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AMBIENTE
Vorrei che l'Italia diventasse un Paese Parco
07/06/2019

di Sergio Costa
[Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare]


Un’idea di gestione virtuosa del territorio, inclusiva e fonte di opportunità

 


FOTO A - DIDA LUNGA
Baunei, Baccu Goloritzè in Sardegna - Monumento Naturale dal 1993, è un litorale selvaggio e incontaminato. I parchi possono offrire nuove opportunità di sviluppo sociale ed economico ai territori e soprattutto ai giovani.

L’Italia è uno dei Paesi con il più alto tasso di biodiversità in Europa. Abbiamo 5.600 specie vegetali, pari al 50% di quelle europee, e oltre 57.000 specie animali, ovvero il 30% di quelle presenti nell'intero continente. Una ricchezza che si concentra in una superficie pari a un trentesimo di quella europea. Uno scrigno di tesori da preservare e valorizzare.

La tutela e la valorizzazione della natura e degli habitat contenuti nelle aree protette sono centrali nella nostra azione di governo. I parchi sono uno scrigno di biodiversità da conservare gelosamente, e possono anche offrire nuove opportunità di sviluppo sociale ed economico ai territori e soprattutto ai giovani. Il mio sogno, e il mio progetto di governo dell’ambiente, è di far sì che l’Italia diventi un “Paese Parco”. Cosa vuol dire? Concretamente, stiamo lavorando per poter realizzare una serie di condizioni vantaggiose per chi risiede, lavora, vive i parchi. Immagino un unico grande “sistema Parco” in Italia da nord a sud.

Mi piacerebbe che chi vive in un’area protetta, in un territorio quindi vincolato, dove si applicano i più elevati standard ambientali, potesse trarne anche un vantaggio fiscale. È la cosiddetta fiscalità di vantaggio, stiamo lavorando per inserirla nella Finanziaria 2020: vogliamo incentivare le comunità a far parte dei parchi e costruire le migliori condizioni affinché ciò accada.

Stiamo dotando i parchi di veicoli elettrici, lavorando a bandi per il fotovoltaico e l’efficientamento energetico, abbiamo coinvolto presidenti in campagne plastic free, lanciato un bando per l’educazione ambientale per le scuole che risiedono nei parchi: e sono solo i primi passi. Recentemente ho presenziato, a Oslo, al gemellaggio e all’accordo di collaborazione tra il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e degli Alburni e quello norvegese di Ytre Hvaler per la realizzazione di sinergie e progetti congiunti di formazione e ricerca. Intendo questo per Italia Paese Parco: un format che costituisca anche un modo virtuoso di gestione del territorio

Parallelamente, ritengo che sia importante la questione delicata delle nomine dei presidenti dei parchi. Bisogna scegliere i migliori profili a disposizione attraverso un’ampia selezione di curricula, evitando le persone a volte un po’ troppo politicizzate che non hanno veramente a cuore i luoghi più importanti per la biodiversità in Italia. Un’altra mia ambizione è quella di aumentare la dotazione organica dei parchi, nei quali è molto importante la presenza di personale specializzato oltre che appassionato.

Tra i nostri obiettivi, c’è il completamento della Rete Natura 2000. A fine dicembre ho istituito 92 nuove Zone speciali di conservazione (ZSC) e ho chiesto alle Regioni di fornire la necessaria intesa formale per la designazione di altre aree. Le ZSC che il ministero dell’Ambiente sta valutando in questi mesi avrebbero dovuto essere designate sette anni fa. Proprio per questo, nel 2015 la Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, ma in questi 8 mesi abbiamo già provveduto per il 60% delle ZSC in attesa. Un’altra questione fondamentale è l’ampliamento delle nostre aree marine protette: quelle italiane sono puntiformi, mentre in Francia o in Spagna sono estese, anche se in numero inferiore. È limitante per il nostro Paese perché è chiaro che la protezione della natura in un’area troppo ristretta non aiuta uno sviluppo pieno della biodiversità. Si tratta di un limite che nasce, a mio avviso, dal timore di alcuni enti locali di vedersi sottratta la “sovranità”. È mia intenzione, quindi, applicare una sorta di moral suasion come ministro e come ministero per far vedere loro le opportunità che non sono legate solo alla tutela della biodiversità, ma anche all’aspetto turistico e ricreativo, a condizioni non di vincolistica, ma di sana fruizione.

FOTO C - Parco Nazionale del Gran paradiso DIDA
Uno stambecco all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso

Tutelare e valorizzare le aree protette significa anche liberarle dalla plastica, come sta facendo il parco nazionale del Cilento. Eliminare la plastica usa e getta è una sfida che ho lanciato fin dall’inizio del mio mandato e vedo con piacere che sempre più istituzioni pubbliche e private, enti di ricerca ed aree protette stanno aderendo con slancio.

A dicembre, infine, ho sottoscritto un protocollo d’intesa sull’educazione ambientale insieme al ministro della Pubblica istruzione Marco Bussetti. Per disegnare un nuovo paradigma ambientale occorre partire dal basso, dai più piccoli, con la promozione di processi culturali che possano innescare presto risultati concreti. In questo i Carabinieri Forestali sono eredi di una lunga tradizione e sono fiero di averli a fianco del Ministero e delle aree protette nell’azione educativa.