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ANIMALI
IL RISVEGLIO DELL’ORSO
21/04/2020
di Francesca Buoninconti

La fine del letargo è un momento molto delicato, specie per le femmine che hanno dato da poco alla luce i cuccioli

FOTO APERTURA

Nel cuore dell’Appennino italiano, tra le faggete del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) di recente riconosciute patrimonio UNESCO, sopravvive una popolazione di una cinquantina di orsi, fiore all’occhiello della biodiversità dello Stivale. Stiamo parlando dell’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), una sottospecie dell’orso bruno (Ursus arctos arctos) endemica dell’Italia centro-meridionale. Una specie che vive dunque solo qui. E che, a causa delle piccole dimensioni della popolazione, oggi è indicata come specie in “pericolo critico” nelle Liste Rosse dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), che si occupa proprio di censire e valutare il rischio di estinzione delle specie animali e vegetali che popolano il nostro pianeta. Tutelare gli orsi marsicani è un dovere di tutti: istituzioni e cittadini. E il periodo tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, ovvero l’uscita dal letargo, è particolarmente delicato per questa specie che con l’uomo ha un rapporto difficile.

Precisiamo che gli orsi possono uscire dalle tane dove passano il letargo anche nelle giornate invernali non particolarmente fredde, ma con l’arrivo della primavera escono definitivamente “allo scoperto” e le femmine hanno qualcuno in più cui badare: i cuccioli. Tra dicembre e gennaio, infatti, le orse danno alla luce da uno a tre piccoli, che alla nascita pesano fino a 500 grammi e che all’uscita dalla tana arrivano a pesare già 2-3 chilogrammi.

orsi_marsicani_graf2019PRIMO, NON DISTURBARE

In queste occasioni bisogna dunque prestare molta attenzione e seguire le buone norme di comportamento. Innanzitutto gli orsi non vanno disturbati. Se si ha la fortuna di incontrarli durante una passeggiata non bisogna avvicinarsi, né tantomeno fornirgli del cibo. È sempre bene ricordarsi che sono animali selvatici e come tali vanno rispettati: in natura siamo noi gli ospiti. Piuttosto è bene rimanere a distanze ragguardevoli e osservare gli orsi con binocoli o cannocchiali. E se si teme che l’orso possa essere in pericolo, avvertire i Carabinieri Forestali.

L’uscita dal letargo, soprattutto per le femmine che hanno al seguito i cuccioli appena nati, è un periodo decisamente stressante. Le madri hanno allattato i cuccioli nella tana e hanno bisogno di ricostituire le riserve energetiche. Dovranno poi insegnare ai cuccioli – che resteranno con loro per un paio d’anni – a diventare indipendenti, offrendo loro tutti gli strumenti necessari alla sopravvivenza. Bisogna riconoscere i pericoli (tra cui l’uomo e le strade), conoscere il territorio in cui si muovono e procacciarsi il cibo autonomamente.

La dieta dell’orso marsicano è composta all’80% da vegetali. Si nutre infatti di tarassaco, cicorie, carota selvatica, sedano dei prati, pimpinella, erba medica, trifoglio, frutta, bacche, radici e tuberi.

Non disdegna le proteine di origine animale, che recupera predando il bestiame (ovini soprattutto), nutrendosi di carcasse e di insetti come le formiche e le larve, ma anche miele.

L’inizio del 2020 e la primavera di quest’anno delineano carichi di responsabilità per la salvaguardia dell’orso marsicano. Il 2019 è stato infatti un anno da record per il numero di cuccioli nati. “Grazie al monitoraggio dei nuclei familiari delle femmine con i cuccioli, effettuato in contemporanea, nell’area del Parco abbiamo contato in totale ben 16 cuccioli nati da 9 femmine. E se vogliamo dirla tutta, grazie al lavoro svolto dalla Rete di Monitoraggio Abruzzo e Molise, cui offrono un contributo determinante i Carabinieri Forestali, sono stati osservati altri due cuccioli al seguito di una femmina nell’area esterna al Parco. Nel 2019 quindi parliamo di 18 cuccioli e 10 femmine in totale. Un dato eccezionale, mai registrato prima” spiega il Colonnello Luciano Sammarone, neo-direttore del Parco. “Oramai sono 14 anni che il Parco ha avviato quest’attività di monitoraggio, svolta ogni anno con la preziosa collaborazione dei Carabinieri Forestali, di altre istituzioni e dei volontari e i risultati si vedono: questo è il quarto anno consecutivo in cui si osservano più di 10 nati l’anno. Ciò vuol dire che la popolazione sorgente, quella del Parco, sta bene”. Ma bisogna tutelarla e la tutela non può che passare da una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini.

orsoTANTI NUOVI CUCCIOLI

Quest’anno poi sarà necessaria un’attenzione maggiore del solito: tra febbraio e marzo, le femmine uscite dal letargo con i cuccioli si sono aggiunte ai 18 nati nel 2019 e sopravvissuti fino ad oggi. In questa fase le femmine possono anche avvicinarsi ai centri abitati in cerca di cibo o attraversare strade per spostarsi e magari conquistare nuovi territori, ed è in questi momenti che diventano particolarmente vulnerabili.

Non dobbiamo dimenticare che il 2019 è stato infatti anche un anno difficile per le orse. Il 25 luglio una femmina di circa sei anni è stata investita sulla strada statale 652, all’altezza di Rionero Sannitico (IS). Nella notte tra il 24 e il 25 agosto, l’orsa Sebastiana è stata inseguita per le strade di Pescasseroli e separata dai suoi 3 cuccioli, di cui uno non è stato più trovato. E poi ancora la sera della vigilia di Natale, l’alta velocità ha fatto un’altra vittima: un’orsa con al seguito un cucciolo, fortunatamente salvo. Purtroppo uno dei pericoli più grossi per l’orso marsicano – soprattutto per le mamme in primavera e in estate – è rappresentato proprio dalle strade che attraversano il Parco e l’area periferica, dove i limiti di velocità sono ben segnalati, ma poco rispettati.

Per questo il PNALM, insieme al Parco della Majella e con la collaborazione dell’Anas, ha attivato il progetto Life SafeCrossing, che mira a tutelare l’orso, in primis, nei suoi spostamenti. Ma l’appello ai cittadini tutti resta invariato: rispettare i limiti di velocità è fondamentale per la propria incolumità e per quella della fauna selvatica. Gli orsi non vanno inseguiti in auto, né abbagliati: qualora se ne incontrasse uno mentre si è alla guida bisogna invece rallentare o fermarsi in sicurezza, e aspettare che il mammifero prosegua per la sua strada.

“Se vogliamo assicurare un futuro all’orso marsicano, dobbiamo garantire la sopravvivenza delle femmine riproduttive e dare loro la possibilità di colonizzare nuovi territori, al di fuori del Parco” continua Sammarone. “L’orso ha bisogno di grandi spazi e gli va gradualmente riconsegnato il suo territorio naturale con l’impegno delle istituzioni e il supporto di cittadini, residenti e turisti” conclude il Colonnello.

Quello che manca davvero agli orsi marsicani è una maggiore consapevolezza degli automobilisti, dei cittadini e dei fotografi a caccia di immagini dei cuccioli, che dovrebbero confrontarsi con la fauna selvatica con maggiore coscienza e rispetto.

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