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AMBIENTE
SPAZIO VITALE
05/07/2021
di Luisa Persia

Fare ordine nelle nostre stanze, in casa o in ufficio, aiuta anche a liberare la dimensione creativa e progettuale

FOTO ADecluttering non è soltanto fare ordine, ma piuttosto liberare lo spazio e dare nuove possibilità a oggetti che potrebbero avere esaurito la loro funzione per noi, ma essere utili ad altre persone. Potremmo regalarli, scambiarli oppure utilizzarli per creare oggetti nuovi.

Sbarazzarsi del superfluo simbolicamente offre la possibilità di espandere i propri progetti, creando uno spazio mentale associato alla libertà e creatività. Molti oggetti che teniamo in casa hanno una grossa carica emotiva che solitamente riporta al passato. Rappresentano per certi versi un vincolo con emozioni che potrebbe non appartenerci più, se non addirittura un freno alla nostra creatività e progettualità.

Esistono diversi metodi per fare decluttering, molti consulenti offrono la loro esperienza a chi ha difficoltà a separarsi dalle cose accumulate. Solitamente viene consigliato di valutare che tipo di emozione un oggetto susciti, se valga la pena di tenerlo con noi o se potremmo liberarcene anche regalandolo. Affrontando un settore alla volta, si può iniziare un lavoro meticoloso che porterà a liberare lo spazio fisico, come pure quello mentale. A pensarci bene, ci sono oggetti che non tocchiamo da anni. Probabilmente non sono più utili oppure potrebbero esserlo soltanto in future occasioni. Eppure stanno lì, immobili, impolverati, occupano spazio e chissà che il loro portato di ricordi non riesca addirittura a bloccarci emotivamente.

FOTO B AdobeStockTECNICHE IN AZIONE

Molte discipline considerano il potere del riordino terapeutico in vari aspetti della vita, non soltanto utile ad avere una casa ordinata e pulita. La prima a introdurre “Il magico potere del riordino” è stata Marie Kondō con il volume pubblicato nel 2011 in Giappone e nel 2014 in Italia. Si tratta di un libro di autoaiuto, come ne esistono tanti di questi tempi, in cui l’autrice, attraverso il racconto di aneddoti della sua esistenza, presenta il metodo Konmari. In sostanza il metodo consiste nell’affrontare il disordine in base a categorie come vestiti, libri, carte, oggetti vari, e nel procedere in base alle sensazioni che ogni oggetto ci trasmette.

Pensiamo ai vestiti, che a volte capita di acquistare in preda a una vera e propria compulsione, poi finiti a intasare l’armadio. Si può procedere dividendo innanzitutto i capi estivi e invernali, cercare di capire se ci sono doppioni, arrendersi di fronte al fatto che una gonna non ci stia più, oppure lasciar andare un maglione cui siamo tanto affezionati perché ce lo ha regalato una persona cara.

Un altro sistema è selezionare gli oggetti che non tocchiamo da mesi, se non da anni, ma che teniamo perché pensiamo che prima o poi saranno utili. Possiamo porli in una scatola a “decantare” per qualche mese. Se durante tutto il periodo non li tocchiamo, è arrivato davvero il momento di disfarsene.

Sulla stessa scia del volume della Kondō, altri testi partono dal riordino per approdare alla sfera emotiva, così Donald Altman con “Il magico potere del riordino emotivo - Mindfulness e decluttering in azione” ci guida nella eliminazione di stati d’animo, traumi, pensieri ricorrenti negativi che impediscono di spiccare il volo. In questo caso il riordino riguarda gli ambienti mentali e la conseguente evoluzione personale verso una maggiore serenità.

FOTO C - Foto RedbubbleDECLUTTERING DIGITALE

Tutto ciò che accumuliamo in casa, in garage o in ufficio ha un suo corrispettivo nella dimensione virtuale. Computer, smartphone, tablet sono pieni di confusione. Questo perché molti file sono invisibili, stanno nelle loro cartelle e non sappiamo neanche di averli in memoria. