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COSTUME E SOCIETA'
La sacralità del Natale
01/11/2016
di p. Marco osb Priore Abbazia di Vallombrosa

Persone, luoghi e oggetti vengono investiti, nei giorni della Natività, da un particolare significato che predispone alla “sofia” del dono come atto d’amore

1Ciò che è sempre verde e che non perde mai le sue foglie, ti deve ricordare che non devi mai perdere la speranza e che grazie alla fede vive sempre in te la speranza nella salvezza», sono queste le parole che ci ha lasciato il grande vescovo di Milano Ambrogio nel suo scritto intitolato Hexameron (13, 54) che raccoglie alcune omelie sui sei giorni della Creazione. Sono le parole che ricordano alcuni alberi o arbusti: abete rosso, abete bianco, agrifoglio che caratterizzano il Natale e che ogni anno vediamo pieni di decorazioni nelle strade, nei negozi, nelle nostre case. Forse molti non sanno che l’origine di questa usanza è legata proprio all’aspetto della speranza nella salvezza cui si riferiva sant’Ambrogio. Infatti si voleva e si vuole ancor oggi significare la riapertura per ogni uomo di quel luogo dal quale Adamo ed Eva erano stati cacciati dopo aver mangiato del frutto dell’albero del bene e del male.

Le decorazioni dell’albero di Natale, infatti, originariamente erano frutti, dolciumi e candeline che stavano a simboleggiare quel determinato albero posto nel centro del giardino dell’Eden. Nella tradizione cristiana questa riapertura inizia con la nascita di Gesù, «vero uomo e vero Dio», che i primi credenti hanno iniziato a celebrare e quindi a ricordare in modo particolare fissandone la data al 25 dicembre (per noi cristiani d’occidente che seguiamo il calendario gregoriano) e al 6 gennaio (per i cristiani d’oriente che seguono il calendario giuliano). Ecco perché quando si parla di “Natale” è da intendersi per ellissi il «giorno di nascita di Cristo». Per indicare il giorno in cui la presenza di Dio si fa più vicina all’uomo. Il giorno in cui Dio non è più il Dio distante dall’uomo, ma il Dio che si rivela ed entra nel mondo dell’uomo per rimanervi per sempre. Per questo, tornando al simbolismo dell’albero di Natale, esso viene illuminato da candeline o da luci multicolori che rallegrano l’ambiente in cui ci muo- viamo. Un grande vescovo di Roma, papa Gregorio Magno, affermava in una sua omelia ai fedeli: «Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne.

Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo perché si avvicina il premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita» (Discorsi, 1, 1). Nelle arti figurative Anche nel campo artistico vengono a risuonare queste parole di papa Gregorio Magno. Se prendessimo in esame l’icona orientale del Natale noteremmo subito che il Bambino Gesù è ritratto legato, fasciato come un morto e posto in una mangiatoia che ricorda un sepolcro più che la greppia di una stalla. Inoltre è posto nell’oscurità di una grotta, altro rimando simbolico alla deposizione dopo la crocifissione di Gesù. Ma anche nella iconografia occidentale troviamo un tale rimando nella tavola dipinta da Domenico Ghirlandaio nella Cappella Sassetti in Santa Trìnita a Firenze. Il pittore rappresenta un sepolcro al posto della mangiatoia (anche se dobbiamo ricordare che tale dipinto nasconde l’idea di un passaggio epocale sia dal punto di vista dell’evento “nascita di Gesù” e quindi abbandono del paganesimo, che da una visione filosofica ad un’altra propria dell’Umanesimo). Da circa un secolo, questa festa prettamente cristiana ha assunto anche altri significati che non hanno valore religioso. È diventata una festa legata alla famiglia, alla solidarietà, allo scambio di regali. Non trovo completamente errati anche questi nuovi significati! Infatti nel Natale noi cristiani ricordiamo anche la famiglia costituita da Giuseppe e Maria, una famiglia che conobbe ben presto l’amarezza della persecuzione e dell’esilio! Pensiamo al tentativo del re Erode di sopprimere Gesù e alla discesa in Egitto, da parte di Giuseppe e di Maria, per salvare il Bambino. Celebriamo la gioia che le nostre famiglie provano nel ritrovarsi intorno all’albero anche per lo scambio dei piccoli doni simbolo dell’affetto che si nutre l’uno per l’altro. La solidariet à Nel giorno di Natale in diverse città, in diverse aggregazioni sociali, si viene anche incontro ai bisognosi.
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Pensiamo a quante persone condividono il pranzo del Natale con senzatetto o, come nel nostro tempo, con i migranti, di qualunque confessione religiosa siano. Questo aspetto della solidarietà lo ritroviamo sempre all’interno del Natale cristiano quando pensiamo alla condivisione dei loro beni da parte di pastori e dei famosi «magi» che si recarono a trovare la Santa Famiglia in quel momento di grande bisogno. Questo è il Natale. Questa è la festa che ogni anno celebriamo. Questo è il senso del festeggiare la nascita del Salvatore che avviene in noi ogni giorno e in ogni tempo!