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NATURA E BIODIVERSITA'
Biodiversità Tricolore
02/01/2016
di Francesco Pedretti

Ci aspetta un futuro di globalizzazione faunistica, un mondo popolato da poche specie animali con grandi numeri che mette a rischio la meravigliosa varietà di vita osservata fino ad oggi

Il 2020 rappresenta un traguardo ambizioso per tutti i governi del mondo, che , nel corso della conferenza mondiale sull’ambiente, si sono solennemente impegnati ad arrestare il declino della biodiversità e a fare in modo che questo nostro pianeta non diventi sempre più povero di piante e di animali, organismi, ben inteso, dei quali l’uomo non ha ancora imparato a fare a meno. Ma tutto ciò rischia di non avverarsi, anzi la situazione è drammaticamente precipitata e si calcola che il ritmo con cui le specie si stanno estinguendo è oggi da cento a mille volte più rapido di quanto dovrebbe essere in condizioni naturali. La lista dei candidati all’estinzione include nomi illustri, come la tigre, di cui restano meno di quattromila esemplari, il panda gigante, il rinoceronte nero fra gli animali, le grandi sequoie americane fra le piante. Ma in realtà sono tantissimi gli organismi che in cinquant’anni scompariranno e si stima che le funzioni ecologiche siano state compromesse almeno per il sessanta per cento. E allora come spiegarsi il caso dell’Italia che in molte regioni sta vivendo una seconda giovinezza, con un incremento della presenza degli animali mai verificato negli ultimi cento anni?
Ce lo spiega il lupo, uno degli animali considerati in pericolo nel territorio europeo, ma che da noi pare vada alla grande, tanto da aver colonizzato negli ultimi anni anche la catena alpina. Il primo lupo che negli anni Ottanta ha messo piede nelle Alpi, per la precisione nell’estrema porzione occidentale della catena, ha fatto scalpore suscitando una generale curiosità e nessuna preoccupazione, il secondo qualche apprensione, il terzo ha scatenato la reazione.
Così i francesi , e poi gli svizzeri, hanno deciso che di lupi, nelle loro montagne, non ce ne devono essere: se li tenessero pure gli italiani, visto che i lupi alpini hanno un pedigree abruzzese, come è testimoniato dalle analisi del DNA.
Del resto gli italiani, prova ne è l’antico mestiere dei lupari, i bounty killers di lupi che hanno operato in Appennino fino agli anni Sessanta, da sempre convivono con i lupi e li tollerano come si tollerano la grandine, la nebbia, la siccità. Così i lupi dell’Abruzzo, che, dopo quasi due secoli di assenza, sono riusciti ad arrivare fino alle Alpi francesi passando sotto i viadotti e sopra le gallerie dell’autostrada Genova–Ventimiglia, sono stati accolti da un fuoco di sbarramento e sono stati costretti a ripiegare in Italia. Questi predatori, che solo sulle Alpi occidentali italiane sono almeno centocinquanta e stanno insediandosi anche in provincia di Bolzano, comunque sono solo la punta dell’iceberg di un impressionante fenomeno di recupero della grande fauna che sta interessando tutta la catena montuosa e che sta facendo vivere momenti di gloria a quella, che gli studiosi definiscono l’ecoregione alpina.
Dalla Francia alla Slovenia, passando per Italia, Svizzera e Austria, in queste maestose montagne non ci sono mai stati tanti animali come in questi anni. Cervi, caprioli, cinghiali scendono addirittura in pianura ebussano alla porta delle città padane.

Stati generaliStati generali del verde urbano, un'occasione da non perdere per difendere l'ambiente

Riscoprire il verde urbano per vivere meglio


Roma ha ospitato lo scorso 18 novembre gli Stati generali del Verde Urbano. L’evento,organizzato dal Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, Ambiente presieduto da Massimiliano Atelli, ha visto la partecipazione tra gli altri del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette e del Capo del Corpo forestale dello Stato Cesare Patrone. Il Comitato è stato incaricato di dare attuazione alla legge 10 del 2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” sotto l’egida del Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare. La legge intende valorizzare i polmoni verdi urbani e promuovere il benessere materiale e psicologico legato all’ambiente,indispensabile fonte di bellezza, salubrità e benessere.
Diverse le indicazioni significative nel testo, fra cui l’individuazione e la tutela degli esemplari monumentali, nonché censimenti e rimboschimenti urbani a compensazione dell’edilizia, coperture averde quali fonti di risparmio energetico. L.L.

 

Gli avvoltoi degli agnelli veleggiano con i loro tre metri di apertura alare dalle Marittime allo Stelvio, dopo quasi un secolo di assenza. L’ultimo di questi rapaci era stato ucciso nel 1913 in Val di Rhemes e c’è stato bisogno di trent’anni di attività di un consorzio di zoo e associazioni austriache, tedesche e svizzere per riportarlo nella sua antica patria.

