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ANIMALI
HO UCCISO UN PO’ DI LUCERTOLE
12/02/2018
di Gianluca Felicetti (Presidente LAV)

In aumento la zoocriminalità giovanile sintomo di comportamenti aggressivi, antisociali e difficoltà nei rapporti con i coetanei

FOTO C1È morto tra atroci sofferenze Frugolino, un gattino usato come palla da calcio da una baby gang in provincia di Treviso. Soccorso e recuperato da un uomo, il piccolo micio non ce l’ha fatta, troppo gravi le lesioni subite mentre veniva preso a calci dai bulli. Incuranti del fatto che quello che strattonavano senza pietà e facevano volare da una parte all’altra del cortile, da un piede all’altro, scalciando con violenza, era un essere vivente.
Più a sud, involontario protagonista il cane Angelo in provincia di Cosenza. Il Tribunale di Paola nel maggio scorso ha condannato i minorenni responsabili per aver agito "in concorso tra loro e con crudeltà e senza necessità, di un medesimo disegno criminoso, torturando un cane randagio, catturandolo, impiccandolo ad un albero, stringendogli una fune intorno al collo, colpendolo ripetutamente e con violenza fino a cagionare la sua morte", filmando il tutto per, poi, postarlo sul web. Il rito abbreviato ha permesso ai quattro di ottenere uno sconto di pena che, altrimenti, prevede due anni di reclusione.
Cosa succede? Oltre ai reati contro gli animali commessi dai maggiorenni dobbiamo registrare un passo indietro proprio nella giovane generazione. Questo tipo di violenza è sempre esistita. Certamente ora, e per fortuna, ci sono denunce, da tredici anni c’è un Codice penale cambiato e più efficace sul tema. Questi maltrattamenti, queste uccisioni, ora fanno notizia. Prevenirli significa innanzitutto capirne le radici. Un’indagine su preadolescenti e animali svolta nelle scuole medie, realizzata dal responsabile dell’Osservatorio zoomafia LAV Ciro Troiano, è stata presentata al XXXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Criminologia a Siena. La ricerca, intitolata “Ho ucciso un po’ di lucertole” - disponibile su www.lav.it - analizza la zoocriminalità minorile in generale e il comportamento empatico dei bambini verso gli animali. Attraverso un questionario somministrato anonimamente a 1.500 alunni di varie parti d’Italia il volume esplora il mondo interiore dei ragazzi e il loro modo di vivere le relazioni con chi è più debole o vittima.

FOTO A - APERTURAEmerge chiaramente dalla analisi dei dati che il maltrattamento non è generato dalla paura degli animali. Gli studenti che hanno dichiarato di aver maltrattato animali e anche di aver paura degli animali sono appena due, un maschio e una femmina. Di più quelli che hanno anche dichiarato di aver paura solo di alcuni animali, ma la percentuale è minima: per appena il 7,9% di quelli che hanno maltrattato animali le specie di cui hanno paura e quelle oggetto di maltrattato coincidono in tutto o in parte. La paura, quindi, se incide sulla genesi degli atti violenti contro gli animali lo fa in modo del tutto residuale. Un numero ben maggiore, il 12,2%, ha invece assistito a violenze sugli animali commessi da familiari adulti. L’esposizione continua a forme di violenza, anche se solo come spettatori, può portare alla desensibilizzazione nei riguardi della sofferenza altrui e all’assuefazione alla violenza stessa. La cultura in cui si sviluppano forme di violenza contro gli animali ha come riferimento un modello di vita basato sulla prevaricazione, l’aggressività sistematica, il disprezzo per le ragioni altrui: una vera coltura per i bacilli dell’intolleranza e dell’illegalità. Quali valori può apprendere un bambino costretto a partecipare emotivamente, se non materialmente, alla tortura di un animale?

FOTO CIl tema della violenza nei riguardi degli animali è inoltre strettamente collegato al tema della violenza nei riguardi degli esseri umani e dei comportamenti antisociali in genere.
“Da decenni in criminologia e in psicologia la ricerca presta attenzione agli effetti e alle conseguenze del coinvolgimento, in modo diretto o indiretto, dei bambini o degli adolescenti a forme di violenza – scrive Troiano nella ricerca - le conseguenze più significative possono essere lo sviluppo di comportamenti aggressivi e antisociali e, in ogni caso, la difficoltà nei rapporti con i coetanei e nei rapporti sociali in genere. È ancora diffusa la convinzione che i bambini autori di abusi nei riguardi di animali non fanno altro che compiere un percorso quasi obbligato nel cammino della loro crescita. Nulla di più sbagliato. La ricerca ha spiegato che quei bambini che maltrattano animali lo fanno in risposta a un disagio e sono molto probabilmente loro stessi vittime di altre violenze, il più delle volte commesse proprio dalle figure più significative per loro”.
Resta il fatto positivo che la stragrande maggioranza degli studenti intervistati è contro ogni forma di maltrattamento e sensibile alla causa dei diritti animali e questo è davvero un bel segnale per un futuro migliore.
Per questo sono importanti le politiche tese all’educazione e al rispetto di tutti i viventi. Tanto più alla luce di questa ricerca speriamo però che quanto prima si attuino i programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado, ai fini di una effettiva educazione degli alunni in materia di etologia comportamentale degli animali e del loro rispetto, come previsto dalla Legge 189 del 2004. Un contributo concreto per prevenire la violenza, contro chiunque esercitata.