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COSTUME E SOCIETA'
MODA GREEN
21/12/2018
di Virginia Zullo

Il mondo del design e del lusso guarda sempre più ad un mercato ecosostenibile. Tantissime le soluzioni per un look in stile ecologico

FOTO APERTURA - Stella-McCartney-abito-doppio-strato-effeto-tricotOggi più che mai si parla di sostenibilità e non solo nella moda. Quella che possiamo ormai definire una tendenza abbraccia tipologie di prodotti anche molto diversi, dall’abbigliamento agli accessori, passando per la cosmesi, fino all’interior design.

Durante una delle ultime edizioni della moda milanese, uno dei più importanti eventi è stato dedicato ai Green Carpet Fashion Awards Italia, organizzati dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.

Siamo dunque in piena era green e il mercato ecosostenibile sta raggiungendo il 60% degli italiani. Eleonora Fiorani, membro del comitato scientifico della Triennale per la moda dichiara che: “Anche il design della moda è sempre più coinvolto dall’impronta ecologica e sostenibile. Alle tre R: riuso, riciclo, riduzione, si affiancano altri valori e scenari progettuali che mettono in primo piano la qualità della vita, il benessere, la poesia e la bellezza delle cose”.

Ma perché tutto questo affannarsi per una moda ecosostenibile? Si tratta della seconda industria più inquinante al mondo. Nascita, vita e morte di un capo d’abbigliamento: tutto il ciclo è spesso deleterio per l’ecosistema, perché può inquinare le acque dei fiumi, del mare e avvelenare l’aria con l’incenerimento. Ci sono poi dei tessuti sintetici come il poliestere che, sia nella fase di produzione che di lavaggio domestico, possono rilasciare frammenti di microfibre plastiche che si accumulano in fiumi e oceani. Inoltre, in meno di venti anni il volume di indumenti distrutti si è moltiplicato, raddoppiando da 7 a 14 milioni di tonnellate.

 

FOTO BARTE E BELLEZZA

E nemmeno il mondo dell’arte poteva restare immune da questa ondata green: Cittadellarte – Fondazione Pistoletto ha organizzato Le stanze della moda sostenibile, una mostra-evento che ha raccontato attraverso installazioni, capi di moda e performance varie come l’industria della moda possa essere un organismo virtuoso per impatto sociale e ambientale.

Un altro settore preso d’assalto dall’idea di ecosostenibilità è stato quello dei prodotti di bellezza: secondo l’Indagine Congiunturale di Cosmetica Italia, il solo mercato dei prodotti green vale 950 milioni di euro, pari al 9% del fatturato totale del settore cosmetico.

Uno studio McKinsey conferma che l’innovazione responsabile è uno dei 10 megatrend del settore moda per i prossimi dieci anni, la ricerca svela che “oltre il 65% dei consumatori nei mercati emergenti, Cina e India in primis, e il 32% dei consumatori in Europa e Stati Uniti, fanno ricerca attiva prima dei loro acquisti e sono interessati alla moda sostenibile”. Circa il 20% potrebbe tradurre questo interesse in decisione di acquisto, facendo della sostenibilità uno dei criteri usati per scegliere cosa comprare e quanto spendere. Il 60% degli italiani cerca un capo d’abbigliamento eco-friendly (ricerca Global Lifestyle Monitor).

FOTO CLA MODA ECO-FRIENDLY

La riflessione sulla moda eco-friendly parte dalla filiera produttiva: filatori, tessitori, tintori, ma anche allevatori, agricoltori e l’industria chimica, tutti elementi di una macchina globale che impatta sia sulla vita di singole comunità, sia dell’intero Pianeta come ecosistema.

Tra le prime aziende a scommettere sulla sostenibilità è stata “Carmina Campus”, marchio di borse di Ilaria Venturini Fendi. Altro caso è “Cangiari” (cambiare in dialetto calabrese) marchio di moda etica fondato dal consorzio Goel. La griffe ha recuperato l’antica tradizione della tessitura calabrese, offrendo opportunità di lavoro a giovani donne.

Nasce poi Orange Fiber, una fibra tessile ottenuta dalle bucce degli agrumi che, oltre ad essere al 100% ecologica, rilascia vitamina C benefica per l’organismo, progetto sostenuto da maison di antica tradizione come Ferragamo.

Il marchio di scarpe vegan e cruelty free Nemanti Milano, realizza i suoi modelli in materiali come lino, cotone cerato, legno, alcantara a zero emissioni di CO2 ed ecopelle. La collezione primavera-estate 2018 ha visto l’uso della pellemela, ottenuta dai torsoli delle mele.

Inoltre marchi importanti come Gucci o Armani hanno scelto di non utilizzare più pellicce di animali.

Stella McCartney è stata la pioniera della moda etica: sin dalla fondazione nel 2001 ha bandito l’uso di pelle e pelliccia per le collezioni cruelty-free, e anche Vivienne Westwood da anni milita per una moda sostenibile.

FOTO D - DIDAMa quali sono le pratiche per ridurre l’impatto ambientale nella produzione tessile-abbigliamento? Su questo detta legge Greenpeace con il suo protocollo Detox, che prevede elevati standard nella gestione delle sostanze chimiche lungo le filiere tessili. La campagna dell’associazione ambientalista è iniziata con l’iniziativa “Panni Sporchi”: era il 2011 quando nelle acque reflue di alcuni stabilimenti cinesi si scoprì la presenza di alcune sostanze tossiche particolarmente nocive per l’ambiente e gli esseri umani. Il cronoprogramma di Detox prevede l’eliminazione di 11 sostanze tossiche entro il 2020, tutte non biodegradabili.

Anche il gruppo Kering, big del lusso di cui fanno parte firme come Gucci, Bottega Veneta e Stella McCartney, porta avanti un programma di Corporate Responsibility basato su alcune priorità: il reperimento di materie prime (quattro anni fa fu presentato il primo cappotto Gucci con un tessuto composto per il 70% da cashmere reingegnerizzato proveniente da scarti), il rifiuto di sostanze dannose, la riduzione del consumo di acqua, il controllo della rete di fornitori.

La creatività e la continua attenzione alla sostenibilità da parte della moda interessano anche il Pefc Italia, ente nazionale normatore per la certificazione forestale sostenibile. Al centro, il tema della riduzione del consumo delle risorse naturali nel mondo del fashion, promuovendo nuove soluzioni sostenibili in grado di coprire l'intera catena di fornitura mediante l’uso di tessuti a basso impatto ambientale, tecnologie innovative e soluzioni di imballaggio verdi.

Il Pefc propone abiti, scarpe e accessori interamente realizzati con tessuti derivanti da foreste certificate: lyocell dal legno di eucalipto, modal dal faggio, viscose e sughero.