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COSTUME E SOCIETA'
LA VIOLENZA SUGLI ANIMALI INDICE DI PERICOLOSITÀ SOCIALE
12/02/2018

La desensibilizzazione e la deresponsabilizzazione sono meccanismi che non permettono ai giovani di sperimentare l’empatia nei confronti dell’altro, non solo umano ma anche animale


FOTO BLa famiglia è il luogo in cui normalmente cresce l’essere umano, dove si apprendono certi comportamenti e crescono e maturano le emozioni e i sentimenti che caratterizzeranno la personalità del fanciullo. Lo sviluppo del carattere e le scelte di vita, sono influenzate da fattori ambientali e culturali. Se all’interno del nucleo famigliare appare normale maltrattare e malmenare gli altri e in particolare gli animali, con molta probabilità questo atteggiamento verrà emulato e fatto proprio dal bambino che lo recepirà come un comportamento corretto, ripetendolo in seguito all’esterno. Secondo uno studio del CNR in Italia il 16.7% dei ragazzi in età compresa tra i 9 e i 18 anni ha ammesso di aver compiuto atti di violenza su animali, almeno una volta nella vita. Per approfondire meglio la tematica, purtroppo estremamente attuale, abbiamo incontrato la Dr.ssa Flaminia Bolzan Mariotti Posocco, Psicologa e Criminologa.FOTO D
Una tartaruga legata ad un sasso di cemento e lasciata morire a Taranto, un cigno ucciso a sassate da tre studenti sul Lago di Garda. Sono questi gli ultimi episodi di violenza sui quali stanno investigando i Carabinieri, tutti atti commessi da giovanissimi in danno agli animali. Da cosa deriva tanta crudeltà?
L’origine del comportamento violento nei confronti degli animali non è sempre riconducibile ad un fattore univoco, tale condotta può manifestarsi infatti attraverso varie modalità, attive e passive (va ricordato che anche l’incuria o l’abbandono sono forme di violenza, seppur percepite socialmente come “meno gravi” rispetto al maltrattamento vero e proprio) e l’eziologia può rimandare a problematiche di ordine psicologica, ma anche sociale.

FOTO ENon dobbiamo dimenticare come talvolta il disagio familiare o scolastico, possa essere fonte di condotte aggressive verso coloro (gli animali in questo caso) che vengono percepiti come “più deboli”.
“Era solo un gioco!”. Questa la frase più ricorrente con la quale i giovani si giustificano dopo aver commesso questi atti crudeli. È possibile che i nostri ragazzi abbiano in qualche modo scambiato la realtà virtuale dei video giochi, con la vita reale e che quindi la violenza corrisponda ad un gioco e la vita abbia per loro poca importanza?
Ci sono diversi studi che evidenziano come la rete in generale e la realtà virtuale dei videogiochi possano influenzare la percezione dei giovani rispetto alle varie forme di violenza agita, desensibilizzandoli rispetto a questa e in un certo senso deresponsabilizzandoli. Sono meccanismi che non permettono ai ragazzi di sperimentare l’empatia nei confronti dell’altro e per “altro” ovviamente intendiamo anche gli animali. Il gioco spesso non assolve la sua funzione educativa e contribuisce a sviluppare nei ragazzi quelle forme di aggressività che nel reale divengono profondamente disadattive.
Sono molti i filmati che girano sul web di ragazzi che uccidono cuccioli senza pietà, atteggiandosi ad eroi vittoriosi. Sembra una sorta di autoaffermazione. Esiste un legame tra i maltrattamenti sugli animali ed eventuale violenza domestica?
La violenza su animali è spesso parte integrante di altri crimini; non è infrequente, infatti, che partner violenti si trovino a minacciare la loro compagna o ad aggredire il suo animale domestico, utilizzando questo metodo per indurla a non abbandonare il tetto coniugale. (È un fenomeno che negli Usa si verifica tra il 25% e il 50 % dei casi, mentre in Italia si sale al 65% dei casi).
Va, inoltre, ricordato come la violenza nei confronti degli animali durante il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, specie quando tali azioni si palesano come agiti connotati da particolare crudeltà, sia un segnale cui prestare particolare attenzione perché annoverabile tra gli “indicatori” e tra i fattori di rischio per un potenziale sviluppo di successive condotte criminali.
Chi è spietato con gli animali può esserlo anche con gli uomini?
La letteratura scientifica evidenzia come la violenza nei confronti degli animali possa essere ricondotta ad una potenziale situazione patogena, partendo quindi da questo assunto e dai tanti dati in nostro possesso, compresi quelli che sono stati raccolti dall’Associazione Link Italia attraverso interviste sottoposte a 537 detenuti nelle carceri italiane per delineare il profilo zooantropologico comportamentale e criminale del maltrattatore e/o uccisore di animali, possiamo affermare con buona certezza che è molto probabile che coloro che usano comportamenti violenti sugli animali mettano in atto le medesime modalità anche con gli esseri umani. In particolare è stato dimostrato proprio attraverso la ricerca sopra citata che il 71% di coloro che avevano commesso reati a sfondo sessuale avevano maltrattato o seviziato animali, anche da adulto.
La nostra società dovrebbe educare all’amore per gli animali. Cosa si potrebbe fare di più?
La priorità della nostra società dovrebbe essere quella di “educare” in generale, utilizzando delle modalità pedagogiche che favoriscano la riflessione e lo sviluppo dell’empatia nelle persone. Educare al rispetto dell’altro significa garantire ai nostri ragazzi la possibilità di avere buone relazioni e “l’altro”, come dicevamo prima, non è solo l’umano, ma anche l’animale o la natura. Servono iniziative che coinvolgano la collettività, servono nuove forme di mediazione pedagogica che permettano ai ragazzi e agli adulti di dialogare e di confrontarsi, servono professionisti competenti e soprattutto serve individuare le “buone prassi” già esistenti per implementarle e migliorarle sempre. Insomma, dobbiamo darci da fare, tutti!

