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ANIMALI
STOP AL BRACCONAGGIO
17/05/2017
di Claudio Marrucci

L’attività degli ultimi dieci anni: i cambiamenti normativi, i nuovi orientamenti giurisprudenziali, il servizio imprescindibile del Nucleo Operativo Antibracconaggio


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Per Il Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA) istituito nel 2005 e inserito nell’assetto ordinamentale dell’Arma dei Carabinieri per l’effetto della novella legislativa che ha istituito il Comando delle Unità per la Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare, ha il compito di dirigere da un punto di vista tecnico/operativo le grandi operazioni volte alla repressione dei reati in materia venatoria. Nel corso degli ultimi dieci anni il NOA ha deferito all’Autorità Giudiziaria competente più di 1.000 persone per uccisione e maltrattamento animali, furto aggravato, ricettazione, detenzione illecita di specie protette e super protette dalla normativa nazionale e sovranazionale, porto abusivo e detenzione illegale di armi oltre ad aver posto sotto sequestro alcune decine di migliaia di “trappole di morte”, tra le quali  i tradizionali “archetti”, reti per l’uccellagione, trappole  e richiami elettromagnetici.

 

L’OPERAZIONE ADORNO

L’Operazione Adorno si svolge in provincia di Reggio Calabria dalla fine di aprile aiFOTO D - Foto Michele Mendi primi di giugno in occasione del passaggio più consistente di rapaci migratori, in particolare del Falco Pecchiaiolo.

Qui, il Pernis apivorus è protagonista di una tradizione che dal XVI secolo si è protratta fino a tutto il 1900: ogni primavera migliaia di bracconieri dovevano abbattere almeno un “Adorno” ciascuno per poter conservare la virilità e la tranquillità della famiglia.

Fino all’introduzione della Legge 157/1992, che recepisce la Direttiva comunitaria “Uccelli”, l’abbattimento dei falchi era sanzionato soltanto amministrativamente. Oggi abbattere un falco pecchiaiolo costituisce reato punibile con le sanzioni previste dalla suddetta norma e dalla legge penale sostanziale. Il fenomeno descritto è in forte diminuzione anche grazie all’opera di presidio del territorio compiuta negli anni dal NOA.

 

L’OPERAZIONE PETTIROSSO

FOTO B - Foto Michele MendiDalla fine di settembre alla metà di novembre si svolge l’“Operazione Pettirosso” nelle valli del Bresciano: Val Trompia, Val Sabbia e Val Camonica, snodi fondamentali lungo le rotte migratorie di piccoli passeriformi che si spostano dalle aree di nidificazione, in particolare l’Europa settentrionale, verso quelle di “svernamento” nel bacino del Mediterraneo e nel continente africano. L’Erithacus rubecula, è senz’altro il principale passeriforme preso d’assalto dai cacciatori illegali.

Una leggenda narra che il piccolo passeriforme si sia insanguinato il petto nel tentativo di rimuovere, con il becco, la corona di spine che circondava la testa di Gesù Cristo sulla croce.

L’uccellino, che si alimenta generalmente di insetti, come pure la passera scopaiola, sono tra gli animali più ricercati dai ristoranti locali, perché principali ingredienti di un piatto tipico, la famosa “polentae osei”.

Gli esemplari catturati per essere destinati a richiami vivi, vengono spesso sottoposti a inanellamento con modalità cruente.

 

“IL FURTO VENATORIO”

Con la Sentenza n. 34352 del 27/5/2004 della Suprema Corte, è stata prevista la FOTO Epossibilità, in assenza del titolo abilitativo al prelievo venatorio, di essere riconosciuti colpevoli per il delitto di furto aggravato ex artt. 624 e 625 n. 7 c.p., ovvero di ricettazione nell’ipotesi di acquisto o acquisizione di esemplari derivanti da illecita attività di apprensione.

Analogamente, in caso di uccisione in assenza di “impossessamento” è stata riconosciuta la possibilità di configurare l’ipotesi delittuosa del danneggiamento, prevista e punita dall’art. 635 c.p..

La crescente sensibilità dimostrata nei confronti degli animali, non più considerati come res (cose) ma come esseri senzienti e capaci di esprimere emozioni, ha allargato il campo applicativo dell’art. 544-ter del c.p. (maltrattamento animali) anche in ambito di caccia illegale o di utilizzo di trappole, dando vita così ad un sistema cosiddetto “di doppio binario” prevedendo, accanto alle ipotesi contravvenzionali, le fattispecie di reato-delitto sopra citate.

 

LA PRATICA DEI RICHIAMI VIVI

FOTO COgni anno migliaia di uccelli migratori, tra i quali allodole, cesene, merli, tordi, colombacci e pavoncelle venivano catturati con impianti di reti per la cattura di uccelli vivi, cosiddetti roccoliche venivano appesi intorno ai capanni dei cacciatori, in modo che con il loro canto potessero attrarre altri malcapitati consimili.

Questo “metodo di caccia” contrasta con quanto previsto dalla Direttiva Uccelli 2009/174/CE e pertanto l’Italia è stata sottoposta alla procedura di infrazione n. 2014/2006 ENVI.

Con l’approvazione -il 23 luglio 2015- del Ddl n. 1962 è stato stabilito il divieto della cattura degli uccelli in natura, ma nulla in ordine alla questione dell’uso dei richiami vivi provenienti da allevamento, che continua a essere legittimo. I richiami da allevamento potranno essere utilizzati nella caccia da appostamento.