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BOSCHI
BENESSERE NATURALE
30/06/2021

di Federica Zabini, Giovanni Margheritini, Francesco Meneguzzo
[Consiglio Nazionale delle Ricerche]


Il potere salutare dei boschi, vere e proprie farmacie verdi. Dalla qualificazione dei siti al riconoscimento della terapia forestale come medicina complementare. Numerose le evidenze scientifiche sui benefici dello stare a contatto con l’ambiente

FOTO AI servizi resi al nostro pianeta dalla natura in generale, e dagli alberi in particolare, sono tanti: dal sequestro del carbonio alla produzione di ossigeno, dalla conservazione del suolo alla regolazione del ciclo delle acque e, più in generale, il ruolo fondamentale delle grandi foreste naturali nella stabilizzazione del clima e della stessa vita sulla Terra. Tra i tanti servizi offerti dagli ambienti boschivi, ce n’è uno che ultimamente sta ricevendo anche da noi una grande attenzione, e riguarda gli effetti diretti che la frequentazione di ambienti forestali produce sul benessere e sulla salute umana.

Che la natura sia fonte di benessere psicofisico per l’uomo non è certo una novità. Gli effetti benefici sulla salute che derivano dall’esposizione agli ambienti forestali sono noti da decenni, tanto che in alcuni Paesi, in particolare in Giappone e in altri stati dell’Estremo Oriente, la terapia forestale ha assunto un ruolo riconosciuto nella prevenzione medica. La novità sta nel fatto che negli ultimi anni si sono accumulate ampie evidenze scientifiche, statisticamente significative, sugli effetti benefici del contatto con i boschi, soprattutto per quanto riguarda il miglioramento del benessere psicologico.

FOTO BLA RICERCA

Numerosi studi attestano infatti l’impatto positivo della frequentazione di ambienti boschivi sulla salute mentale e sullo stress, in particolare sul miglioramento del tono dell’umore e sulla riduzione dei livelli di ansia, depressione e stress, anche per periodi di permanenza molto brevi.

Un lavoro pubblicato sulla rivista Nature nel 2019 attribuisce alle aree protette un valore globale intorno all’8% del Pil, circa 5mila miliardi di euro e mille volte più del budget delle agenzie deputate alla loro gestione, considerando soltanto gli effetti diretti sulla salute mentale dei visitatori. Oltre agli effetti psicologici, che ad oggi sono i più studiati e consolidati, diversi studi ne indicano altri importanti a livello fisiologico, tra cui la regolarizzazione della pressione del sangue, della variabilità della frequenza cardiaca, effetti positivi sul versante cardiorespiratorio e, con evidenza crescente, il potenziamento delle difese immunitarie. Tali effetti, sia psicologici che fisiologici, possono anche durare a lungo, perfino un mese dopo immersioni in foresta di alcuni giorni.

FOTO CLA TERAPIA FORESTALE

Dal 2019 il Club Alpino Italiano e il Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno avviato un progetto, con l’obiettivo di approfondire le conoscenze sui fattori che concorrono a determinare gli effetti positivi della frequentazione degli ambienti forestali, per arrivare a sviluppare una rete di stazioni di terapia forestale qualificate sulla base di criteri rigorosi.

Lo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche, nonché i risultati e le attività svolte fino ad ora, sono illustrati nel libro “Terapia forestale”, realizzato dall’Istituto per la BioEconomia (CNR-IBE) e dal CAI, con la con sulenza scientifica del Centro di Riferimento Regionale in Fitoterapia (CERFIT) presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi. Il volume, cui si rimanda per approfondimenti, è stato pubblicato online da CNR Edizioni nel mese di dicembre 2020 ed è liberamente scaricabile dal link https://doi.org/10.26388/IBE201217.

FOTO DIL SENSO DI BENESSERE

Gli elementi presenti nell'ambiente forestale che contribuiscono all’effetto positivo sul benessere e sulla salute psicofisica sono molteplici, e sono mediati da tutti i nostri sensi, dalla vista delle strutture ripetitive (“frattali”) degli alberi ai suoni rilassanti della foresta, dal tatto del legno al gusto, fino all’olfatto.

Tra tutti i fattori, l'inalazione di sostanze volatili aromatiche emesse dalle piante nell’atmosfera forestale pare assumere un ruolo centrale, soprattutto per quanto riguarda i benefici fisiologici di lunga durata. Su queste premesse CNR e CAI hanno condotto nel 2019 un primo studio sulla concentrazione nell’aria forestale dei composti organici volatili (BVOC), misurata mediante un fotoionizzatore (“naso elettronico”) lungo centinaia di chilometri di sentieri sull’Appennino Tosco-Emiliano e non solo. Dalla ricerca è emerso per la prima volta che queste concentrazioni variano molto rapidamente sia nello spazio (entro un chilometro), sia nel tempo (entro un’ora), e che dipendono non solo dal tipo di foresta ma anche dalla stagione e dall’ora del giorno, quindi dalle condizioni meteorologiche locali, con due massimi di concentrazione distinti nel primo mattino e nel primo pomeriggio.

I risultati dello studio rappresentano quindi la premessa per poter selezionare siti, percorsi, stagioni e orari migliori per ottimizzare i benefici dell’immersione forestale in funzione delle proprietà strutturali del luogo (per esempio, una foresta naturale, vetusta e luminosa appare più funzionale) e delle proprietà bioattive dell’atmosfera che, come detto, sono variabili ma mostrano importanti regolarità. Oltre alla concentrazione totale nell’aria dei composti bioattivi, l’efficacia di un’immersione in foresta dipende anche dalla loro tipologia: diversi terpeni, i più attivi componenti dei BVOC, hanno infatti varie “specializzazioni sanitarie”.

Parallelamente alle analisi di tipo ambientale, a partire dall’agosto 2020 CAI e CNR, col supporto del CERFIT, hanno organizzato e condotto alcune sessioni sperimentali di terapia forestale, sotto la guida di psicoterapeuti e psicologi, che hanno visto la partecipazione di quasi 200 persone e la misurazione di alcuni effetti psicologici. I risultati hanno indicato che gli indici di ansia, depressione, ostilità e confusione, in seguito alle sessioni di terapia forestale sono significativamente e considerevolmente diminuiti, spesso anche più che in altre esperienze riportate nella letteratura scientifica internazionale, manifestando comunque un’importante dipendenza almeno dal comfort meteorologico.

Le ricerche finora condotte, per quanto importanti e generalmente più ampie rispetto ad altri studi internazionali, rappresentano solo l’inizio del percorso, che vedrà una sempre più stretta collaborazione tra ricerca medica e ricerca forestale.

Per poter sviluppare un modello scientificamente valido di qualificazione delle stazioni di terapia forestale è infatti necessario considerare i dati relativi al sito (accessibilità, specie e assetto forestale, concentrazione e natura dei composti bioattivi nell’aria) e misurare la funzionalità diretta sulle persone. Per meritare l’appellativo di “terapia”, la nuova disciplina deve infatti essere qualificata in base ai relativi esiti clinici. In altre parole, occorre produrre evidenze statisticamente significative degli effetti, psicologici o fisiologici, su campioni di persone sufficientemente numerosi e secondo metodologie comprovate dalla comunità scientifica. Soltanto dopo aver dimostrato tali evidenze, separatamente per qualsiasi sito e percorso candidato, è possibile parlare di terapia forestale.

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