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COSTUME E SOCIETA'
C’È CANAPA E CANAPA
30/06/2020

di Giuliano Palomba


La canapa sativa consentita dalla legge può essere utilizzata nella filiera degli alimenti e dei cosmetici

 


FOTO A - BISCOTTI



Con semi, farina e olio di canapa si preparano biscotti, taralli, pane, pasta, farina e olio, mentre altri alimenti sono pronti ad essere realizzati.














Gli alimenti a base di canapa sono sempre più diffusi e, ormai, non è raro trovare sugli scaffali prodotti derivati dalla Cannabis sativa L.. Fino a qualche mese fa, però, non era disciplinata la loro presenza sul mercato. Ora gli alimenti prodotti con la canapa devono rispettare i limiti riportati nel Decreto del Ministero della Salute del 4 novembre 2019.

La Cannabis è una pianta coltivata da millenni, con un gran numero di varietà. Fino ai primi decenni del Novecento l’Italia era il secondo Paese nel mondo per produzione di canapa a uso tessile, materia prima poi sostituita da altre fibre, più economiche e più facili da ottenere. Successivamente la pianta è stata bandita per limitarne l’utilizzo come stupefacente, impiego che è dovuto alla presenza, principalmente nelle infiorescenze, di tetraidrocannabinolo (detto comunemente THC), sostanza psicotropa.

La pianta è diventata nuovamente oggetto di interesse per gli agricoltori dopo l’entrataFOTO B in vigore della legge n. 242/2016, finalizzata al sostegno e alla promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della Cannabis sativa. Una coltura che, per le caratteristiche botaniche e la facilità a svilupparsi anche su terreni meno fertili, è in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, del consumo dei suoli, della desertificazione e della perdita di biodiversità, e può essere impiegata come sostituto nella rotazione in campo. Infatti, a partire dalla campagna 2017/2018 la coltivazione della cannabis, cosiddetta light, è consentita senza avere la necessità di un’autorizzazione. La norma ha previsto la non applicabilità dei precetti, anche penali ex D.P.R. n. 309/1990, relativi al Testo unico sugli stupefacenti, esclusivamente all’imprenditore agricolo che proceda alla coltivazione di piante di canapa incluse nelle varietà ammesse e iscritte nel Catalogo comune delle specie delle piante agricole fissato dalla normativa europea.

 

FOTO C


I Carabinieri forestali durante un controllo dei prodotti alimentari realizzati con la canapa.


















LA COLTIVAZIONE

Due gli obblighi per coltivatore, il primo riguarda la conservazione sia dei cartellini delle sementi certificate utilizzate, sia delle relative fatture di acquisto. Il secondo è inerente al contenuto di THC della coltivazione, che non deve risultare superiore allo 0,2%, con una tollerabilità che arriva allo 0,6%.

La canapa consentita dalla norma può essere utilizzata nella filiera degli alimenti e dei cosmetici. Inoltre, dalla sua produzione è possibile ottenere coltivazioni destinate al florovivaismo e semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli e carburanti impiegati nei diversi settori dell’industria e delle attività artigianali, compreso quello energetico. In ultimo è possibile realizzare materiale destinato alla bioingegneria e alla bioedilizia, alla pratica del sovescio e alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati.

 

IL DECRETO

FOTO EPubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 15 gennaio 2020, il decreto non solo ha fissato i limiti di cui sopra, ma ha anche precisato quali sono le parti della pianta da impiegare come ingredienti di un alimento: semi, farina e olio ottenuti dai semi. I limiti di THC consentiti sono di 2 milligrammi per chilo per i primi due alimenti e 5 milligrammi per chilo per l’ultimo. La pubblicazione tanto attesa ha fatto chiarezza in un settore che negli ultimi anni ha riscontrato un vero e proprio boom. Sul mercato sono presenti biscotti, taralli, pane, pasta, farina e olio, ma altri alimenti sono pronti ad essere realizzati. Per il momento, però, possono essere impiegate solo le parti di pianta elencate tassativamente nel decreto. Il provvedimento potrebbe essere aggiornato in base a eventuali nuove evidenze scientifiche e ai pareri dell’Istituto Superiore di Sanità, necessari a garantire la sicurezza alimentare. Al momento solo i semi di canapa, così come l’olio e le farine da essi derivati, possono essere utilizzati come ingredienti poiché sono praticamente privi di THC, presente, principalmente, nella resina prodotta dalle ghiandole situate sulle brattee delle infiorescenze femminili. La possibilità di rilevare tracce di sostanze psicoattive nei prodotti contenenti canapa sarebbe dovuta esclusivamente all’incidentale contaminazione degli organi floreali, che possono avvolgere il seme anche a maturazione completa. La canapa per uso alimentare è un fenomeno non solo italiano. Pur in assenza di una normativa comunitaria armonizzata nel settore, è, da tempo, consentito in molti Paesi, europei e non, il suo utilizzo come ingrediente alimentare. Pertanto, ai sensi del regolamento (CE) 258/97 sui Novel food non può essere considerato un nuovo prodotto o un nuovo ingrediente.

Porre sempre l’attenzione a non utilizzare altre parti della pianta al di fuori del decreto e a rispettare i limiti di THC previsti dello stesso. In tal caso, infatti, si viola il precetto penale di cui all’art. 5 legge 283/1962 inerente alla disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande.