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COSTUME E SOCIETA'
UN MONDO NUOVO È POSSIBILE?
01/05/2018
di Stefano Cazora

Nuovi stili di vita che mettono da parte l’antropocentrismo potrebbero presto stravolgere le nostre abitudini. Ma è davvero possibile diventare tutti vegani?

FOTO B CAFFO PICCOLALorenzo Caffo, filosofo animalista, è il teorico dell’antispecismo debole come parte del postumano contemporaneo. Per approfondire le sue teorie, gli abbiamo posto qualche domanda.

Qual è il ruolo del filosofo nella società contemporanea?

È una domanda difficile perché se è ovvio che la filosofia sia necessaria nella società contemporanea è meno ovvio che sia altrettanto necessario il filosofo. Senza la filosofia, facciamo degli esempi, l’architettura sarebbe solo geometria, il design solo produzione di oggetti, il diritto soltanto regola, la cucina soltanto nutrizione. La filosofia è quella cosa per cui si considerano le condizioni di possibilità e di applicazione delle cose del mondo; il ruolo del filosofo, se ve ne è uno, dipende da questa idea di filosofia: a mio avviso ogni buona teoria si traduce nella prassi e il filosofo è colui che ha il compito di fare da regia tra le cose che legano lo specifico campo di cui ha scelto di occuparsi. Nel mio caso, per fare un altro esempio concreto, avendo scelto di occuparmi della messa in discussione di quello che si chiama “antropocentrismo” cerco di tradurre questo mio interesse nella visualizzazione e realizzazione degli stili di vita alternativi nella cucina, nella moda, nell’arte o addirittura appunto nella progettazione di oggetti. Ovviamente resta fermo un punto: prima di tutto la filosofia è produttrice di nuovi concetti che si incaricano di trasformare il mondo sociale.

FOTO CQual è il filo conduttore che lega le sue molteplici attività di filosofo, animalista, scrittore, giornalista e docente universitario?

La creatività: dalla mia attività di imprenditore a quella di professore o organizzatore di eventi, ma anche il mio attivismo, il filo rosso è sempre e comunque l’idea di una vita creativa. Sono estremamente felice di parlare con lei, per esempio, perché credo che davvero anche leggi e rispetto delle leggi siano parte di questo esercizio di creatività, di messa in discussione. Posto che il legame principale è quello teorico, o meglio teoretico come diciamo in filosofia, dato dal mio sistema concettuale anti-antropocentrico c’è poi appunto anche un approccio concreto: la sperimentazione.

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Qual è il suo atteggiamento nei confronti dell’ambiente?

Nessuno: l’ambiente è tutto, ci contiene e siamo noi stessi. Non possiamo avere un atteggiamento contro ciò che ci rende vivi: questo è il nostro primo errore. L’ambiente è lo spazio per la vita, e non c’è forma di vita senza uno spazio; “ambientalismo”, questa parola che ci sembra descrivere un atteggiamento di rispetto nei confronti di qualcosa di esterno a noi è in realtà un termine del vocabolario che designa l’ovvietà che se danneggiamo casa, restiamo a dormire su strada.

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Tra le teorie da lei sostenute, l’antispecismo debole e il postumano contemporaneo: di cosa si tratta?

Antispecismo debole è un pezzetto (quello morale) di postumano contemporaneo. Si tratta del modo con cui ho descritto il progetto di trasformazione nelle usanze e nella teoria della specie Homo Sapiens all’epoca di quella che si chiama “antropocene”, ovvero la simbiosi geologica tra pianeta Terra e umano. Antispecismo significa eliminare barriere concettuali ed etiche tra le specie, in una prospettiva di derivazione darwinista; postumano contemporaneo significa rintracciare, come ho argomentato nel mio Fragile umanità (Einaudi, 2017), un nuovo modo di stare al mondo di alcuni umani che sono già intorno a noi ma sembrano provenire dal futuro, che potrebbe seguire alla crisi ecologica.

Veganismo e stile di vita: esiste un modo di stare al mondo eticamente corretto nei confronti della natura senza dover fare scelte estreme?

Presto o tardi lo saremo tutti vegani, più che uno stile di vita è una soluzione ai problemi che potrebbero impedirci di averla una vita. Estremo è il modo in cui stiamo vivendo adesso, nel massacro organizzato di animali, ambiente, popolazioni lontane. Io non chiamerei neanche più “vegano” il problema di cui stiamo parlando ma semplicemente “unico cibo possibile per salvare il salvabile”.

 

Lei ha affermato che “noi occidentali abbiamo l’obbligo di diventare vegani”. Perché?

Perché possiamo farlo. La tecnologia oggi consente di vivere bene, benissimo, senza uccidere nessuno e senza distruggere l’ecosistema e la sua biodiversità. Altro sarebbe dirlo a un pescatore birmano su un’isoletta, ma una specie che ormai usa occhiali di realtà aumentata per giocare ai videogiochi può davvero nutrirsi nello stesso modo in cui mangiava un Neanderthal?

 

Se l’animale uomo è comunque onnivoro, perché, a differenza di altre specie, dovrebbe eliminare il consumo di carne? E secondo lei lo sfruttamento degli animali è più deplorevole dello sfruttamento delle persone che in molti Paesi sta alla base dell’economia?

Onnivoro è colui che può mangiare tutto ma non deve farlo per forza. Homo Sapiens non è carnivoro obbligato altrimenti, come dire, i filosofi non avrebbero di che lamentarsi e il necessario non si può, per definizione, cambiare.

Oggi sappiamo che il modo in cui mangiamo in occidente è la principale causa di povertà diffusa nei Paesi non sviluppati, di sofferenza animale, di massacro delle biodiversità del Pianeta; sappiamo anche, dati FAO alla mano, che è dalla produzione di carne che deriva questo problema: non sarebbe meglio prenderne atto immediatamente? Con questo le rispondo anche alla seconda domanda dunque: c’è un filo rosso che lega sfruttamento animale e umano e, paradossalmente, risolvere il primo problema aiuterebbe anche il secondo. Ovviamente, lo dico senza remore, nulla per me è più grave della violazione dei diritti fondamentali dell’uomo.