Menu
Mostra menu
DIRITTO
DIFESA DEL BENESSERE ANIMALE E SALUTE PUBBLICA
04/09/2020


IL MALTRATTAMENTO ORGANIZZATO DI ANIMALI
 
PELLICCE: ANIMAL WELFARE, MA ANCHE SALUTE PUBBLICA

BALLARO_APRILE_084

#
IL MALTRATTAMENTO ORGANIZZATO DI ANIMALI
PELLICCE: ANIMAL WELFARE, MA ANCHE SALUTE PUBBLICA
IL MALTRATTAMENTO ORGANIZZATO DI ANIMALI
Gli interessi della criminalità organizzata
di Ciro Troiano, criminologo, responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV
“La tutela degli animali è una questione di rilevanza nazionale che richiede un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la società. Il riconoscimento degli animali come «esseri senzienti» così come sancito dalla «Dichiarazione universale dei diritti degli animali» è stato un segno di grande civiltà che ha aperto la strada, a livello internazionale, a un percorso legislativo e giurisprudenziale nella direzione della loro tutela, permettendo loro di ottenere un proprio status giuridico. La loro protezione e il loro benessere sono stati ritenuti giuridicamente rilevanti dal legislatore e, quindi, meritevoli di tutela e protezione. In questo cammino l’Italia è un Paese all’avanguardia dove l’attivismo di tante associazioni ...zione visiva, ad inizio ciclo di allevamento. È noto infatti che i cuccioli di visone, come tutti i mammiferi, beneficiano degli anticorpi materni e, pertanto, solo crescendo potrebbero manifestare sintomi specifici. Ma non solo, i visoni, come le persone, seppur infettati dal virus SARS-CoV-2 e quindi risultati positivi all’eventuale tampone o test sierologici, possono essere asintomatici.
Per agire sulle cause della pandemia da Covid-19 ed evitarne di future, la LAV ha pubblicato il Manifesto “Non torniamo come prima” con proposte concrete e attuabili per cambiare e salvare tutti: ambiente, animali e persone; in parte “tradotte” in 15 emendamenti presentati da Deputati di maggioranza e opposizione al Disegno di Legge “Rilancio” in corso dIL MALTRATTAMENTO ORGANIZZATO DI ANIMALI

Gli interessi della criminalità organizzata

di Ciro Troiano, criminologo, responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV


“La tutela degli animali è una questione di rilevanza nazionale che richiede un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la società. Il riconoscimento degli animali come «esseri senzienti» così come sancito dalla «Dichiarazione universale dei diritti degli animali» è stato un segno di grande civiltà che ha aperto la strada, a livello internazionale, a un percorso legislativo e giurisprudenziale nella direzione della loro tutela, permettendo loro di ottenere un proprio status giuridico. La loro protezione e il loro benessere sono stati ritenuti giuridicamente rilevanti dal legislatore e, quindi, meritevoli di tutela e protezione. In questo cammino l’Italia è un Paese all’avanguardia dove l’attivismo di tante associazioni contribuisce a promuovere e a sviluppare iniziative volte a salvaguardare la vita, la salute e il rispetto degli animali”. Così l’ex Presidente del Senato Pietro Grasso nel suo indirizzo di saluto al convegno LAV dedicato alla dismissione dei circhi con animali del mese di marzo 2017. 
Un tema di rilevanza nazionale non solo per le istanze animaliste: legalità e diritti degli animali sono questioni strettamente connesse anche perché spesso i crimini contro gli animali nascondono, determinano o si accompagnano ad altri tipi di reati. Del resto, la criminalità organizzata è un male totalitario che mira a controllare e a dominare tutto: cose, uomini, animali e il loro ambiente. La mafia dei pascoli ne è una triste testimonianza. In quest’ottica la zoomafia, ovvero la criminalità organizzata che trae vantaggi economici dai traffici a danno di animali, si manifesta come evidente espressione dello specismo: sfruttamento di altre specie a vantaggio esclusivo di piccoli gruppi. Tutto ciò che può servire agli intrallazzi del gruppo o del clan incappa nelle reti criminali.  

