettivo finale del progetto di Bren Smith - forse non molto gradevole per noi italiani, e per chi ama la cucina tradizionale - è quello di “mangiare come i pesci”, lasciando stare il pesce pescato e nutrendosi di spaghetti di alghe, di burri e formaggi generati dalle verdure di mare, e di filetti di molluschi. Magari non sarà il massimo per i palati più tradizionalisti, ma il fatto è che secondo i calcoli di Smith per dar da mangiare a tutta la popolazione terrestre, basterebbe creare una rete di colture subacquee di superficie pari a quella dell’Italia centro-settentrionale. Non vi piace la verdura di mare? Allora pensate che coltivando alghe nella stessa area si potrebbe produrre tutto il biocarburante necessario a far muovere auto, navi e aerei in tutto il Pianeta. E lui ci crede tanto da aver fondato una società no profit, per diffondere le sue tecniche di coltivazione. Per partire bastano una barca, un tratto di mare vicino alla costa, e 30.000 euro.