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ANIMALI
SCIMMIE COME NOI
01/09/2017

L’Italia ospita una cinquantina di Primati. Scopriamo dove sono e come vivono

FOTO AIn Italia sono presenti 49 scimpanzé, 2 oranghi e un gorilla, sparsi un po’ su tutta la Penisola. Le grandi scimmie antropomorfe sono i più evoluti tra i Primati, classificate in pericolo di estinzione nella Lista Rossa IUCN – Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, inserite nell’appendice I della Convenzione di Washington – CITES e sono quindi oggetto di particolare tutela. Le strutture che le ospitano sono Parco Natura Viva di Bussolengo (VR), Safari Ravenna, Centro Tutela Monte Adone Sasso Marconi (BO), Bioparco di Roma, Zoo di Aprilia, Zoosafari Fasano e Bioparco di Sicilia.

UNA GUIDA PER SAPERNE DI PIÙ

Il Jane Goodall Institute Italia, fondato e presieduto da Daniela De Donno, ha effettuato un censimento delle Grandi Scimmie presenti in Italia pubblicato nel volume Scimmie come noi. Conoscere per Salvare. Guida alle grandi scimmie nelle strutture italiane, con contributi di primatologi, ricercatori, educatori e la curiosa testimonianza di un Forestale che negli anni ’90, insieme ai colleghi del servizio CITES ha contribuito a bloccare il traffico di primati in Italia. C’è la foto, il nome, la storia, anche triste, da cui proviene il primate, se è stato sequestrato, confiscato o abbandonato. Si è voluto dare insomma un volto e una storia, degne di un ominide, ad ogni antropomorfa italiana. La guida parla anche del traffico moderno ed illegale di primati, soprattutto scimmie antropomorfe, che ha caratterizzato lo scenario delle illegalità diffuse in Europa e in Italia a danno della biodiversità e degli animali. La storia di Edy e Bingo del Bioparco di Roma, di Jacky e Raffy del Parco Natura Viva, solo per citarne alcuni, sono storie di primati sequestrati e portati laddove potessero almeno incontrare e socializzare con propri simili, invece di vivere in gabbie anguste, senza più neanche l’affetto degli umani, che spesso li allontanano quando diventano grandi e pericolosi.FOTO B

Il libro è stato presentato all’Auditorium Parco della Musica di Roma alla presenza della nota scienziata e conservazionista Jane Goodall che ha trascorso la vita a studiare gli scimpanzé nelle foreste della Tanzania. Il Generale Ricciardi, Comandante delle Unità per la Tutela Forestale, Ambientale ed Agroalimentare (CUTFAA) dell’Arma dei Carabinieri, ha sottolineato come l’accogliere l’eredità forestale nell’Arma abbia aperto un mondo nuovo, un nuovo modo di sentire e una nuova cultura che rendono più efficace la tutela ambientale a 360 gradi. La primatologa Elisabetta Visalberghi ha invece sottolineato l’importanza della pubblicazione della Guida nella quale viene incoraggiato l’intervento attivo per migliorare le condizioni di vita in cattività dei primati e ha ringraziato il Servizio CITES per la venticinquennale collaborazione.

 

IL JANE GOODALL INSTITUTE

La lunghissima ed intensa esperienza nello studio degli scimpanzé di Jane Goodall, Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana nonché Messaggero di Pace delle Nazioni Unite, ha messo in moto un circolo virtuoso che a partire dai primati è arrivato a coinvolgere l’intera vita del Pianeta nella sua complessità e biodiversità. Nel 1997 Jane fonda il Jane Goodall Institute che ha scopi filantropici ed ambientalisti, con numerose sezioni in tutto il mondo e si occupa di molti progetti: Sanganigwa Project in Tanzania nei pressi del Gombe National Park, Roots & Shoots (radici e germogli) coinvolge i giovani in programmi di sviluppo culturale e di sensibilizzazione in merito alla tutela dell’ambiente e degli animali, So like us (così come noi) promuove il miglioramento delle condizioni di vita in cattività degli scimpanzé. Altri progetti sono in corso in Congo, Egitto e Sud Africa. Il messaggio di Jane è che proprio l’essere umano, con la sua immensa capacità intellettiva, sta causando la distruzione del Pianeta con la sfrenata corsa al profitto a tutti i costi, un sistema insostenibile a livello ambientale. Gli uomini possono fare la differenza verso un ritorno ad uno stile di vita più rispettoso della natura.

Box verde

COSÌ SIMILI A NOI

I grandi primati, che non va dimenticato condividono con noi il 98% del DNA, sono stati chiamati così da Linneo a metà del ‘700 e poi messi nel loro taxon come pongidi, da una prospettiva, per forza di cose, antropocentrica. Primate significava “migliore” per il semplice fatto, imbarazzante secondo gli studiosi, di essere simili all’uomo, pur non essendo umani. Solo alla fine del ‘900 sono stati classificati come Hominidae, la stessa famiglia tassonomica di Homo sapiens, e poca pubblicizzazione è stata data a questo dato, visto che le grandi scimmie continuano ad essere oggetto, più di altre specie, di maltrattamenti da parte delle persone. Mangiati, catturati per vezzo, per divertimento in zoo e circhi, per la ricerca biomedica (epatiti, HIV, ebola, ecc.), o ancora per essere trasformati in buffi pets: questa è stata, per secoli, la vita degli scimpanzé, dei gorilla, degli oranghi. Questi esseri viventi, capaci di provare emozioni, differiscono da noi solo per la mancanza della parola. Infatti, oltre all’utilizzo di utensili, gli scimpanzé sono in grado di comprendere il linguaggio dei segni e quello del computer.