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ANIMALI
UN TENERO PREDATORE
01/05/2018

di Monica Nocciolini


Il furetto da implacabile cacciatore ad amico domestico 

FOTO APERTURA

Il furetto è un animale domestico ottenuto per selezione artificiale dalla puzzola e non può essere considerato specie selvatica.


Soffice predatore e spietato rubacuori: è un ossimoro a quattro zampe, il furetto, animale d'affezione ma anche implacabile nella caccia in tana, soprattutto al coniglio, pratica venatoria in Italia consentita solo in Sicilia ma diffusa in vari Paesi come Gran Bretagna e Portogallo.

Ma chi è questo esserino che gli estimatori assicurano aggreghi le caratteristiche di cane e gatto? È un mustelide: il Mustela putorius furo, carnivoro il cui nome esprime la derivazione dalla puzzola, con tutto il corollario di esiti odoriferi che non hanno frenato, a fine Novecento, l’espandersi della moda di tenerne uno in casa. Pareva destinato a diventare l’animale domestico del Terzo Millennio, poi l’ondata conobbe la sua risacca.

 

D’AFFEZIONE PER LEGGE

FOTO BLa domesticazione del furetto viene fatta risalire all’epoca precristiana. Furetti sono citati ne Gli Acarnesi di Aristofane e nella Storia degli Animali di Aristotele (gli iktis), nonché da Plinio il Vecchio. L’attitudine da animale d’affezione è iconograficamente consacrata da La Dama con l’Ermellino ritratta da Leonardo da Vinci attorno al 1490.

È il 2003 quando l’Istituto nazionale fauna selvatica (Infs, l’attuale Ispra) nel protocollo 002606 del 28 marzo dichiara che il furetto “è un animale domestico ottenuto per selezione artificiale dalla puzzola e non può essere considerato specie selvatica né presenta popolazioni selvatiche naturalizzate nel territorio nazionale”. Col cane e il gatto, è tra gli animali censiti nell’anagrafe del Ministero della salute. Ciò risponde alla normativa europea che dall’ottobre 2004 (regolamento 998/2003), per viaggiare, obbliga al possesso di passaporto per gli animali domestici includendo cani, gatti e furetti per i quali si richiedono microchip e iscrizione all’anagrafe.

Simpatico, sì. Ma il furetto è soprattutto un predatore sanguinario. Alcuni nella caccia al coniglio lo fanno agire con museruola, onde evitare che il coniglio se lo mangi lui stesso. «La caccia per il furetto è un atto istintivo», ci spiega lo zoologo Piero Genovesi, ricercatore Ispra dove è responsabile del servizio consulenza faunistica. «Stana la preda e la sospinge verso il cacciatore. Come predatore è efficace anche con animali più grandi di lui».

«È un animale solitario e territoriale – spiega ancora Genovesi – tendenzialmente mordace e aggressivo». Poi semmai ci sono gli esiti dell’interazione familiare e l’inclinazione individuale, di cui ha fatto esperienza lo stesso Genovesi: «Mi è capitato di trovarne uno perduto a Bologna, confidentissimo, ma privo di microchip. Solo grazie ai cartelli diffusi dai proprietari riuscii a riconsegnarlo».

Ci sono popolazioni selvatiche di furetti? «È un tema assai dibattuto», riflette Genovesi. «Ne sono stati registrati nuclei piccoli, poco longevi, in Gran Bretagna, nelle Azzorre e in Sicilia ma i rischi di fuga dalla cattività e di insediamento in natura vanno assolutamente evitati. Avendo un predatorio così forte, può fare disastri dato il suo impatto su piccoli mammiferi, pennuti, anfibi... In Nuova Zelanda ha impatti molto gravi su diverse specie locali. E poi c’è il pericolo di ibridazione con la puzzola, di cui può compromettere il patrimonio genetico. Insomma – conclude l’esperto – l’eventualità implica rischi ecologici rilevanti, da specie aliena invasiva».

«IO E IL MIO BOBO»

«Era nella vetrina di un negozio: lo vidi e me ne innamorai. Convincere i miei non fuFOTO C semplice, ma alla fine ecco Bobo». Lo racconta Paola Lolli, oggi educatrice cinofila formatasi alla Scuola di interazione uomo-animale (Siua) di Roberto Marchesini ma all’epoca alunna di scuola media. Bobo arrivava dall’americana Marshall Farm, che dal 1939 li alleva, sterilizzandoli e togliendo loro le ghiandole ‘da puzzola’ in età precoce. Si dice siano più docili: «Bobo non mi ha mai morso – conferma Lolli – ma so che i furetti mordono e le loro zanne sono davvero lunghe…»

Bobo aveva la sua gabbietta, un villino a misura di furetto su due livelli: «Sopra la ‘zona comfort’ con coperta e ciotole – spiega Lolli – sotto, l’area igiene». L’interazione? «Passa per il gioco. Io tra le altre cose gli proponevo un circuito dove saltellando poteva raggiungere bocconcini, ma sono animali dalla carica energetica elevata». E poi le passeggiate: «Aveva pettorina e guinzaglio, ma io su strada lo portavo per lo più in borsa, per non metterlo a rischio, e poi lo posavo a terra nel parco».