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AMBIENTE
SULLA ROTTA DEI RIFIUTI
26/11/2017
di Valentina Vattani

Negli ultimi anni si è assistito ad una evoluzione del business delle illegalità nel campo dei rifiuti. Con il passaggio al sistema industriale e la connessa globalizzazione dell’economia, anche il traffico dei rifiuti ha assunto sempre più un carattere internazionale.

FOTO AIn parallelo, tuttavia, si è sviluppato anche un grave fenomeno di movimentazioni transfrontaliere illegali, che interessano ingenti quantitativi di rifiuti diretti verso smaltimenti illeciti o falsi recuperi in Paesi stranieri. Buona parte dei rifiuti che vengono smaltiti o recuperati illegalmente viene destinata all’Asia, in particolare alla Cina, ad alcuni Paesi dell’Est europeo e ad alcuni Paesi africani. I principali sequestri, effettuati presso i porti italiani, di container diretti verso spedizioni estere illecite hanno riguardato: rottami di autoveicoli, metalli, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), materiali plastici e pneumatici fuori uso.

Le spedizioni illegali di rifiuti non sono solo causa di considerevoli danni all’ambiente ed alla salute umana, poiché non si sa esattamente come tali rifiuti vengano recuperati o smaltiti in maniera ambientalmente corretta nei Paesi di destinazione, ma hanno dei gravi riflessi anche sul piano strettamente economico.

Per un soggetto o un’impresa che effettua una spedizione illecita di rifiuti il risparmio può essere notevole. Infatti se recuperare o smaltire correttamente un particolare tipo di rifiuto in impianti che richiedono elevati requisiti tecnici può costare - ad esempio - 130,00 euro a tonnellata, lo stesso tipo di rifiuto trasportato all’estero verso impianti inesistenti o che, comunque, non possiedono standard ambientali elevati, può costare 50,00 euro a tonnellata. Tutto ciò sottrae svariati miliardi di euro al mercato lecito e determina una fortissima concorrenza sleale nei confronti delle imprese più virtuose, che alla fine soccombono sul mercato.

Inoltre, il progressivo aumento delle esportazioni illecite dei rifiuti ha ridotto fortemente il materiale a disposizione delle imprese nazionali del riciclo, che sono così costrette ad acquistare all’estero i rifiuti da poter recuperare negli impianti presenti sul nostro territorio.

FOTO DI RIFIUTI PLASTICI

Vi è poi da considerare che molti dei rifiuti (anche pericolosi) inviati illecitamente all’estero e trattati in impianti inidonei possono, poi, rientrare sempre illegalmente in Europa sotto forma di prodotti all’apparenza innocui, ma che in realtà contengono spesso sostanze inquinanti e nocive per la salute. È questo il caso - ad esempio - delle spedizioni illegali che interessano i rifiuti in plastica, un business in grado di muovere diversi milioni di euro. I rifiuti plastici, raccolti in maniera differenziata ed inviati in Paesi extraeuropei (in genere la Cina, l’India e la Malesia), vengono poi lavorati in impianti assolutamente inidonei a qualsiasi attività di recupero, spesso anche insieme ad altri materiali contaminati, come le plastiche utilizzate nelle serre ed impregnate di pesticidi e diserbanti. Il risultato è che i manufatti prodotti con queste plastiche sono altamente pericolosi per la salute umana. Esempi concreti di tali prodotti non mancano: si va dalle ciabatte in plastica, ai giocattoli per bambini e prodotti per la prima infanzia, che vengono in seguito venduti anche sul mercato italiano.

Il traffico illecito transfrontaliero di rifiuti, dunque, non costituisce solo una grave sottrazione di risorse economiche all’industria del riciclaggio, ma rappresenta anche un serio rischio per la salute dei cittadini dell’Unione Europea.

I controlli, pertanto, sono fondamentali per arginare tale fenomeno illegale. Una delle caratteristiche comuni a tutti i casi di traffico illecito è la falsificazione di documenti al fine di evitare l’applicazione della legge. Tra i modus operandi più ricorrenti vi sono i falsi trattamenti di rifiuti finalizzati, appunto, a creare una documentazione mendace che serve per occultare, successivamente, l’effettivo carico dei container in partenza dalle aree portuali.

E dunque, i rifiuti raccolti da vari canali, vengono prima stoccati in stabilimenti per simulare delle attività di trattamento, per poi essere spediti all’estero non più come rifiuti, ma come “materie prime secondarie” (End of Waste), in totale esenzione così da qualsiasi onere e controllo ambientale.

FOTO BIL PIANO E LE ISPEZIONI

Con il D.M. 22 dicembre 2016 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 7 del 10 gennaio 2017), il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) ha adottato il “Piano nazionale delle ispezioni di stabilimenti, imprese, intermediari e commercianti e delle spedizioni di rifiuti e del relativo recupero o smaltimento” in attuazione di quanto previsto dall’art. 50 del Regolamento (CE) n. 1013/2006 sulle spedizioni di rifiuti. L’obiettivo finale del Piano è quello di garantire una organizzazione regolare e coerente delle ispezioni, mediante un adeguato coordinamento di tutti i soggetti istituzionali coinvolti, al fine di individuare e prevenire il problema delle movimentazioni illegali.

È, infatti, ormai accertato che all’origine di questo fenomeno vi sono spesso attività non controllate di raccolta, stoccaggio e trattamento. Pertanto ispezioni sistematiche sulle spedizioni di rifiuti, nonché presso stabilimenti, imprese, intermediari e commercianti, hanno lo scopo di contribuire ad individuare e colpire le attività illecite.

Nel nostro Paese - per dare attuazione a tali obblighi di ispezione - è stato realizzato, a livello nazionale, un sistema informatico a fini ispettivi (SISPED) dedicato alla raccolta dei dati relativi alle spedizioni di rifiuti autorizzate con procedura di notifica ed autorizzazione preventiva scritta. Tale sistema è gestito dal MATTM e vi accedono le Autorità di controllo coinvolte nelle movimentazioni dei rifiuti e gli Organi di controllo che hanno accesso esclusivo ai dati investigativi di propria competenza. Il Piano indica, inoltre, i criteri procedurali delle ispezioni sulle spedizioni dei rifiuti e presso stabilimenti, imprese, intermediari e commercianti. L’attuazione delle misure previste nel Piano interessa tutti gli organi ispettivi all’interno del territorio nazionale e presso le frontiere dell’Unione europea, quali l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’Arma dei Carabinieri, le Capitanerie di Porto, la Guardia di Finanza, la Polizia Stradale, Ferroviaria e delle Comunicazioni.