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ANIMALI
CANI E GATTI BOOM DI ADOZIONI
16/08/2021
di Bianca Iacorossi

Durante il lockdown è tornato a crescere il numero degli animali che hanno trovato casa. Dopo tre anni di trend negativo, invertita la tendenza. In aumento però anche i furti dei nostri amici a quattro zampe e il rischio di abbandono

Foto A

Se per molti di noi il 2020 è stato un annus horribilis, ai nostri amici a quattro zampe è andata decisamente meglio. Secondo l’ENPA hanno trovato casa in Italia 8.100 cani e 9.500 gatti, oltre il 15% in più rispetto al 2019, per un totale di 17.600 animali domestici. "Questo forse - ha commentato Carla Rocchi, Presidente Nazionale ENPA - è il piccolo miracolo della pandemia. Un miracolo che ha visto protagonisti gli animali presenti nelle nostre case, che con il loro affetto ed amore incondizionato ci hanno aiutato in questo momento difficile. Ma va evidenziato anche l'insostituibile ruolo dei volontari, i quali in pieno lockdown hanno incrementato il loro impegno".

In alcune città le percentuali di animali che hanno trovato una famiglia sono arrivate anche al 20 o al 40. È il caso di Treviso, dove su 147 cani ne sono stati adottati 100. O quello di Perugia, dove sono stati adottati 96 cani (anche disabili ed anziani) e 70 gatti. Ci sono poi situazioni come quella di Monza, dove il rifugio ENPA è rimasto a dicembre addirittura privo di cani da adottare.

Anche in zone del Sud dove il randagismo è endemico, le adozioni sono aumentate. A San Severo in provincia di Foggia siamo passati dai 106 cani del 2019 ai 161 del 2020. Hanno trovato casa anche tanti quattro zampe sopra i due anni. Complice la pandemia e la difficoltà degli spostamenti, sono aumentate le adozioni in loco nel Sud Italia, in particolare in Sicilia, Puglia e Campania, con un +40%.

Il lockdown evidentemente ha fatto riscoprire il senso della famiglia. Persone divise dagli impegni scolastici e dal lavoro hanno riassaporato lo stare insieme. E in molti, in questo contesto di intimità, è maturata l’idea di prendere con sé un cane o un gatto.

Nelle case italiane attualmente abitano 15 milioni di pet: 7,3 milioni di gatti, 7 milioni di cani, conigli, criceti, uccelli, pesci e rettili. La loro presenza è un grande conforto e i mesi difficili trascorsi ce lo hanno confermato. Gli animali sono membri importanti delle nostre famiglie e richiedono cure, impegno e cibo quotidiano. Tuttavia l’Associazione rileva anche due aspetti negativi.

FOTO BIL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

La crisi sanitaria dettata dal Covid-19 ha messo in ginocchio diverse persone da un punto di vista economico. Tanti i cittadini che hanno avuto difficoltà a sfamare gli animali o ad affrontare le spese veterinarie. Sono aumentate, infatti, del 20% le cessioni di animali fra privati legate all’economia familiare o alla morte prematura dei proprietari degli animali. Il secondo aspetto negativo è legato ai casi di maltrattamento aumentati durante il lockdown, numerose le segnalazioni a cui hanno fatto seguito diversi sequestri.

NON SONO GIOCATTOLI

I pet non sono accessori o giocattoli, sono parte integrante dei nostri nuclei famigliari e quando si decide di adottarne uno per soddisfare un nostro desiderio, è bene tener conto di tutte le conseguenze delle nostre scelte. Non possono essere i nostri amici animali a pagarne poi le spese. Si stima che ogni anno in Italia vengano abbandonati in media 80.000 gatti e 50.000 cani, più dell’80% dei quali rischia di morire in incidenti, di stenti o a causa di maltrattamenti. L’abbandono è un reato punito con l’arresto fino a un anno o con una multa fino a 10.000 euro. Si lasciano in strada animali tutto l’anno, ma le punte massime si registrano nel periodo estivo (25-30%) e subito dopo la stagione venatoria (30%). Abbandonare non significa solo commettere un’azione eticamente inaccettabile e un reato, significa anche mettere a repentaglio delle vite. Spesso, infatti, gli animali disorientati e impauriti vagano in strada con grave rischio per sé stessi e per gli automobilisti. L’abbandono va ad incrementare anche il fenomeno del randagismo molto radicato nel Sud Italia.

Quello canino rappresenta una seria minaccia alla sopravvivenza del lupo a causa degli accoppiamenti. Se l’incrocio avviene tra una lupa e un maschio di cane, questi ibridi possono mettere in serio pericolo la conservazione del patrimonio genetico del lupo perché i cuccioli, dopo essere stati allevati dalla madre, si uniscono ai branchi selvatici. Tra questi, appunto, sempre più spesso si notano individui scuri o con colorazioni anomale. Si tratta, quindi, di una forma di “ibridazione non naturale” che, favorita direttamente o indirettamente dall’uomo, può trasmettere al lupo caratteri fisici, comportamentali e fisiologici di origine canina e quindi non adatti alla vita selvatica e al ruolo di superpredatore.

FOTO DLADRI DI ANIMALI

Purtroppo i nostri amici a quattro zampe sono al centro anche di un altro fenomeno oltre a quelli dell’abbandono e del randagismo: il furto. Un business divenuto negli ultimi anni mondiale.

Solo in Italia si registrano oltre mille denunce l’anno, ma i casi reali sono molti di più.

Nel nostro Paese in media vengono sottratti quasi tre cani al giorno. Secondo il Tenente Colonnello Stefano Testa della Sezione Operativa Antibracconaggio e reati in danno agli animali (SOARDA) del Raggruppamento CITES dei Carabinieri “rubare un amico a quattro zampe spesso si rivela un buon affare per il ladro. Cani da caccia o da tartufo arrivano a valere anche 15mila euro sul mercato nero. Meno redditizio, il furto di cani da compagnia, molto dipende dalla razza e dall’età. In questi casi l’affare si aggira attorno ai mille euro per cucciolo”. A differenza di Paesi come la Gran Bretagna o gli Stati Uniti dove spesso i furti sono legati a richieste di riscatto economico (nel febbraio scorso una banda di professionisti ha rapito i bulldog francesi della cantante e attrice Lady Gaga), in Italia il furto è sempre fine a sé stesso. Per le autorità inglesi l’aumento dei furti dei cagnolini nel Regno Unito (+20%) sarebbe legato al rincaro dei prezzi di vendita dei cuccioli, più richiesti durante la pandemia.

I furfanti, soprattutto se si tratta di cani da tartufo, tagliano la rete del box che ospita il cane e portano via l’animale. Poi lo ripuliscono. Il ladro con un transponder trova il microchip, lo estrae e ne inserisce uno nuovo, così da rendere l’animale non più riconducibile al padrone. Quindi viene venduto quasi sempre in un’altra regione. Stesso copione per i Bretoni, i Segugi, il Bracco o i Setter, tutte razze impiegate nella caccia. Per quanto riguarda i furti di cani da compagnia la modalità è un po' diversa. I ladri, che si introducono negli appartamenti per rubare gioielli, se trovano un cane che appartenga alle razze Jack Russell, Bassotto, Pinscher, Barboncino, Bulldog inglese o Cocker, tendono a portarlo con sé per poi rivenderlo sul mercato nero.

È quindi necessario prestare molta attenzione e proteggere i nostri cuccioli da questi malviventi e avvisare, in caso di pericolo, immediatamente l’Arma dei Carabinieri