IL MANUALE
Il Manuale Norme di diritto penale ed amministrativo a tutela degli animali, procedure e casi pratici, con focus su aspetti medici veterinari correlati, realizzato dalla LAV in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e Autori Vari, dedica ampio spazio alla criminalità zoomafiosa e alle varie forme di “maltrattamento organizzato di animali”. E non poteva essere altrimenti: le varie indagini svolte nel corso degli anni nel nostro Paese hanno fatto emergere una realtà zoomafiosa composita, articolata e con capacità di infiltrazione in varie realtà. Se si contestualizzano alcuni fenomeni, si scopre che non sono affatto attività delinquenziali trascurabili. 
Se si controlla, ad esempio, l’affaire randagismo in una determinata zona, significa accaparrarsi un’importante fetta di convenzioni con gli Enti locali. Se si controllano i pascoli, vuol dire mettere le mani su uno degli affari più cospicui e remunerativi del territorio, che non ha nulla da invidiare agli altri business criminali. Se si costituiscono società fittizie per importare cuccioli dall’estero facendo anche uso di frodi carosello, si attua una commistione tra flussi finanziari illeciti e fondi di origine lecita, tipica delle attività di riciclaggio. Un esempio di infiltrazioni criminali arriva proprio dal traffico di cuccioli. A riprova del fatto che non si tratta di un “semplice” fenomeno di malaffare, la tratta dei cuccioli è diventata argomento di studio ed analisi dei Vertici Nazionali Antimafia, di Contromafie e anche della Commissione Parlamentare Antimafia: “Risulta, altresì, riconducibile a organizzazioni criminali operanti, in particolare, in Ungheria e nella Repubblica Ceca, il fenomeno della cosiddetta «zoomafia», neologismo che descrive l’importazione clandestina di cuccioli (cani e, occasionalmente, anche gatti) di razze pregiate, utilizzando i valichi del Nord-est quale porta d’ingresso per il territorio nazionale, già collaudati per altri traffici illeciti” (Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere - relazione conclusiva - Approvata dalla Commissione nella seduta del 7 febbraio 2018). È stato registrato, ad esempio, per il business dei cuccioli, l’interesse di alcuni esponenti di vari clan malavitosi. Insomma, sono molteplici gli interessi nello sfruttamento criminale degli animali che possono stimolare gli appetiti della criminalità organizzata e i casi accertati lo dimostrano.

OLOTURIE E CAVALLUCCI MARINI
Ma i filoni dei traffici sono vari, diversi e sempre nuovi. Un recente esempio di sfruttamento organizzato di animali arriva dal saccheggio delle oloturie, meglio conosciute come “cetrioli di mare”, echinodermi diffusi nei fondali marini, specie importante per il riciclo dei nutrienti e per la pulizia dei fondali marini. L’oloturia è ricercata dall’industria alimentare e cosmetica, soprattutto orientale, e per questo, da qualche anno a questa parte, è oggetto di una capillare e illegale cattura da parte di gruppi organizzati, soprattutto nel Salento. I contrabbandieri e pescatori di frodo delle oloturie dispongono di magazzini, mezzi e pescherecci e hanno un’articolata rete di contatti e appoggi. Finora gli esiti investigativi non hanno accertato infiltrazioni della criminalità organizzata pugliese in tale traffico, ma l’esistenza di gruppi ben organizzati sì; alcuni di questi sono stati denunciati per associazione per delinquere finalizzata alla “compromissione significativa di un ecosistema e della biodiversità”. Nel corso di un’inchiesta è emerso che un traffico di oloturie dal Salento alla Cina, via Grecia, di 140 tonnellate di oloturia - pari a un numero impressionante di esemplari, considerando che il peso medio di questa specie è di circa 342 grammi - ha fruttato più di 80 milioni di euro in pochi mesi: sul mercato asiatico finale le oloturie sono piazzate tra i 200 e i 600 dollari al chilo. Stessa sorte per i cavallucci di mare che, catturati nel Tarantino da bande specializzate, finiscono in Cina.
Questi traffici confermano che i reati contro gli animali si caratterizzano sempre più come reati associativi, ovvero perpetrati da gruppi di individui legati da vincolo associativo finalizzato alla commissione di reati correlati allo sfruttamento economico e materiale di animali o di parte di essi. 

