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ANIMALI
IN CERCA DEL LUPO
19/02/2021
di Giancarlo Papitto

Per la prima volta da quando è protetto, istituzioni nazionali e Carabinieri uniscono le forze per fotografarne distribuzione e consistenza dalle Alpi alla Calabria

FOTO A

Il lupo (Canis lupus) è una specie di interesse comunitario tutelata da numerose convenzioni internazionali, direttive comunitarie, nonché norme nazionali. Si citano la Convenzione di Berna che ne prevede una speciale protezione e ne proibisce la cattura, l’uccisione, la detenzione ed il commercio, la Convenzione di Washington che inserisce le popolazioni di lupo italiane nell’Appendice II della CITES, la Direttiva Habitat (92/43/CEE), recepita dall’Italia con DPR 8 settembre 1997 n. 357 e dalla legge 11 febbraio 1992 n. 157 che pongono il lupo tra le specie particolarmente protette, anche sotto il profilo sanzionatorio.

L’Arma dei Carabinieri, attraverso il Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari e il dipendente Comando per la Tutela della Biodiversità e dei Parchi, è competente per l’attuazione delle suddette disposizioni, sulla base di quanto previsto dal decreto legislativo 19 agosto 2016 n. 177. Il monitoraggio della distribuzione e consistenza del lupo in Italia, previsto dal DPR 8 settembre 1997 n. 357 di recepimento della Direttiva Habitat (92/43/CEE), così come modificato e integrato dal DPR 120/2003, è uno strumento essenziale per valutare l’evoluzione dello stato di conservazione della specie e l’efficienza delle misure gestionali messe in atto dalle Amministrazioni locali e regionali.

FOTO BLA COLLABORAZIONE ISTITUZIONALE

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha ricevuto il mandato dal Ministero dell'Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) per produrre una stima aggiornata della distribuzione e consistenza del lupo a livello nazionale. L’ISPRA ha pertanto richiesto la collaborazione istituzionale, prevista dal protocollo d’intesa sottoscritto in data 5 gennaio 2018 col Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri. Come ben spiega il Dott. Piero Genovesi, responsabile del Servizio Coordinamento Fauna Selvatica dell’Istituto: “Il lupo è una delle specie più conosciute in Italia, ma anche una delle più elusive e difficili da studiare. Tutti i progetti finora attivati su questo carnivoro hanno avuto carattere locale e circoscritto nel tempo, limitando la possibilità di produrre una stima accurata a livello nazionale; a tale scopo abbiamo coinvolto tutti gli enti territoriali, partendo da Regioni e Parchi Nazionali ed abbiamo attivato una collaborazione con i Carabinieri Forestali”. Il ruolo di questi ultimi è particolarmente delicato, non solo per l’impegno tecnico-scientifico, ma anche per i risvolti socio-economici. Infatti, i militari sul territorio rappresentano gli unici attori istituzionali in grado di mitigare i conflitti sociali tra i diversi attori interessati alla gestione del predatore, cercando di contemperare le esigenze di conservazione del lupo con le legittime aspettative delle popolazioni locali per quanto riguarda lo svolgimento di attività economiche, soprattutto nel settore zootecnico. Gli esperti di ISPRA, con il supporto di un pool di ricercatori universitari, hanno combinato in modo estremamente innovativo un disegno di campionamento probabilistico con le più avanzate tecniche di indagine sperimentate sulla specie, per ottenere una stima della popolazione del lupo e della sua distribuzione.

FOTO DIL RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI

Come contributo al Piano di monitoraggio nazionale del lupo la specialità forestale dell’Arma mette in campo oltre 450 Stazioni Carabinieri Forestali e Parco per un impiego complessivo di quasi 1.000 militari.

Occorre evidenziare come il monitoraggio del lupo non sia privo di difficoltà. Molte e diverse limitazioni logistiche sono il primo inevitabile ostacolo da superare per applicare l’approccio teorico-scientifico al contesto reale: l’ampiezza dell’area da sottoporre al campionamento, la raccolta di dati in contemporanea in aree anche spazialmente molto lontane e con caratteristiche ecologiche diverse, l’accessibilità ad aree sottoposte a diversa gestione territoriale, l’applicazione di tecniche che richiedono notevoli risorse umane. L’ISPRA ha assicurato un percorso formativo dei militari che, anche a causa della pandemia in corso, si è svolto parte in presenza e parte tramite moduli online, utilizzando protocolli standardizzati impiegati anche in altri Paesi europei. Va infine ricordato come, per l'ambito alpino, il coordinamento del monitoraggio sarà assicurato dal Centro di referenza Regionale Grandi Carnivori (CGC) nell’ambito del nuovo progetto LIFE WolfAlps EU, di cui è partner associato.

I risultati del monitoraggio nazionale forniranno una base di conoscenza scientifica credibile e autorevole affinché il MATTM possa impostare, per quanto di propria competenza, le politiche di gestione del Lupo attraverso un nuovo Piano d’azione nazionale, aggiornando quello del 2002, e tenendo conto dell’evoluzione dello stato di conservazione della specie e delle problematiche emergenti dai vari contesti territoriali.

All’Arma dei Carabinieri consentirà, tra l’altro, di individuare le aree di maggior frequentazione dei branchi di lupo e quindi, in considerazione dei diversi scenari geografici e socioeconomici, le zone critiche (hotspot) dove, a seguito di una attenta analisi del fenomeno criminale “Bracconaggio Lupo”, concentrare le attività di prevenzione dei reati in danno alla fauna. I dati del monitoraggio alimenteranno, infatti, uno specifico portale denominato Geocarnivori Lupo sul sistema C-SIFA dell’Arma.

FOTO EIL CAMPIONAMENTO

Come indicato nelle “Linee guida e protocolli operativi per il monitoraggio nazionale del lupo in Italia” si svolge da ottobre 2020 a marzo 2021. Il lavoro si sviluppa in due fasi, Campionamento Estensivo e Campionamento Intensivo, secondo una griglia a celle di Km 10x10 con uno sforzo di campionamento di 3 transetti (i percorsi in cui si prevede di incontrare segni di presenza del lupo) e 3 ripetizioni per cella a campionamento estensivo, 6 transetti e 6 ripetizioni per cella a campionamento intensivo. Verranno perlustrate circa 1.000 celle.