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ANIMALI
LO STAMBECCO ALPINO
04/09/2020

a cura del Servizio biodiversità e ricerca scientifica del Parco Nazionale Gran Paradiso


Il re delle pareti rocciose, a livello genetico, è una specie potenzialmente vulnerabile


FOTO APERTURA
Nell'immaginario collettivo lo stambecco è un animale forte e possente, in grado in pochi balzi di coprire distanze considerevoli e di arrampicarsi su pareti scoscese senza il minimo sforzo apparente. Ed in realtà è proprio così, questa specie rupicola ha una muscolatura molto potente accompagnata da un'agilità quasi incredibile, viste le sue forme pesanti. È inoltre molto resistente ai rigidi inverni, anche se non perfettamente adattato alle nevicate troppo abbondanti.

Eppure, osservato da un'altra prospettiva, lo stambecco è anche estremamente fragile. Questa prospettiva è la genetica, per la quale lo stambecco è una specie potenzialmente vulnerabile. Per comprendere tutto ciò è necessario fare un balzo a ritroso nel tempo di qualche secolo: l'avvento delle armi da fuoco ha portato la specie alla quasi completa estinzione alla fine del 1800. Nel lontano 1856 Vittorio Emanuele II istituì la Riserva Reale di caccia del Gran Paradiso dando avvio, forse non consapevolmente, al salvataggio dello stambecco alpino dall'estinzione. La specie a quel tempo era infatti confinata in una piccolissima porzione di territorio sul massiccio della Grivola e le stime dicono che fossero rimasti solo 100 esemplari: gli unici sopravvissuti di una specie un tempo diffusa su tutte le Alpi ma decimata dalla caccia e dalla diffusione delle armi da fuoco. L'istituzione della Riserva di caccia e con essa di un Corpo di guardie che impedivano la caccia ad altri che non fossero il re, evitò la completa estinzione della specie e il numero di animali tornò ad aumentare progressivamente. A partire dall'inizio del 1900 numerosi eventi di reintroduzione riportarono lo stambecco prima in Svizzera e poi su tutto il resto delle Alpi dove ancora oggi lo possiamo ammirare.

La storia del salvataggio e della reintroduzione dello stambecco rappresenta uno dei più grandi successi della conservazione della natura a livello mondiale. Gli anni Ottanta e Novanta hanno visto un numero difficilmente calcolabile di eventi di traslocazione e fondazione di nuove popolazioni. Grazie ad enormi sforzi di molti Enti e Aree protette lo stambecco è nuovamente presente su tutto l'Arco alpino e oggi possiamo contare circa 180 popolazioni diffuse dalle Alpi Marittime alla Slovenia per un totale di più di 50.000 esemplari!

 

FOTO B 

IL PATRIMONIO GENETICO

Purtroppo, questa storia non è trascorsa senza conseguenze e lo stambecco attuale non è esattamente lo stesso che popolava le Alpi secoli fa. Nuove minacce mettono in pericolo la sua conservazione. Intendiamoci: è rimasto il maestoso re delle pareti rocciose dove si arrampica agilmente; l'aspetto e il comportamento sono ancora gli stessi che hanno affascinato generazioni di frequentatori delle montagne sin dall'antichità. Quello che è cambiato, o meglio, che è andato irrimediabilmente perduto, è parte del suo patrimonio genetico. Eventi come la quasi estinzione subita dallo stambecco vengono definiti, a livello genetico, dei colli di bottiglia, e hanno importanti conseguenze. Durante il collo di bottiglia infatti gran parte della variabilità genetica viene persa e con essa il potenziale adattativo della specie ai cambiamenti che avvengono nell'ambiente.

Negli ultimi anni, l'osservazione dell'insorgenza di epidemie (come ad esempio la rogna nelle Alpi orientali) che hanno portato all'estinzione locale alcune popolazioni o, addirittura (come nel caso della brucellosi degli stambecchi di Bargy in Francia), alla drastica decisione di abbattere intere colonie, ha portato i ricercatori ad interrogarsi su quali siano le connessioni tra la variabilità genetica e le patologie di questa specie e quali le conseguenze per la conservazione. È infatti noto che la riduzione della variabilità genetica può diminuire anche la capacità del sistema immunitario di rispondere all'attacco dei patogeni. Se gli individui sono molto diversificati tra loro a livello genetico, in caso di arrivo nella popolazione di un agente patogeno, è maggiore la probabilità che vi sia qualche esemplare in grado di resistere all'infezione o di guarire. Se invece la variabilità è bassa (o è quasi nulla come nel caso dello stambecco) vi sono poche probabilità che vi sia qualche individuo resistente e questo può essere letale per la popolazione. Tuttavia, al momento non vi sono informazioni precise che consentano di prevedere come lo stambecco potrebbe rispondere ad eventuali epidemie.

Inoltre, se il potenziale adattativo della specie è ridotto, sono ridotte anche le sue possibilità di adeguarsi ai cambiamenti ambientali in corso: il delicato equilibrio tra l'ambiente e le esigenze ecologiche della specie sembra infatti in pericolo. L'aumento delle temperature spinge gli animali sempre più in alto, dove l'erba è presente in minore quantità; lo scioglimento precoce della neve causa l'anticipo della stagione vegetativa che non è più sincronizzata con il delicato periodo delle nascite dei capretti e, infine ma non meno importante, l'abbandono del pascolo da parte dell'uomo porta all'avanzamento dei boschi a discapito delle praterie, ambienti fondamentali per l'alimentazione dello stambecco. La conservazione della variabilità genetica e azioni volte ad un suo incremento sono quindi fondamentali per conservare questa maestosa specie e per consentirle di continuare a popolare le Alpi.