EVENTI E TRADIZIONI POPOLARI CON RISVOLTI CRIMINALI
FOTO APERTURAAnzi, alcune tipologie di maltrattamento sono intrinsecamente, ontologicamente consociative e trovano la loro consumazione solo sotto forma di evento programmato e organizzato. Esse richiedono la formazione preliminare dell’associazione, senza la quale l’evento-maltrattamento non si può realizzare. Sotto questo aspetto, il sodalizio diventa il presupposto necessario per concretare il maltrattamento. Le corse clandestine di cavalli sono tra le forme più evidenti di maltrattamento organizzato: diverse inchieste degli ultimi anni hanno confermato l’interesse di alcuni sodalizi mafiosi per tali manifestazioni.
I nomi dati ai cavalli dai mafiosi o paramafiosi sono un manifesto. La presenza di canzoni, di musica, di spettacolarizzazione, attesta che siamo di fronte non solo a fatti, ma a una vera e propria “cultura criminale”, molto radicata in determinati contesti, che si nutre di consensi e simpatie popolari. Non si tratta solo di tradizioni legate al cavallo, ma di cosciente partecipazione a condotte illegali, dell’aperta adesione ad attività delinquenziali e ai valori da esse espressi. La subcultura criminale che caratterizza questo tipo di corse si evince anche dai commenti e dalle foto pubblicate sul Web. Internet, anche per le corse clandestine, come per altri fenomeni criminali, rappresenta un mezzo che favorisce gli affari loschi. Ci sono pagine dei social più o meno esplicitamente dedicate alle corse clandestine e alle scuderie coinvolte. I video delle gare illegali vengono pubblicati apertamente, senza alcuna precauzione, poiché, come sovente accade, gli strumenti sanzionatori sono inefficaci o inesistenti. Il reato di “apologia di reato”, ad esempio, non trova sempre una puntuale e precisa applicazione, e i vari sforzi e tentativi di repressione, scaturiti da denunce o da autonoma iniziativa della polizia giudiziaria, sono andati incontro, perlopiù, ad una indecorosa e frustante archiviazione.
Per concludere, l’analisi criminologica conferma l’esistenza di sistemi criminali consolidati a danno degli animali e, in generale, della società. Un’azione di contrasto efficace deve, pertanto, adottare una visione strategica unitaria dei vari aspetti dell’illegalità zoomafiosa che incidono sul più vasto contesto della tutela della sicurezza pubblica e su quello della lotta alla criminalità organizzata: solo adottando iniziative investigative tipiche del contrasto ai sodalizi criminali si attuerà una strategia vincente.
_______________________________________________________________________


FOTO APERTURA PAVESI















#PELLICCE: ANIMAL WELFARE, MA ANCHE SALUTE PUBBLICAPELLICCE: ANIMAL WELFARE, MA ANCHE SALUTE PUBBLICA

di Simone Pavesi, Responsabile Area “Moda Animal Free”- LAV

Della storia dell’industria della pellicceria fanno parte, notoriamente, anche i movimenti di contestazione che, forti di denunce pubbliche fatte di immagini spesso scioccanti che documentano i trattamenti degli animali, nel tempo, hanno indotto i legislatori nazionali nonché il legislatore comunitario ad adottare specifici provvedimenti a “tutela” degli animali regolamentando questa filiera: per le catture in natura, almeno in Europa, è stato vietato l’impiego di tagliole e l’importazione di pellicce ricavate da animali catturati con tagliola (Reg. CEE/3254/1991); per le produzioni negli allevamenti “di pellicce” invece, non esiste una normativa comunitaria specifica (si rimanda alla Direttiva n. 58 del 1998 relativa alla protezione degli animali negli allevamenti). Tuttavia, molti Stati membri (e non solo) sono giunti alla decisione di vietare questa forma di allevamento e, in alcuni casi come per esempio l’Olanda, privandosi di una significativa quota della propria produzione zootecnica.

