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BOSCHI
FORESTE & SALUTE: LE BASI SCIENTIFICHE
05/05/2021

di Federica Zabini, Giovanni Margheritini, Francesco Meneguzzo


Dal 2019 l’Istituto per la BioEconomia del CNR e il Club Alpino Italiano hanno avviato una serie di attività congiunte nel campo della Terapia Forestale


FOTO APERTURA -Sessione a Monte Duro (RE) - 6 settembre 2020

Sessione a Monte Duro - 6 settembre 2020

Negli ultimi anni si sono accumulate ampie evidenze scientifiche sugli effetti benefici sulla salute umana legati all’esposizione all’ambiente forestale. In alcuni Paesi asiatici come Cina, Giappone, Corea e Taiwan, la pratica dell’immersione forestale, derivata dal giapponese Shinrin-Yoku, è già diffusa, ha un ruolo riconosciuto nella prevenzione medica ed è praticata per migliorare la salute fisica e mentale oltre che come rimedio allo stress.

Esiste consenso scientifico sul fatto che anche semplici esperienze di contatto con la natura –  osservazione, tatto, ascolto, inalazione, riposo e camminata – siano associate a un maggiore benessere psicologico e a una riduzione dei fattori di rischio e di disagio dovuti ad alcuni tipi di malattie mentali. Significativi effetti positivi sulla salute mentale a seguito dell’esposizione ad ambienti forestali, specialmente nelle persone con tendenze depressive, sono stati dimostrati da analisi psicologiche e misurazioni fisiologiche (biomarcatori), mostrando notevoli miglioramenti dell'umore e dei sintomi depressivi, una diminuzione dei livelli di ansia e di stress, rilevabili anche a livello ormonale, e un ridotto rischio di malattie psicosociali legate allo stress.

Gli effetti benefici sul piano fisiologico sono stati studiati in misura minore e i risultati non sono ancora tanto consolidati quanto quelli sul benessere psicologico. L’effetto dell’esposizione forestale su vari parametri fisiologici tra cui pressione sanguigna e variabilità della frequenza cardiaca è confermato in numerosi studi, che mostrano come tali parametri tendano a normalizzarsi, a prescindere dai valori iniziali. Il risultato è interessante anche perché quest’effetto di adattamento fisiologico non si verifica con lo stesso tipo di esercizio fisico (breve camminata) in un'area urbana.

L'accrescimento del numero e delle attività delle cellule umane Natural Killer (NK) in seguito all’esposizione all’ambiente forestale è mostrato in diversi studi, anche se sono necessari ulteriori approfondimenti con un campione più numeroso e rappresentativo di soggetti coinvolti. Effetti positivi sono stati osservati sui bambini che vivono in aree urbane inquinate e sono colpiti da malattie allergiche come l'asma e la dermatite atopica. I meccanismi che innescano la risposta positiva all’ambiente forestale sono meno noti o comunque rimangono da esplorare appieno i nessi di causalità tra le caratteristiche ecologiche, biologiche, fisico-chimiche della foresta e gli effetti fisiologici e psicologici derivanti dall’immersione negli ambienti boschivi. Numerose ricerche hanno tentato di identificare dei possibili predittori dei benefici risultati delle esperienze forestali.

Gli elementi offerti dall'ambiente forestale che concorrono a determinare benefici sul benessere e sulla salute umana sono infatti molteplici, e vengono mediati da tutti i sensi - vista, tatto, udito, olfatto, e perfino il gusto – agendo in modo sinergico. È stato ad esempio dimostrato che la visione di strutture ripetitive a diverse scale (scene frattali), tipiche degli ambienti boschivi e direttamente di ciascun albero, ha un ruolo basilare nell’infondere un effetto rilassante. Del resto, una ricerca congiunta Cnr e Cai, insieme all’Università di Firenze, ha provato come la combinazione di immagini e suoni tipici dell’ambiente forestale produca risposte psicologiche positive significative anche in seguito all’esposizione virtuale (video su computer), contrariamente all’esposizione a immagini e suoni urbani. Tuttavia, tali effetti si limitavano al breve termine. Anche l’importanza dei suoni presenti nel bosco sta emergendo come uno degli elementi principali.
Tra tutti i fattori, l'inalazione di sostanze volatili aromatiche presenti nell’atmosfera forestale pare assumere un ruolo centrale, soprattutto per quanto riguarda i benefici fisiologici di lunga durata. Se, infatti, la regolarizzazione di alcuni indici fisiologici, come la pressione sanguigna e la variabilità della frequenza cardiaca, potrebbe essere direttamente collegata agli effetti di rilassamento, è improbabile che i meccanismi psicologici da soli spieghino i benefici fisiologici a lungo termine.

Diversi effetti positivi sembrano infatti ascrivibili principalmente all’inalazione dei composti organici volatili biogenici (BVOC) – chiamati anche fitoncidi – emessi dalle piante e dal suolo forestale. Tali composti lipofili, costituiti principalmente da monoterpeni, tra cui spiccano a-pinene e d-limonene, si accumulano nel sangue e nei tessuti, attivando una serie di risposte nell’organismo. Tali sostanze, in particolare certi terpeni, sono dotati di attività antiossidanti e antinfiammatorie, nonché rilassanti (ansiolitiche e antidepressive) e benefiche per i processi cognitivi, come dimostrato da studi in ambiente di laboratorio controllato. Anche in questo caso, sono necessarie ulteriori ricerche per valutare gli effetti fisiologici legati all’inalazione di sostanze a “concentrazioni naturali”, come quelle presenti nei boschi.

