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FOTORACCONTO
IL “DRAGO” MARINO
14/08/2021

di Marco Fiori


La devastazione dei fondali mette in crisi la sopravvivenza di molte forme di vita. Il cavalluccio marino, ricercato per l’aspetto originale e le presunte proprietà terapeutiche, rischia l’estinzione


FOTO A

Nella foto un esemplare di Hippocampus barbouri
L’ippocampo o cavalluccio marino (Hippocampus spp.), uno straordinario pesce dalle sinuose forme e movimenti che ricordano il cavallo. Affascinante per la sua etologia (la danza nuziale, la variazione di colore) e biologia (depone fino a 1.500 uova custodite in una sacca dal maschio). Ne esistono oltre 50 specie diverse e tutte tutelate dalla Convenzione di Washington (CITES), tra cui le due mediterranee, l’Hippocampus hippocampus e ’Hippocampus guttulatus, che sopravvivono in alcuni siti spot nonostante la minaccia della pesca illegale e il degrado degli habitat che ne hanno ridotto la popolazione del 30%. Oltre che per collezionismo, viene anche massicciamente usato nella medicina tradizionale cinese e ayurvedica, che considera questo pesce un potente afrodisiaco.

FOTO B

Un Hippocampus sp.
Il Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato prima, e quello del Comando Unità forestali ambientali e agroalimentari dei Carabinieri dal 2017, hanno operato negli anni sequestri di quintali di prodotti farmaceutici cinesi contenenti parti e prodotti derivati da specie protette, tra cui i cavallucci marini. Tra le operazioni di spicco “Marco Polo”, “Lanterne Rosse”, “TRAM” Interpol, ecc., soprattutto nel primo decennio del 2000, quando l’utilizzo nella Traditional Chinese Medicine (TCM) di questa specie, unitamente a corno di rinoceronte, bile d’orso, pangolino, ossa e peni di tigre e leopardo era massiccio e interessava le comunità cinesi e asiatiche residenti in Europa e Italia (Roma, Prato, Milano, Napoli, ecc.).

FOTO C - Pixabay foto di Dadriaen

Primo piano di un Hippocampus abdominalis
La pesca e l’utilizzo illegali degli ippocampi sono tornati in auge con i fatti recenti segnalati nei Mari Piccolo e Grande di Taranto dove, in aggiunta ai noti problemi di inquinamento da metalli pesanti, si assiste anche a frequenti casi di pesca illegale di varie specie ittiche importanti per la biodiversità come i datteri di mare (Litophaga litophaga), i ricci di mare (Paracentrotus lividus) e le oloturie o cetrioli di mare (Holothuroidea spp.). Casi denunciati da ONG e cittadini e oggetto di indagini e sequestri. Soprattutto le oloturie, importanti detritivori (mangiatori di detriti) che hanno un ruolo cruciale per gli ecosistemi marini di fondale, da un uso limitato locale come esche o alimentare, sono state oggetto di pesca massiccia per il mercato orientale dove le specie protette dalla CITES sono quasi scomparse.
Pixabay foto di Dadriaen

FOTO D 1
Nelle civiltà greca e romana i cavallucci marini erano evocati e rappresentati associati a Poseidone, spesso ritratto su un carro trainato da ippocampi. Stupirà sapere, smentendo l’idea consolidata che solo la millenaria medicina tradizionale cinese usasse animali e piante, che già le antiche civiltà di derivazione greca e latina utilizzassero ampiamente i cavallucci essiccati e polverizzati per il presunto giovamento alla virilità. Galeno, Plinio e persino Aristotele ne decantano le proprietà curative tanto da attribuire a questo pesce anche un valore apotropaico e augurale (Il bestiario del Cristo, L. CharbonneauLassay, Ed. Arkeios, 1994

FOTO E
Prova ne sono anche gli ippocampi delle monete risalenti ad epoche antichissime come alla civiltà di Tiro o a quella di Biblos (350 a.C. circa). Occupano un posto di rilievo anche nella simbologia popolare, addirittura calcistica, un ippocampo compare nello scudetto del Cesena e della Salernitana. In questo ultimo caso l’idea venne ad un medico che si ispirò al sigillo dell’antica Scuola Medica Salernitana. Anche l’antico vessillo comunale di Maiori riporta in bella vista un cavalluccio marino.