ALLEVAMENTI 
L’ultimo Paese a mettere al bando gli allevamenti “di pellicce” è stato la Slovacchia lo scorso 18 ottobre 2019, ma prima altri 17 Stati in area europea hanno raggiunto questo traguardo: Regno Unito, dal 2000; Danimarca, dal 2009 (vietate solo le volpi); Austria, 2004; Olanda, dal 2024; Croazia, 2017; Slovenia, 2013; Repubblica Ceca, 2019; Lussemburgo, 2018; Belgio, dal 2023. In Spagna dal 2007 non è più possibile avviare nuovi allevamenti di visoni perché specie inserita nell’elenco nazionale delle specie aliene invasive. In Germania dal 2022 entreranno in vigore standard minimi strutturali per assicurare un migliore trattamento degli animali ma che, di fatto, hanno già portato alla chiusura di tutti gli allevamenti esistenti. In Svezia è già stata approvata la dismissione di allevamenti di cincillà e volpi. Il divieto all'allevamento di animali "da pelliccia" è già stato approvato anche da altri 5 Stati non membri dell’UE: Repubblica di Macedonia (2014), Serbia (2019), Bosnia ed Herzegovina (dal 2029), Svizzera e persino dalla Norvegia (dal 2025). 
Le motivazioni per bandire queste produzioni animali (solitamente visoni, volpi, cani-procione allevati appositamente per ricavarne pellicce) risiedono prevalentemente su basi etiche e scientifiche (animal welfare), ovvero sulla impossibilità di garantire, in una situazione di allevamento (intensivo), condizioni ambientali adeguate a soddisfare le necessità etologiche di animali che, va ricordato, sono selvatici.

FOTO B PAVESI
I VISONI
Il visone in natura è una specie molto attiva, copre vaste aree, utilizzando molti rifugi, nuota, caccia ed esplora il proprio ambiente. Si muovono in territori fino a 3 km2, nei pressi di corsi d’acqua e distanti dai propri simili (non vivono in branco). Il nuoto e le immersioni sono comportamenti tipici di questa specie. I visoni hanno piedi palmati e il loro manto è adatto per la vita di un animale semi-acquatico. Gli individui giovani possono disperdersi a lunghe distanze dai territori natali.
In allevamento, i visoni sono invece stabulati a decine di migliaia in batterie di piccole gabbie con rete metallica (anche nella pavimentazione) a stretto contatto tra di loro. Nessun accesso all’acqua, nessuna possibilità di correre, arrampicarsi, scavare o nascondersi. Gli arricchimenti ambientali, dove ci sono, non sono sufficienti per ridurre i comportamenti stereotipi, lo stress e l’aggressività di questi animali che arrivano persino a mutilarsi.
Data la palese impossibilità del, seppur ancora legittimato, sistema di allevamento intensivo ad assicurare un accettabile livello di animal welfare, è oltremodo importante vigilare affinché almeno i minimi parametri strutturali e gestionali previsti a “tutela” degli animali siano rispettati (e fatti rispettare). Torna utile a tale proposito, per gli operatori, il Manuale di Diritto Penale e Amministrativo a Tutela degli Animali (C. Campanaro, M. Falvo e AA.VV. 2020) progetto editoriale frutto del protocollo d’intesa LAV-Arma dei Carabinieri.

SALUTE
Ma l’industria della pelliccia non è solo una questione di animal welfare: ora ha a che fare direttamente anche con la Salute Pubblica, in particolare modo per quanto riguarda l’allevamento del visone, specie risultata essere particolarmente sensibile al nuovo coronavirus, tanto che non è azzardato identificare questi allevamenti come potenziali serbatoi. 
In Olanda il virus SARS-CoV-2 è stato isolato in almeno 47 allevamenti di visoni (anche nell’aria e nel suolo) tra aprile e inizio settembre. Il governo, per evitarne ulteriore diffusione, ha disposto l’abbattimento urgente di oltre 1,5 milioni di  visoni (circa il 40% della popolazione presente in tutti gli allevamenti). Ciò a tutela della salute pubblica, anche a seguito del confermato episodio di spillover (il primo in Europa) che ha coinvolto due operatori di distinte strutture che hanno contratto il Covid-19 dai visoni (il sequenziamento del genoma del virus ha rilevato che i due operatori avevano lo stesso ceppo del SARS-CoV-2 trovato nei visoni).
In Olanda nel 2012 era già stata approvata la legge per il divieto di allevamento di animali “da pelliccia”, proprio sulla base di motivazioni etiche e scientifiche, come già fatto da altri Paesi. Ma considerato che con gli oltre 5 milioni di visoni all’anno l’Olanda era il terzo produttore mondiale (dopo Cina e Danimarca), la stessa norma concedeva un periodo di transizione e progressiva chiusura sino alla effettiva entrata in vigore del divieto a gennaio 2024.
Data la gravità della situazione, e preso atto dell'impossibilità di arginare la diffusione del virus, lo scorso 27 agosto il Governo ha assunto la decisione di anticipare il divieto di allevamento dei visoni a gennaio 2021 (consentendo alle strutture ancora attive di portare a termine il ciclo di produzione).
Significativo evidenziare come, in Olanda, a fronte di un trend in diminuzione dei casi “umani” di Covid-19, si sta assistendo ad una crescita di focolai negli allevamenti di visoni, e nonostante le misure di contenimento.
Quello che potrebbe sembrare un problema solamente olandese in realtà sta interessando anche allevamenti di altri Stati. Tra giugno e settembre, in Danimarca, sono stati individuati 7 focolai di SARS-CoV-2 in altrettanti allevamenti di visone.
In Italia ci sono 13 allevamenti di visone (unica specie allevata nella Penisola per la produzione di pellicce): 7 in Lombardia (Bergamo, Brescia, Cremona), 3 in Veneto (Padova, Venezia), 2 in Emilia Romagna (Forlì Cesena, Ravenna), uno in Abruzzo (L’Aquila). Per un totale di oltre 150mila visoni e tutti potenziali serbatoi di SARS-CoV-2!

