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BOSCHI
PIÙ ALBERI NELLE RISERVE NATURALI
30/06/2020

di Raffaele Manicone  e Silvia Biondini


Ogni anno decine di migliaia di alberi vengono piantati all’interno delle aree protette gestite dall’Arma, anche grazie all’opera dei Centri nazionali Carabinieri Biodiversità. Lo scopo è quello di tutelare le specie in pericolo e di ricostruire habitat distrutti da incendi o eventi naturali


FOTO A -  A. DE TADDEI



I Carabinieri forestali studiano e conservano i genotipi forestali provvedendo, ove necessario, alla rinaturalizzazione delle superfici boschive e degli habitat degradati, compresi nelle 149 aree gestite dall’Arma.














Il rimboschimento è l’insieme delle attività di impianto di specie arbustive e arboree finalizzato alla ricostituzione del bosco in terreni che in passato hanno ospitato ecosistemi forestali. Tale attività in Italia, realizzata da soggetti pubblici e privati grazie a strumenti di legge e finanziari con varie finalità e obiettivi, ha visto la massima intensità nel secondo dopoguerra del XX secolo. Essa ha consentito di ottenere una rapida copertura e protezione del suolo, contribuendo alla salvaguardia di importanti porzioni di territorio e di fornire una fonte di lavoro e di sviluppo economico legato alla produzione legnosa. Alle finalità di tutela e riassetto

idrogeologico delle zone montane e rurali, con il tempo se ne sono affiancate altre, maggiormente legate alle funzioni ambientali del bosco. Ha assunto sempre maggiore importanza il ruolo paesaggistico ed ecologico delle foreste, fondamentale per la conservazione della biodiversità e la tutela dei delicati equilibri globali al tempo del cambiamento climatico. Parimenti, sono cambiate negli anni le specie vegetali utilizzate per le opere di rimboschimento: se inizialmente la copertura dei terreni in dissesto era realizzata con le poche specie di conifere in grado di attecchire su suoli difficili, come il pino nero, il pino d’Aleppo, con il recupero della fertilità dei suoli, l’evoluzione degli ecosistemi boschivi e del ruolo ad essi attribuito, hanno assunto grande importanza le latifoglie spontanee arboree e arbustive.

 

INTERVENTI DI MESSA A DIMORA

In quest’ottica, assume particolare rilievo l’attività svolta dai Reparti Biodiversità dell’Arma dei Carabinieri ai quali è affidata la gestione di 130 riserve naturali statali e 19 aree demaniali, straordinari ecosistemi distribuiti su tutto il territorio nazionale, dalle riserve di Tarvisio nelle remote Alpi orientali alle faggete vetuste dell’Aspromonte, fino alla selvaggia Isola di Montecristo nell’arcipelago toscano.




FOTO B -  V. GIANNELLA

L’attività di rimboschimento in Italia ha visto la massima intensità nel secondo dopoguerra del XX secolo, principalmente in risposta alla situazione di diffuso dissesto idrogeologico dovuto alla forte riduzione delle superfici forestali.


 









Nell’ambito della gestione naturalistica, sono numerosi i contesti nei quali divienenecessario effettuare gli interventi di messa a dimora di flora spontanea. Vi sono calamità naturali in grado di incidere in modo talmente intenso sull’equilibrio di un ecosistema, da mettere a dura prova la naturale capacità di resilienza. Si pensi ad esempio alle grandi tempeste di vento che con frequenza crescente causano danni da schianto su vaste porzioni di foresta, o ai grandi incendi che nelle annate siccitose sono in grado di danneggiare estese aree naturali. In questi casi il danno è tale che, in assenza di intervento, l’ecosistema non sarebbe in grado di recuperare le condizioni iniziali se non dopo lunghissimo tempo. È questo il caso, ad esempio, della Riserva Naturale Statale “Tirone –Alto Vesuvio”, la cui vegetazione è stata quasi completamente distrutta dal gravissimo incendio dell’estate 2017. Accanto agli interventi di eliminazione della necromassa e di realizzazione di opere di ingegneria naturalistica, per la mitigazione dei fenomeni erosivi collegati all’improvvisa mancanza della vegetazione distrutta dal fuoco, si è avviata un’importante opera di rimboschimento con piante provenienti da semi raccolti in loco e allevate presso il Centro Nazionale per lo studio e la conservazione della Biodiversità Forestale (CNBF) di Pieve Santo Stefano (AR). L’intervento di messa a dimora di piante autoctone consente, infatti, sia di proteggere il suolo dai pericolosi fenomeni erosivi, in quell’area particolarmente frequenti, sia la ricostituzione della copertura vegetale e quindi di biodiversità.

FOTO C -  A. DE TADDEIA volte gli interventi di messa a dimora hanno lo scopo di garantire la conservazione della flora spontanea in contesti di particolare valore o su ecosistemi fragili. È il caso ad esempio di quelli effettuati nella Riserva naturale biogenetica dell’Isola di Montecristo, dove occorre preservare i delicati equilibri della flora autoctona, minacciata da specie esotiche invasive e pascolo. Gli interventi di rimboschimento sono effettuati solo con piante nate da seme raccolto sull’isola e riguardano, oltre che specie arboree importanti ma comunque molto diffuse come il leccio (Quercus ilex L.), anche specie rare e di grande interesse scientifico naturalistico, come la felce tirrenica (Dryopteris tyrrhena FraserJenk. et Reichst).





I PROGETTI

Sono in corso numerosi progetti di tutela di specie ed habitat prioritari custoditi nelle riserve naturali, per il recupero di particolari ecosistemi vegetali, dai delicati habitat delle aree umide delle riserve delle Foreste Casentinesi, che ospitano rari anfibi e lepidotteri in via di estinzione, alle dune sabbiose della riserva naturale di Duna Feniglia (Orbetello - GR), dove la pineta costiera viene difesa dall’erosione marina.

Per la produzione delle piante necessarie alle attività di rimboschimento svolte daiFOTO D - A. DE TADDEI Reparti Biodiversità, l’Arma dispone di strutture specializzate, i Centri Nazionali Carabinieri Biodiversità, situati a Pieve Santo Stefano (AR) e Peri (VR). I centri si occupano della raccolta dei semi di piante spontanee, con particolare attenzione alle specie forestali e a quelle di interesse botanico presenti nelle riserve naturali. I semi delle specie forestali vengono raccolti nel rispetto delle disposizioni del D. Lgs. 386/2003, che disciplina la filiera di produzione delle piante destinate a fini forestali, e dopo opportune lavorazioni ed analisi vengono conservati in grandi celle frigorifere, una “banca della biodiversità” dove le risorse genetiche delle foreste sono conservate come preziosa riserva per il futuro. Decine di milioni di semi, appartenenti alle più importanti specie forestali italiane, conservate in veri e propri caveau, una importante assicurazione di continuità. Nei laboratori dei Centri vengono studiate e riprodotte le piante più rare delle riserve naturali gestite dai Carabinieri, rarità nascoste negli ecosistemi più fragili che sono custodite come preziosi tesori della biodiversità. Nei vivai dei due Centri Nazionali Biodiversità si producono in questo modo decine di migliaia di piantine di specie autoctone e con provenienza certificata.

 

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