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FOCUS
DEMOCRAZIA E AMBIENTE
16/12/2019


sciopero clima roma piazza veneziaTentare una misurazione dei livelli di democrazia e uguaglianza presenti in un Paese è operazione molto complessa perché il concetto non è universalmente riconosciuto ed è ricco di variabili che lo determinano. Tra questi fattori esiste anche l’ambiente. Certamente un’elevata disuguaglianza compromette la sostenibilità dello sviluppo poiché incrina la coesione sociale. Da tempo è noto il rapporto tra emissioni climalteranti e livelli di reddito della popolazione; altre ricerche mettono in relazione la disparità di reddito con i livelli di gas serra. A soffrire maggiormente il degrado ambientale sono le aree più povere con effetti di aggravamento delle disparità.

È pur vero che, soprattutto negli Stati a democrazia evoluta, la gestione delle politiche ambientali è passata da modelli e strutture di government a processi di governance: ossia dal rigido modello gerarchico istituzionale alla interazione di iniziative e risorse fondate sul principio della responsabilità condivisa (Zortea). I processi partecipati, se attuati, potrebbero determinare un miglioramento della qualità ambientale, favorendo l’innovazione tecnologica e incoraggiando un approccio proattivo da parte del settore industriale, ove supportato da strumenti regolamentativi in situazioni amministrative complesse. Proprio perché l’ambiente rappresenta l’insieme delle condizioni indispensabili alla vita umana, la sua conservazione risponde ad un interesse diffuso che deve essere tutelato come un diritto precipuo della persona nella sua dimensione sociale. Come l’ambiente in cui viviamo è la nostra casa comune, così la democrazia è la struttura dell’agire politico. Società civile e politica devono camminare in modo parallelo e complementare.

In Italia così, come in molte altre parti del mondo, assistiamo alla mobilitazione di unsmog e traffico vasto movimento giovanile per sensibilizzare i governi e le istituzioni internazionali. Parimenti, i grandi della Terra si incontrano per trovare con molta difficoltà e timidi risultati soluzioni alla crisi ambientale, mentre anche la Chiesa s’impegna a favore dell’Amazzonia, il grande polmone verde del mondo che rischia il collasso. Saremo in prima persona pronti a trovare strade alternative, e a cambiare stili di vita, che non vuol dire necessariamente decrescita? Saprà la democrazia essere non sommatoria di parti confliggenti, ma sintesi per garantire futuro al Pianeta?