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COSTUME E SOCIETA'
UNA NUOVA ERA PER L’AMBIENTE
23/04/2020
di Pierpaolo Signorelli

Il decennio che si apre propone una svolta nella tecnologia, nella vita quotidiana e nella politica ambientale degli Stati

FOTO A (6)

Le catastrofi ambientali si stanno susseguendo ad un ritmo sempre più veloce e angoscioso, sono ancora presenti nella memoria di tutti noi gli incendi dell’Amazzonia della scorsa estate, che hanno visto consumarsi 12 milioni di ettari di foresta, secondo stime del WWF. Ancor più vivide sono le immagini dell’Australia, dove un mix di fattori (il 2019 è stato l’anno più caldo e più secco mai registrato dal 1900 a oggi ed è mancato oltre un terzo della pioggia che solitamente cade sul continente) ha portato ad un’ecatombe di piante e di animali, rendendo palese l’impotenza di un’economia e di un popolo.

È il segno che il “sistema ambientale planetario” sta arrivando al limite di sopportazione rispetto alla spinta antropica moderna e che il suo originario equilibrio sta per scardinarsi definitivamente. È il segno che così non si può continuare, in nessuna parte del mondo. Occorre voltare pagina per sempre, nella tecnologia, nelle abitudini della vita quotidiana, nella politica ambientale degli Stati, poveri o ricchi che siano. Perché il disastro ambientale non fa distinzione alcuna e consuma gli ecosistemi di qualunque nazione, società o economia.

FOTO B (2)LE AUTO ELETTRICHE

È una sfida globale, un problema che accomuna tutte le genti, e che, forse, potrebbe anche tradursi in un processo di riavvicinamento dei popoli ed essere foriero di nuove istanze di pace e di vicinanza.

Ma, occorre tradurre le speranze e le progettualità in modalità economiche e concrete. In questo scorcio di tempo è possibile intervenire sui trasporti terrestri privati, in primis l’automobile. Sono infatti venute a maturazione un insieme di condizioni (tecniche, economiche e organizzative) che permetteranno la diffusione, di massa, dell’auto elettrica privata nel prossimo decennio.

È infatti stata ultimata la costruzione della Gigafactory di Tesla in Cina, che realizzerà dalla prossima estate la “Model 3” con un impressionante ritmo base di 250.000 auto l’anno, per poi raddoppiarne, a pieno regime, il quantitativo!

FOTO C (4)Sembra una notizia lontana dalla nostra quotidianità, ma, nel mondo globalizzato di oggi, il battito di ali di una farfalla a Tokyo riecheggia a New York: l’iniziativa sta creando un precedente industriale importantissimo nella produzione di auto elettriche, costituendo una via obbligata da imitare per tutte le altre aziende concorrenti.

Ed in tal senso si sta andando a strutturare anche l’indiana Tata, che vuole promuovere livelli di prezzo per le auto elettriche decisamente più bassi rispetto alle dirette concorrenti. L’obiettivo è quello di aggredire i ricchi mercati europeo e nord – americano con prodotti che siano all’altezza della sfida. Così, partendo dalla versione benzina dell’ultimo modello presentato all’Auto Expo di Delhi 2020, la Altroz EV, si realizzerà anche la versione elettrica. Infatti, disponendo già di una linea di produzione attiva e di una componentistica già avviata, si declinerà il prodotto nella trazione elettrica, seguendo le specifiche di omologazione dei singoli mercati con una minima spesa aggiuntiva.

Il prezzo non è stato ancora ufficializzato, ma si vocifera un “miracoloso” 15.000 euro che, se effettivamente praticato, rivoluzionerebbe l’intero mercato automobilistico europeo e italiano (che del primo costituisce la fetta più grande, sebbene non la più ricca).

Il risultato finale è una progressiva ed ineludibile riduzione del costo dell’auto, principale ostacolo per l’acquisto, con una contrazione fra il 30 e il 40% nel giro di 5 anni.

E sempre nei prossimi anni vedrà la luce il mercato dell’usato delle auto elettriche, che si stima viaggerà su prezzi dimezzati. Un nuovo paradigma, non solo tecnologico ma anche comportamentale, si affermerà nelle nostre società, come sempre è stato al momento dell’introduzione di un nuovo prodotto e di un più avanzato livello di strumentalità tecnologica.

Se questa sarà con tutta probabilità la novità (tecnologica) più significativa del decennio per famiglie e privati, anche la politica, per una volta, è centrata sulla problematica e sta, con giusto tempismo, operando per affrontarla.

FOTO D (4)IL GREEN NEW DEAL

In particolare nel discorso di insediamento, programma della sua futura Presidenza, la signora Ursula von der Leyen ha fissato fra i suoi punti caposaldo il Green New Deal –in memoria della politica rooseveltiana di uscita dalla grande depressione– proponendo un nuovo accordo fra le istituzioni e i cittadini europei per raggiungere un’economia totalmente decarbonizzata, contestualmente foriera della massima occupazione possibile. E, fatto quanto mai significativo non verificatosi fino ad oggi, il Parlamento Europeo, quasi sempre contrapposto all’Esecutivo che non necessita del voto parlamentare per il suo insediamento e permanenza, ha votato a larghissima maggioranza il programma della von der Leyen sull’ambiente: una sfida unica in tutto il mondo, non solo nel raggiungimento degli obiettivi ambientali, ma anche di quelli economici, un impegno comune su cui si costruirà il sentimento di appartenenza europea.

In quest’ottica, il Governo italiano, mostrando una pronta attenzione e sensibilità ai temi dell’ambiente e alle sollecitazioni europee –indipendentemente dalle maggioranze che di volta in volta lo sostenevano– ha già da tempo promosso la Strategia Energetica Nazionale (SEN), proposta nella sua seconda versione nel 2017, con un deciso cambio di passo a favore delle rinnovabili e con un orizzonte temporale

che arriva fino a metà del secolo. Quindi un impegno incontrovertibile. E sulla scia di questa politica nazionale si innesta il Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima (PNIEC), previsto dal Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio 2016/0375 relativo alla Governance dell’Unione dell’energia, e frutto dell’azione combinata dei Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e della Presidenza del Consiglio. Il piano rafforza e proietta la SEN in chiave europea secondo 5 direttrici: decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell’energia, ricerca, innovazione e competitività.

scartata (3)L’AUTARCHIA ENERGETICA

L’intero sforzo che si evince dai documenti europei si concentra, in realtà, in un ambizioso obiettivo: l’autarchia energetica. E questa è possibile solo col potenziamento delle fonti rinnovabili, anche nei trasporti, e con la riduzione dei consumi di energia primaria (ossia importazioni di fossili dall’estero).

A ben vedere, a livello europeo si incontrano, evento piuttosto raro, le ambizioni dell’Esecutivo che cerca una maggior emancipazione energetica dell’Europa con le aspirazioni ambientaliste del Parlamento, comprensibilmente molto sentite.

E i tragici eventi di quest’ultimo anno, acme di un processo che viene da lontano –basti solo pensare alle numerose isole di plastica che si sono create nei mari e negli oceani del mondo– hanno dato il campanello d’allarme, la sirena di “non ritorno” rispetto ai vecchi modelli di produzione e consumo. E questi saranno possibili se la politica recupera la sua centralità e quindi la sua funzione di indirizzo: con tutta probabilità l’economia che si va delineando sarà quella impostata dai policy makers, e non avrà più l’autonomia nelle sue scelte di ottimizzazione. Forse, per salvare l’ambiente e quindi noi stessi, la programmazione avrà nuovamente la priorità sulla speculazione e l’adattamento.

Un decennio nuovo si va aprendo.