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COSTUME E SOCIETA'
L’ANNO CHE VERRÀ
19/02/2021
di Gabriele Salari

A dominare le pubblicazioni popolari è il tempo presente e futuro con pronostici, taccuini e lunari. Dopo la Bibbia, l'almanacco, legato ai cicli vitali della natura e dell'agricoltura, è addirittura il libro più antico del mondo

FOTO A

“Il bello della vita è che c’è sempre un momento per rinascere, ripartire, per dare a tutto un senso nuovo. Un’altra primavera aprirà scenari impensati, riallaccerà il tempo, le relazioni, lo scorrere di una quotidianità che costruisce il futuro”. Mentre si chiude un anno segnato dalla pandemia è naturale pensare al 2021 e domandarsi cosa ci aspetti, se riusciremo a metterci alle spalle il Covid-19 e tutto quello che ha significato per le nostre vite. Forse bisognerebbe interrogare un anziano, un saggio, e chi meglio del “Barbanera”. Così si chiama un eremita del 1700 vissuto a Foligno, in Umbria, mai realmente identificato con una persona in carne e ossa, che ha dato però il nome al più popolare almanacco lunario del nostro Paese. Probabilmente la pubblicazione più longeva della storia editoriale se pensiamo che ha festeggiato qualche anno fa i 250 anni, che tuttora viene pubblicato nella stessa area geografica e diffuso in tutta Italia, dove entra in tre milioni di case. Per molte persone non si può iniziare l’anno senza, un po' come se mancassero il panettone a Natale o le lenticchie a Capodanno e la versione calendario viene appesa in casa spesso anche in più copie.

FOTO CANDIAMO A CERCARLO

La sede è da dieci anni in un ex bachificio settecentesco nelle campagne di Spello, in provincia di Perugia, circondato da due ettari di orto biologico e giardino e cinque ettari di campagna. Un luogo che rispecchia i valori del Barbanera che sono quelli della tradizione, della famiglia e dell’attenzione alla natura e al territorio. Prima di arrivare alla sede si attraversa l’orto, tra cardi e cavoli in inverno, zucchine, peperoni e pomodori in estate. Si entra così nelle stagioni, nel tempo ciclico di Barbanera, nel cerchio dell’anno, e qui sono dei veri cerchi concentrici a disegnare l’orto.

A Spello viene custodito un ricco patrimonio archivistico e bibliotecario, unico nel suo genere: una consistente raccolta di edizioni Barbanera e di pronostici, lunari e almanacchi dal XVI al XX secolo (libri da risma e fogli volanti), tutta quella che viene definita letteratura di “colportage”, ovvero venduta con il commercio ambulante, dall’editoria al canto popolare e alla canzone, dalla quale si originano il “Canzoniere radiofonico” prima, e il fortunato “Sorrisi e Canzoni” poi, nato proprio dall’editore di Barbanera, oltre a manuali di corrispondenza, musicali o dei conti fatti.

A dominare le pubblicazioni popolari è il tempo, che trova la sua massima espressione nella produzione di pronostici, taccuini, lunari e almanacchi, la cui diffusione diviene sempre più ampia e articolata con l’introduzione della stampa. Dopo la Bibbia, l’almanacco è addirittura il libro più antico del mondo. Molto prima dell’avvento della televisione, questo tipo di pubblicazione ebbe un ruolo culturale di diffusione della lingua importantissimo.

“Nell’età degli astrologi o almanacchisti longevi come il Barbanera, l’uso del volgare garantiva la diffusione oltre i confini locali di calendari, lunari e almanacchi che, uscendo ogni anno in migliaia di copie, rappresentavano un affare sicuro per gli stampatori” scrive la professoressa Elide Casali in Barbanera 1762. “Il libro per il nuovo anno era il minimo comune denominatore culturale e linguistico per la società rurale e artigiana, fino alla piccola e media borghesia. Nell’ambito della letteratura pronosticante, lunaristica e almanacchistica, il Barbanera ha contribuito a quel fenomeno eccezionale per la storia dei Paesi europei, secondo il quale non sono stati motivi economici ma è stata la letteratura a innescare il processo unitario”.

Una letteratura, quella italiana, che ha prefigurato il progetto di una nazione, per dirla con il linguista Gian Luigi Beccaria.

Tra Otto e Novecento nell’Italia settentrionale, in Piemonte, Lombardia e Veneto, si scatenò una vera e propria gara tra tipografi ed editori che arrivarono a creare centinaia e centinaia di diversi almanacchi ogni anno (probabilmente oltre mille titoli diversi, ma non è ancora stato fatto un censimento globale) differenziandoli in base al territorio di pubblicazione e all’argomento trattato.

FOTO DAssistiamo così al fiorire di almanacchi per tutti i gusti: letterari, della cucina, igienici, per la famiglia, satirici, per bambini, scolastici, ecc.. Chissà per quale motivo molti almanacchi avevano come testata, come logo diremmo oggi, Barbablu, Barbabianca… come se per conferire autorevolezza alla pubblicazione servisse un vecchio saggio con la barba. O forse era il tentativo di imitare Barbanera che aveva già dalla fine del Settecento una diffusione e una notorietà nazionale. Oltre a Foligno veniva stampato, con concessione dei diritti di privativa o come copia pirata, a Milano, Bologna, Loreto, Napoli e Palermo. Arrivando ad anni più recenti, chi non ricorda il celebre “Almanacco del giorno dopo” che appare in Tv nel 1976 e viene modellato sulla struttura degli almanacchi tradizionali.

Con l’avvento del web, invece, è interessante vedere come questo genere di pubblicazione resista su carta e anzi ampli la sua diffusione, mentre in rete la gente cerca più informazioni istantanee, ovvero come sarà il tempo domani, non nell’anno nuovo. Oggi che guardiamo poco il cielo e le stelle le vediamo ancora meno per via dell’inquinamento luminoso, consultare un calendario col ciclo lunare ci aiuta a riconnetterci con la natura.

La pandemia ci ha insegnato d’altronde proprio a riscoprire questo rapporto. Cinque anni fa, infine, l’Almanacco Barbanera è entrato nel Patrimonio documentario dell’Umanità dell’Unesco. Solo cinque altre realtà italiane sono state accolte nel prestigioso elenco dell’Unesco dal 1992 ad oggi. Un elenco dove si trova l’alfabeto fenicio, la Sinfonia n. 9 di Beethoven, i film dei Fratelli Lumière e il Diario di Anna Frank.

Se l’alfabeto fenicio ci serve per comprendere una cultura antica, il libro di Anna Frank per cercare di capire il genocidio degli ebrei, l’Almanacco è un testo essenziale per entrare nella cultura contadina che ha contraddistinto il nostro Paese fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Riscoprire le nostre radici è il modo migliore per affrontare il futuro, in particolare in un momento di grande incertezza come quello attuale.

FOTO ECARABINIERI PROTAGONISTI

Oltre 9.000 almanacchi e lunari storici sono stati raccolti dalla Fondazione Barbanera che li ha catalogati e messi a disposizione nel suo sito www.bibliotecabarbanera.it, dove si possono effettuare ricerche scoprendo ad esempio quanto la cronaca nera fosse popolare e reperire testi come “La vera storia del bandito Giuliano” o altri fogli d’epoca in cui i Carabinieri sono al centro della notizia.