IL PROTOCOLLO COVID
Il Ministero della Salute, anche su esplicita istanza avanzata dalla LAV, il 14 maggio ha emesso un “protocollo Covid” per gli allevamenti di visoni con la Circolare 11.120 della Direzione Generale Sanità Animale e dei Farmaci Veterinari “Casi di infezione da SARS-CoV-2 confermati in allevamenti di visoni in Olanda. Raccomandazioni e adempimenti per il commercio e l’allevamento di mustelidi” trasmessa alle Regioni, Istituti Zooprofilattici Sperimentali, Istituto Superiore di Sanità e al Comando Carabinieri per la Tutela della Salute. 
Si tratta della prima indagine epidemiologica italiana finalizzata all’accertamento di eventuali visoni in allevamento che manifestano sintomi compatibili con l’infezione da SARS-CoV-2 e che indica le procedure da seguire per i conseguenti accertamenti e gestione dei casi positivi. 
Elemento critico delle disposizioni ministeriali è che i campioni biologici da testare per la diagnosi devono essere prelevati solo al verificarsi di sintomi ascrivibili a infezione da SARS-CoV-2 e con particolare riferimento a:
• inappetenza;
• problemi respiratori (dispnea, tosse, scolo nasale, etc.);
• congiuntivite o arrossamento delle mucose congiuntivali, aumento della lacrimazione;
• problemi gastroenterici (vomito o diarrea);
• riscontro di livelli di mortalità superiori a quanto usualmente registrato.
E comunque, sempre secondo il “Protocollo Covid-19” del Ministero, resta discrezione del Servizio Veterinario dell’ASL di competenza decidere se sottoporre i visoni a campionamento da inviare al laboratorio.
È dunque opportuno mettere in evidenza che fintanto che i visoni saranno presenti negli allevamenti (anche italiani) sarebbe preferibile, anche nell’interesse della tutela della Salute Pubblica, un monitoraggio costante che non si limiti a verificarne lo stato di salute, tramite solo osservazione visiva, ad inizio ciclo di allevamento. È noto infatti che i cuccioli di visone, come tutti i mammiferi, beneficiano degli anticorpi materni e, pertanto, solo crescendo potrebbero manifestare sintomi specifici. Ma non solo, i visoni, come le persone, seppur infettati dal virus SARS-CoV-2 e quindi risultati positivi all’eventuale tampone o test sierologici, possono essere asintomatici. 
Sarebbe dunque auspicabile l'avvio di uno screening come quello olandese (e che prevede lo svolgimento di prelievi biologici su tutti i visoni che muoiono in allevamento) per potere così intercettare visoni portatori del virus, ma asintomatici. Così come bisognerebbe assolutamente evitare l'utilizzo delle deiezioni provenienti da questi allevamenti e normalmente sparse sui terreni agricoli.
Per agire sulle cause della pandemia da Covid-19 ed evitarne di future, la LAV ha pubblicato il Manifesto “Non torniamo come prima” con proposte concrete e attuabili per cambiare e salvare tutti: ambiente, animali e persone; in parte “tradotte” in 15 emendamenti presentati da Deputati di maggioranza e opposizione al Disegno di Legge “Rilancio” in corso d'esame alla Camera lo scorso luglio, il Manifesto è stato consegnato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in occasione degli Stati Generali dell'Economia - "Progettiamo il rilancio" ai quali LAV è stata invitata come unica ONG animalista.