COSA RISCHIA CHI MALTRATTA GLI ANIMALI
Il reato di "maltrattamento di animali" è disciplinato dall'art. 544- ter c.p. (Libro II - Titolo IX bis del codice penale), che punisce "chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche" con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.
Introdotto dalla legge n. 189/2004 nell'ambito del nuovo Titolo IX Bis, rubricato "Dei delitti contro il sentimento per gli animali" è stato oggetto di modifiche ad opera della successiva legge n. 201/2010 che ne ha inasprito le pene.
Il secondo comma dell'articolo in esame punisce, inoltre, per la prima volta, l'ipotesi del c.d. "reato di doping a danno di animali", con l'intento di reprimere in particolar modo le scommesse clandestine e le competizioni tra animali, disponendo che le stesse pene previste dal primo comma, si applichino "a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate, ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi".
Muovendosi nella nuova direzione della tutela dei sentimenti dell'uomo verso gli animali quali esseri viventi e non più del mero pregiudizio alla proprietà privata, l'art. 544-ter c.p. punisce chiunque si renda autore di "lesioni" o di "sevizie" ad un animale.
La giurisprudenza ha chiarito che per integrare il reato non occorrono lesioni necessariamente fisiche, ma è sufficiente la sofferenza degli animali, poiché la norma mira a tutelarli quali esseri viventi in grado di percepire dolore, anche nel caso di lesioni di tipo ambientale e comportamentale (Cass. n. 46291/2003; Trib. Pen. Torino 25/10/2006).
È chiaro che per ravvisarsi maltrattamento non è necessaria l'azione materiale di cagionare lesione ad un animale, ma sia sufficiente lasciarlo soffrire (per mancanza di cure, inedia, ecc.) attraverso condotte omissive consapevoli di tali inflizioni (Cass. n. 46291/2003).
Il terzo comma dell'art. 544-ter introduce una speciale circostanza aggravante, la quale prevede, nel caso di morte dell'animale, in seguito alle condotte di maltrattamento disciplinate dal primo comma, che la pena nello stesso prevista sia aumentata della metà.
L’art. 544 – ter c.p. si riferisce a un delitto di competenza del Tribunale in composizione monocratica e perseguibile d'ufficio. L'elemento soggettivo richiesto è quello del dolo. L'abbandono di animali è un reato contravvenzionale che il nostro ordinamento prevede e punisce all'articolo 727 del codice penale. Tale norma, in particolare, prevede testualmente che: "Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze". L’art. 727 c.p. punisce un reato comune, di competenza del Tribunale in composizione monocratica e perseguibile d'ufficio. L'elemento soggettivo richiesto è quello della colpa.
Stefano Testa e Rossano Tozzi