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ECONOMIA
RISERVA PREZIOSA
14/12/2020

di Pierpaolo Signorelli


Assieme alle rinnovabili l’idrogeno rappresenta la nuova frontiera della transizione energetica. Aziende e nazioni si stanno spendendo per dare avvio alla rivoluzione verde


FOTO A



L'idrogeno è la novità del mercato energetico ed è considerato da tutti gli scienziati la soluzione definitiva per avere energia pulita


 

 









Fra le numerose iniziative che la Commissione Europea ha adottato per realizzare entro il 2050 un’economia decarbonizzata, c’è l’ampio ricorso all’idrogeno come vettore energetico di storage. Questo potrebbe essere particolarmente utile per consentire l’implementazione delle fonti rinnovabili che, come noto, sono intermittenti e non programmabili nella loro produzione. Perciò quando vi fosse un calo dell’energia generata dagli impianti si potrebbe ricorre all’idrogeno precedentemente prodotto e stoccato, per impiegarlo in fuel cell.

Inoltre l’idrogeno è potenzialmente un ottimo vettore per altri impieghi energetici, sia stazionari, come combustibile sostitutivo del carbone negli altiforni, sia nella trazione come propellente suppletivo dei normali carburanti, da impiegare mediante una “pila a combustibile” per alimentare un motore elettrico.

Il problema è come produrlo in grandi quantità, a prezzi concorrenziali e senza impattare sull’ambiente. La formula migliore sarebbe utilizzare le fonti energetiche rinnovabili (FER) per alimentare un processo di elettrolisi avvalendosi di catalizzatori che scindono la molecola dell’acqua. Tuttavia il processo è costoso e occorreranno almeno 10 anni prima che il prezzo dei catalizzatori si faccia più economico e la potenza di installazione delle rinnovabili sia sufficiente per promuovere e sostenere il procedimento a livello di sistema.

Pertanto l’obiettivo europeo di elevare la quota dell’idrogeno nel futuro mix energeticoFOTO B fino al 14% dall’attuale 2%, potrà essere raggiunto adottando, per una fase di transito che potrà essere anche piuttosto lunga, quello che in gergo si chiama “l’idrogeno blu”, ossia quello ottenuto dalla sintesi della molecola del metano. Il carbonio, sottoprodotto di residuo, viene stoccato in campi depleti di gas in modo da ridurre le emissioni. Nel suo complesso si tratta di una strategia estremamente interessante e particolarmente favorevole per il caso italiano. Non va infatti dimenticato che nel nostro Paese il gas è presente nell’intero sistema energetico, con quote molte elevate nel riscaldamento (70,5%) e nella generazione elettrica (65%), per cui l’adozione e la diffusione di questa nuova modalità, consentirà, contestualmente, di rendere meno impattante l’uso del gas sull’ambiente, di diversificare e migliorare la tecnologia e creare nuovi posti di lavoro. Alcune major dell’energia, in primis Eni, hanno già adottato un progetto per la messa in opera di tale tecnica, anche ai fini della propria linea di decarbonizzazione: in particolare l’Eni punta ad una severissima riduzione delle emissioni nette (80%) dei prodotti energetici venduti.

FOTO CA Ravenna si trova il sito di stoccaggio per l’anidride carbonica (CCS Carbons Capture Storage) più grande del mondo e utilizzando le risorse del Fondo europeo lo si vuole adattare alla cattura del carbonio nell’ambito della produzione dell’idrogeno. Il progetto si articolerà in più fasi e sfrutterà i vasti giacimenti di gas ormai esauriti dell’Adriatico, L'idrogeno è la novità del mercato energetico ed è considerato da tutti gli scienziati la soluzione definitiva per avere energia pulita. connessi al polo industriale del Ravennate, favorendo lo sviluppo di un distretto energetico volto alla produzione di idrogeno “blu” che, negli anni a venire, coinvolgerà anche le vicine Mantova e Ferrara.

Le ricadute positive sull’ambiente saranno rilevantissime: basti pensare che quando l’operazione arriverà a pieno regime, l’Eni e le aziende del polo riusciranno a “decarbonizzare” per un volume atteso di CO2 evitata di 5 Milioni di tonnellate per anno. Altro aspetto importantissimo è l’approntamento di un’organizzazione industriale atta a consentire la transizione energetica in Italia partendo dall’attuale configurazione, favorendo nel medesimo tempo sia la continuazione dell’uso e della lavorazione del metano, sia l’implementazione delle rinnovabili con la messa a disposizione di ampi accumuli di potenza che potranno erogare energia con interruzioni lunghe, ossia pause mensili e stagionali fra un utilizzo e l’altro.