 

COS' È  LA TERAPIA FORESTALE

FOTO B Bosco del Respiro - Fai della Paganella (TN)






Bosco del Respiro -  Fai della Paganella (TN)















Come qualsiasi terapia, può dirsi tale soltanto se associata alla conoscenza quantitativa, accurata e ripetibile della probabilità di efficacia, anche in dipendenza delle caratteristiche preesistenti dell’individuo, della significatività statistica e della dimensione dell’effetto, in chiave sia preventiva sia terapeutica, e delle eventuali controindicazioni. A questo fine, è necessario un approccio rigoroso, che coinvolga non soltanto la verifica diretta della funzionalità sulle persone, ma anche l’individuazione e la caratterizzazione dei tanti fattori che contribuiscono all’efficacia della terapia.

All’individuazione delle aree forestali più promettenti sulla base delle conoscenze scientifiche attualmente disponibili, deve far seguito l’analisi delle aree selezionate in relazione alle caratteristiche ecologiche/forestali, micrometeorologiche e chimico-fisiche, e alle proprietà biochimiche dell'aria, al fine di poter stabilire relazioni funzionali tra tali dati ambientali e gli esiti psicologici e fisiologici della frequentazione forestale. Oltre alla migliore conoscenza dei “determinanti ambientali oggettivi”, per ottenere i migliori risultati le sessioni di Terapia Forestale devono essere condotte in modo professionale e secondo protocolli strutturati. Soltanto dopo aver dimostrato tali evidenze, separatamente per qualsiasi sito e persorso candidato, è quindi possibile parlare di Terapia Forestale.

 

PROSPETTIVE DELLA TERAPIA FORESTALE IN ITALIA
 

FOTO C Bosco del Respiro - Fai della Paganella (TN)


 Bosco del Respiro - Fai della Paganella (TN)














Dal 2019 l’Istituto per la BioEconomia del CNR e il Club Alpino Italiano (CAI) hanno avviato una serie di attività congiunte nel campo della Terapia Forestale, a partire da un primo studio sulla concentrazione dei composti organici volatili presenti nell’aria forestale. Lo studio si basava sui dati biochimici raccolti mediante un fotoionizzatore (“naso elettronico”) lungo alcuni sentieri dell’Appennino Tosco-Emiliano, da agosto a ottobre 2019, durante diversi giorni e a differenti ore del giorno, poi correlati con le condizioni micrometeorologiche durante i campionamenti. Dall’analisi, pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Temporal and Spatial Variability of Volatile Organic Compounds in the Forest Atmosphere, diffusa su International Journal of Environmental Research and Public Health, è emerso che le concentrazioni in aria di questi composti cambiano nel tempo e nello spazio molto più velocemente di quanto ritenuto finora, soprattutto in relazione alle condizioni ambientali (quantità micrometeorologiche) e al tipo di specie arborea.  I risultati, approfonditi e confermati in seguito, hanno permesso di ricavare delle indicazioni per la selezione ottimale di siti, percorsi, stagioni e orari al fine di ottimizzare i benefici dell’immersione forestale in funzione delle proprietà bioattive dell’atmosfera.

A partire da agosto 2020, CAI e CNR hanno organizzato e condotto alcune sessioni sperimentali di terapia forestale, sotto la guida di psicoterapeuti e psicologi, secondo un protocollo definito, con il coinvolgimento di alcuni rifugi e sezioni CAI della Toscana e dell’Emilia-Romagna e di gruppi di volontari, fino a interessare quasi 200 persone.
I risultati, che valutavano gli effetti su alcuni indici psicologici prima e dopo le sessioni sperimentali, hanno indicato che gli indici di ansia, depressione, ostilità e confusione, in seguito alle sessioni di terapia forestale erano significativamente e considere-volmente diminuiti, spesso anche più che in altre esperienze riportate nella letteratura scientifica internazionale.

La finalità a lungo termine del progetto è che anche nel nostro Paese la Terapia Forestale venga considerata una vera e propria terapia medica con l’inserimento di questa pratica, in funzione complementare, nei protocolli fitoterapici e di medicina, fino all’adozione di “prescrizioni verdi” da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

Una ricerca australiana ha calcolato che il valore economico delle aree naturali protette, considerandone gli effetti sulla “sola” salute mentale dei visitatori, ammonterebbe a circa l’8% del Pil mondiale, pari a 5 trilioni di euro. Una cifra enorme, mille volte superiore al budget delle stesse aree protette. Benefici per la salute personale, dunque, ma anche per la società nel suo insieme, considerando le  possibili ricadute economiche per le aree rurali e montane, i risparmi per il sistema sanitario e la maggiore produttività delle persone.

Le attività svolte e quelle in programma per la stagione primaverile-estiva sono illustrate nel volume “Terapia Forestale” di Meneguzzo, F. & Zabini, F. (2020) - A. Demonte (ed.). Cnr Edizioni. Realizzato congiuntamente dal CNR e dal CAI con la consulenza scientifica del Centro di Riferimento Regionale in Fitoterapia (CERFIT) presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi a Firenze,  pubblicato online da CNR Edizioni nel mese di Dicembre 2020 e liberamente scaricabile al link

https://doi.org/10.26388/IBE201217