Ma una volta aperte le voliere, i grandi uccelli non si sono fatti pregare per riprendere possesso del loro regno di rocce e ghiacciai, tornando a fare quello che hanno sempre fatto: smembrare le carcasse degli animali travolti dalle valanghe.

Gli orsi bruni, prelevati dalle foreste dellaSlovenia e liberati nel parco trentino dell’Adamello, presi da una smaniapodistica, hanno raggiunto l’Austria e la Germania e lì sono stati abbattutiperchè ritenuti dannosi e pericolosi. Dei cervi non si tiene più neanche ilconto: solo quaranta anni fa erano un’esclusiva tutta straniera, oggirappresentano una minaccia per boschi e colture in Trentino, in Lombardia e inPiemonte , tanto che il parco nazionale dello Stelvio ha deciso di eliminareuna quota consistente della popolazione per ripristinare l’equilibrio ecologicocompromesso dal proliferare di questi grandi animali erbivori. Se le Alpivivono questa festa zoologica, allora perché l’allarme biodiversità è cosìforte nell’anno? Perchè non tutti gli esseri viventi sono uguali , anzi, labiodiversità è proprio questo: il trionfo della differenza. Da una parteaumenta la grande fauna, cervi, cin ghiali, lupi, avvoltoi, linci che entranoin conflitto con gli uomini, perché la sola cosa che non può aumentare è lospazio, dall’altra scompare a ritmo crescente una moltitudine di piante eanimali della cui esistenza pochi o pochissimi si rendono conto. Chi sipreoccupa della scomparsa della pernice bianca o del piviere tortolino, dellasalamandra nera o del proteo?

 

Fanno meno effetto dell’orso, del lupo, delcamoscio, dello stambecco e dell’avvoltoio che invece vanno alla grande. Ladifferenza sostanziale è che lupo, orso, cervo e avvoltoi per quanto animaligrandi e bisognosi di spazio hanno esigenze meno specifiche della salamandra,del proteo e del piviere tortolino: i grandi animali sono adattabili e possonovivere in tanti luoghi , profittando addirittura del bestiame domestico e dellecolture dell’uomo. Al contrario salamandre, ululoni ( un piccolo rospo),sassifraghe, pernici bianche, protei, rosalie alpine (non è una malattia, ma unbellissimo coleottero ceruleo) vivono in spazi molti più angusti, definitinicchie ecologiche: il proteo, ad esempio, è una salamandra priva di occhi e dipigmento che può vivere solo nelle acque fredde e ossigenate di un torrentesotterraneo, ma solo se la temperatura si mantiene sotto i dieci gradi e se ilbuio è perenne. Se la temperatura salisse di qualche grado, o l’acqua venisseinquinata da uno scarico o una luce fosse accesa nella grotta per mostrare lestalattiti ai turisti, il proteo sarebbe finito e la biodiversità segnerebbemeno uno. I candidati all’estinzione nelle nostre regioni sono migliaia, mentrele specie che aumentano sono poche decine, ma di grande peso e impatto visivoanche sull’opinione pubblica. Ci aspetta un futuro di globalizzazionefaunistica: un mondo popolato da poche specie animali con grandi numeri e addioalla meravigliosa varietà della vita che fino ad oggi l’ evoluzione erariuscita a inventare. Perdere così la biodiversità sarebbe un peccato.

 

ITALIA CAMPIONE DI BIODIVERSITA'

Per quanto piccola, l’Italia ospita un numero di specie selvatiche, fra piante e animali, di tutto rispetto: anzi è il Paese “più biodiverso” di tutta l’Unione europea. La fauna italiana conta 57.344 specie secondo i risultati del primo censimento sistematico curato dal Ministero dell’Ambiente. Escludendo la fauna marina, solo l’un per cento del totale è rappresentato dai vertebrati che contano 48 specie di lamprede e pesci d’acqua dolce, 37 di anfibi, 49 di rettili, 110 di mammiferi e circa 500 di uccelli di cui 250 sono regolarmente nidificanti . Si tratta di una cifra considerevolmente elevata per un Paese di modesta estensione situato all’interno della fascia climatica temperata, ma giustificabile se si considera l’ampia varietà delle situazioni ambientali raccolte nel territorio della penisola che spazia da zone alpine dal clima artico a zone mediterranee dalle condizioni subtropicali. Del resto anche la flora è molto ricca con 5.600 specie di piante vascolari, di cui 732 endemiche, cioè che in tutto il mondo vivono solo in Italia. Le eccellenze? Orso bruno, camoscio appenninico, lince, gatto selvatico, foca monaca, avvoltoio degli agnelli, pollo sultano, fenicottero, vipera dell’Orsini, salamandrina dagli occhiali, pino loricato.

 
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#Natura - anno XVII - N. 91   Gennaio-Aprile 2016