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NATURA E BIODIVERSITA'
IL PRINCIPE DEI RUSCELLI
30/06/2021
di Andrea Boscherini

L’ululone è un piccolo e paffuto anfibio canterino in grado di mimetizzarsi perfettamente tra tronchi e sassi nonostante la pancia colorata. Purtroppo, a causa dell’alterazione degli habitat, rischia l’estinzione.

FOTO A

L’Italia è una delle nazioni europee più ricche di biodiversità animale e vegetale, famosa per i suoi endemismi e le specie rare. Fra le varie classi, gli anfibi ricoprono un’importante fetta del patrimonio faunistico visto che, distribuite lungo il territorio, ne abbiamo circa 40 specie diverse. Questa grande abbondanza si è potuta sviluppare anche grazie all’alternanza degli ultimi periodi glaciali e interglaciali che hanno coinvolto l’Europa, durante i quali numerose popolazioni di anfibi si frammentarono e isolarono tra loro, creando nel tempo numerose specie o sottospecie sia di urodeli sia di anuri. Emblematico il caso dei geotritoni, capaci di svincolarsi dall’ambiente acquatico e vivere in grotte o anfratti umidi, presenti nel nostro Paese con ben 7 specie endemiche. Purtroppo, a causa di distruzione di habitat, cambiamento climatico, introduzione di fauna alloctona e funghi patogeni, negli ultimi anni diversi anfibi hanno ridotto notevolmente il loro areale, diventando rari o persino localmente estinti in regioni dove in passato erano largamente diffusi. Per questo motivo tantissimi ricercatori e volontari hanno promosso diverse attività di tutela e conservazione delle varie specie, sia all’interno delle aree protette, sia nei pressi di aree urbanizzate: nell’ultimo decennio l’ululone appenninico (Bombina pachypus) è stato spesso soggetto e protagonista di tali iniziative. Grande all’incirca come una noce e dal ventre giallo acceso, potrebbe essere scambiato per un giovane rospo o una rana, ma in realtà appartiene a un genere tutto suo. In Italia, oltre all’appenninico, abbiamo un’altra specie, l’ululone dal ventre giallo (Bombina variegata), diffusa sull’arco alpino. La classificazione dei due animali è ancora argomento di dibattito: c’è chi sostiene siano due specie distinte e chi invece le ritiene entrambe sottospecie. In questo articolo conosceremo le curiosità e caratteristiche dell’ululone appenninico, molte di esse comunque condivise con il suo “cugino alpino”.

GLI HABITAT

Questo anuro, una volta diffuso anche in pianura, ad oggi è principalmente distribuito nelle zone collinari e montane. In passato si attribuiva la scomparsa delle popolazioni di ululoni principalmente al terribile chitridio (Batra-chochytrium dendrobatidis), un fungo parassita capace di danneggiare la pelle degli anfibi alterandone o limitandone le funzioni essenziali, causando spesso la morte dell’individuo. Tra i diversi fattori che hanno portato alla contrazione dell’areale, la distruzione di habitat e l’abbandono delle tradizionali pratiche agricole. Molti ricercatori sostengono infatti che in passato l’ululone si sia potuto espandere al di fuori dei ruscelli proprio grazie al pascolo coi suoi abbeveratoi o stagni artificiali. L’ululone, così come la raganella, è una specie eliofila e per questo motivo lo si trova solitamente lungo le zone ben assolate dei ruscelli, a lato del flusso principale di corrente, dove possono formarsi occasionalmente pozze d’acqua ferma e calda. Per diversi autori il pascolo su larga scala avrebbe perciò consentito alla specie di colonizzare nuove aree, permettendole di spostarsi chilometro dopo chilometro in nuovi territori; di conseguenza, l’abbandono in massa nel dopoguerra delle campagne non avrebbe fatto altro che far tornare l’ululone al punto di partenza, ripristinando l’antico areale.

LA RIPRODUZIONE

Sentendo la parola ululone ci si aspetterebbe di vedere un animale di grosse dimensioni, capace di emettere poderosi richiami: in realtà, come già anticipato, questo anfibio misura all’incirca soli cinque centimetri. Come mai allora chiamarlo ululone? La spiegazione deriva dal suo canto amoroso, un basso e inconfondibile “hu”, emesso irregolarmente dal maschio durante la stagione riproduttiva. Al contrario della maggior parte degli anfibi italiani che tendono ad accoppiarsi un’unica volta all’anno, l’ululone si riproduce più volte durante la stagione calda. Questa caratteristica riproduttiva è legata anche all’habitat in cui vive la specie. Ovviamente, durante i mesi siccitosi, il rischio che le pozze si prosciughino è molto elevato e deporre in un unico momento migliaia di uova, come abitudine dei rospi comuni (Bufo bufo), sarebbe un enorme rischio. Per evitare la morte contemporanea di tutti i girini, l’ululone depone poche decine di uova alla volta, ma in compenso si riproduce più volte durante tutta la stagione calda. Questa strategia è sicuramente più efficace e permette la sopravvivenza e metamorfosi di molti girini, tipicamente dall’aspetto paffuto e dorato.

FOTO BLE CARATTERISTICHE

L’ululone è una specie schiva e difficile da individuare: spesso tende a nascondersi sotto a sassi o tronchi, non lontano dall’acqua. Nel caso fortuito in cui fosse allo scoperto a godersi il sole, è complicato scorgerlo per via del suo incredibile mimetismo: il colore del dorso, variabile dal marroncino al grigio in base alle popolazioni, è praticamente identico al fondale del ruscello o delle pozze in cui vive, rendendolo pressoché invisibile finché resta immobile. Non è in grado di cambiare colore come un polpo o un camaleonte, semplicemente il risultato di migliaia di anni di selezione naturale ha permesso agli individui, nati casualmente con un pattern dorsale simile all’habitat circostante, di mimetizzarsi meglio e, di con seguenza, sopravvivere e riprodursi portando avanti i propri geni. Ma in realtà l’ululone ha poco da temere: mentre girini e giovani metamorfosati vengono mangiati, ad esempio, da natrici dal collare, insetti acquatici e uccelli, le predazioni su esemplari adulti sono rare e scarsamente documentate.

IL VELENO

Questo buffo anfibio, man mano che cresce, sviluppa uno dei veleni più potenti che esistano in Europa, potenzialmente capace di uccidere diversi predatori e in grado di reagire anche semplicemente a contatto con le mucose. Nel caso in cui venga aggredito da un potenziale predatore (o anche infastidito da un insistente fotografo), si inarca dorsalmente esponendo il proprio ventre dal colore giallo acceso, sinonimo di velenosità nel mondo animale. Questa particolare tecnica difensiva prende il nome di unkenreflex ed è adottata, se pur meno comunemente, da altri anfibi quali la salamandrina di Savi (Salamandrina perspicillata).

Ogni esemplare possiede un pattern ventrale unico e ben distinto, tale da permettere ai ricercatori di riconoscere ogni singolo individuo e monitorarne facilmente gli spostamenti. Non sono animali aggressivi, cercano in ogni modo di non farsi notare e vivere in tranquillità. Se mai vi dovesse capitare di incontrarne uno, godetevi la scena senza infastidirlo sapendo che avete di fronte una delle perle della biodiversità italiana.

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