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COSTUME E SOCIETA'
Il fascino dei cartoons
08/09/2016
di Annalisa Maiorano

Il rispetto della natura passa anche per il cinema

Efficaci strumenti educativi dal linguaggio universale i cartoni attivano emozioni profonde legate agli stati di trepidazione e di aspettativa gioiosa. Stimolano il bambino ad interagire con il mondo esterno, regolano la sintonizzazione dei più piccoli con altro da sé e permettono il primo riconoscimento di categorie affettive come la felicità, la rabbia, la tristezza o la paura. Le loro combinazioni attraverso l’interpretazione della gestualità e dell’espressività costituiscono il fondamento delle future interazioni sociali del bambino. Non è un caso perciò che nei pupazzi animati sia enfatizzata la gestualità e predomini l’espressione degli stati emozionali. Guance paffute, testa grossa, nasino all’insù e occhi grandi e tondi. Queste peculiarità favoriscono forme di sintonizzazione empatiche tra i bambini e i loro “eroi”, aiutando la trattazione di diverse tematiche come l’amicizia, la solidarietà o il rispetto della natura.


PARTECIPAZIONE EMOTIVA
 

Ed è proprio dalla natura che le grandi case di produzione (Major) spesso attingono per i loro personaggi animati, antropomorfizzando gli animali, da quelli domestici a quelli selvatici. Secondo uno studio pubblicato dalla Biodivers Conservation l’antropomorfizzazione degli animali sarebbe uno strumento utile alla conservazione della specie. Lo studio sottolinea la tendenza delle persone a relazionarsi di più con gli animali che hanno una somiglianza con gli esseri umani contribuendo a migliorare il sostegno dell’opinione pubblica ai progetti di conservazione della natura. L’analisi ha dimostrato che l’antropomorfismo promuoverebbe comportamenti di conservazione, affinando il senso personale di connessione con la natura. Ma gli effetti dell’antropomorfismo non sono sempre positivi. Accade quindi che  i bimbi si innamorino a tal punto dei loro eroi da desiderarli anche nella realtà, senza tenere presente la vera essenza dell’animale.

 

Gli animali antropomorfi, infatti, pur mantenendo alcune delle loro caratteristiche fisiche, grazie alla loro umanizzazione e alla moderna animazione computerizzata tridimensionale, assumono una marcata connotazione realistica, inducendo spesso a pensare che animali con tale fattezze esitano davvero. Le ragioni di tale fenomeno si possono rintracciare sia negli intenti puramente commerciali, sia negli intenti comunicativi di un espressione del tutto creativa e personale delle Major.
Gli etologi sono attenti a evitare il rischio di antropomorfizzare, ma in un’ottica cinematografica l’umanizzazione degli animali funziona benissimo e ha il pregio di evocare la partecipazione emotiva di grandi e piccoli. Numerosissimi sono gli esempi dai classici come Dumbo e Bamby fino ai moderni Nemo, Zeta la Formica, Kung Fu Panda, Madagascar, Zootropolis o Masha e Orso, una moderna favola che capovolge l’interazione degli archetipi della fiaba e fa diventare la piccola bimbetta testarda, irrequieta e combina guai il tormento del  malcapitato Orso che, nell’immaginario collettivo delle vecchie fiabe, rappresenta normalmente il pericolo.

 

Gli animali sul grande e piccolo schermo vengono inseriti in un’umanità “allargata” snaturando in parte la loro vera essenza e mettendo in luce solo alcune caratteristiche, celandone altre altrettanto importanti, ma è pur vero che spesso questo tipo di operazione permette di far arrivare anche ai più piccoli messaggi legati alla conservazione della natura davvero importanti per la salvaguardia del nostro ecosistema e per futuro migliore.

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