Menu
Mostra menu
ANIMALI
SULLA ROTTA DEI CUCCIOLI
12/02/2018
di Margherita D’Amico

I Carabinieri impegnati su tutto il territorio nazionale per bloccare i flussi illegali di animali d’affezione e i maltrattamenti

FOTO BSi stenta ancora, sul piano istituzionale, a conferire adeguato rilievo ai reati che coinvolgono le altre specie. Vuoi perché non di rado agli occhi di amministratori e magistratura si tratta "solo" di animali, ancorché tutelati dalla normativa, vuoi perché si ha difficoltà a comprendere come e quanto parecchie illegalità si ripercuotano sulla società umana.
Questo avviene a dispetto di un'opinione pubblica sempre più sensibile, in particolar modo verso le specie d'affezione o quasi (cani, gatti, cavalli), e malgrado una serie di importanti operazioni portate a termine dalle forze dell'ordine.
Il traffico di cuccioli di razza provenienti da alcuni Paesi dell'Est, importati di frodo in Italia, è ad esempio un fenomeno di vastissime proporzioni, più volte intercettato con successo dai carabinieri, nonché da altri corpi di polizia. Coinvolge, a decine di migliaia ogni anno, gatti ma soprattutto cani allevati oltrefrontiera senza regole né controlli, acquistati a quattro soldi e rivenduti in Italia, e non solo, a prezzi che moltiplicano la cifra investita.

Strappati prematuramente alle madri con gravi conseguenze per la salute psicofisica, privi delle adeguate profilassi, nutriti poco e male, gli animali affrontano lunghe trasferte in condizioni terribili. Fra il 35 e il 50% del carico muore durante il tragitto o nei giorni successivi, magari in casa della famiglia che ha, infine, acquistato il cucciolo. È un rischio calcolato, si lavora sulla quantità e il ricarico sul singolo esemplare è strabiliante. Senza pietà né cura gli animali vengono ammassati nei camion, dentro trasportini angusti e inadeguati, nei bagagliai delle automobili, nelle stive degli aerei, quando non occultati in posti improbabili come, in un caso scoperto nell'estate 2017, all'interno del vano ricavato sotto il sedile di un carro attrezzi.
Si trattava di una dozzina di cuccioli di piccola taglia fra maltesi, chihuahua e bulldog francesi. Viaggiavano da molte ore al buio e fra le proprie deiezioni, senza cibo né acqua, privi di microchip e di regolari passaporti. "Erano spaventati, disidratati, malati, sofferenti. Sul mezzo viaggiavano tre uomini di nazionalità ungherese, ai quali abbiamo contestato reati a partire dal maltrattamento di animali fino all’introduzione illecita di animali da compagnia, con l’aggravante dell’età, assai inferiore alle dodici settimane previste dalla legge” riferì il Capitano Domenico Montalto, comandante della Compagnia dei carabinieri di Rimini che effettuò quel fermo e il conseguente sequestro assieme ai Carabinieri forestale e alle guardie zoofile di Fare Ambiente.

FOTO CIn Ungheria e Slovacchia i cani costano 50, tutt'al più 80 euro. Quelli allevati in Ucraina e Russia arrivano a un massimo di 300 nel caso di razze e mantelli particolarmente ricercati. Il mercato italiano predilige i cagnolini da grembo, principali vittime di questo traffico, ma arrivano anche cuccioli di Golden Retriever, San Bernardo e altri cani di media e grande taglia. Per averne uno, i nostri incauti o ingenui acquirenti sono disposti a spendere fra i 600 e i 5mila euro, cosicché l'investimento frutta dieci, venti volte di più ai venditori. Quasi sempre si configurano i reati di contrabbando, maltrattamento di animali che spesso ne causa la morte (Articolo 544 ter del Codice penale), falsità in certificazioni poiché l’età indicata nei passaporti non è quella reale visto che la minima consentita è tre mesi e 21 giorni (Articolo 484 sul possesso di documentazione falsa), truffa e frode in commercio (Legge 201/2010 sul traffico illecito).

GLI ALLEVATORI
A rendere ancora più complesse le indagini c'è un decreto ministeriale del 28 gennaio 1994 in cui si stabilisce che “non sono imprenditori agricoli gli allevatori che tengono in allevamento un numero inferiore a cinque fattrici e che annualmente producono un numero di cuccioli inferiore alle trenta unità”. Entro tali generosi limiti, ci si può considerare amatoriali e sfuggire ai controlli fiscali e sanitari cui di regola soggiacciono i professionisti. Basta notare la valanga di annunci di cuccioli in vendita da ogni parte per capire quanti approfittino della prima opportunità, che da sola può fruttare al cosiddetto dilettante 30-40mila euro l’anno esentasse. Tale situazione non solo abbandona fattrici e prole a una totale assenza di tutela, ma può aprire un varco invitante a chi sia incline a delinquere.
FOTO D - Luigi Di BattistaCon estrema facilità, infatti, si finge che i cuccioli o le femmine gravide importati illegalmente siano nati in casa. Fotografati, postati su Facebook, inseriti fra le inserzioni di cui pullula il Web, diventano esemplari italiani. Chi lo metterà in dubbio? Capita poi che il medesimo trucco sia messo in atto da certi allevamenti professionali disonesti, oppure che i malcapitati animali siano messi in vendita con disinvoltura nei negozi specializzati.
“Qualche tempo fa, presso un allevamento ufficiale, trovammo cagnolini tenuti dentro gabbie per polli e ceste per la frutta” ricorda il capitano Cristiano Marella, comandante della Compagnia carabinieri di Faenza. “Li nutrivano con carne piena di vermi ricavata da una sorta di macelleria clandestina. C’erano farmaci scaduti e, in un freezer, il corpo di un piccolo maltese. In quell'occasione abbiamo salvato 120 cuccioli provenienti, con ogni probabilità, dal mercato nero". Il titolare patteggiò una condanna di 9 mesi più multa, e furono rinviati a giudizio i veterinari privati e della Asl che avevano certificato l’attività come regolare.

FOTO EMentre il Maggiore Francesco Cinnirella, comandante della Compagnia carabinieri Napoli Stella, descrive l'intervento effettuato nel gennaio 2017 presso un noto negozio di animali del capoluogo partenopeo: "Abbiamo sequestrato dodici cuccioli in pessime condizioni, tanto che due di essi, purtroppo, morirono subito dopo. Erano davvero minuscoli, probabilmente appena consegnati. Niente microchip, provenienza ignota. Otto di loro erano esposti in vetrina come se niente fosse, quando, scoprimmo di lì a poco, il figlio del negoziante aveva già una condanna per reati analoghi".
Il Napoletano, a quanto sembra, è una zona calda. Nel marzo scorso, a seguito di un'indagine della Guardia di Finanza, il Tribunale di Napoli ha ordinato il sequestro di beni riconducibili agli amministratori di tre società apparentemente collegate allo stesso commerciante, che fra il 2011 e il 2016, attraverso l'importazione di 37mila cuccioli, avrebbero realizzato un’evasione fiscale pari a nove milioni di euro. Benché l'indagato si presenti come una figura assai attiva nel settore, i numeri della sua singola impresa suggeriscono la vastità e il peso di questo crudele traffico.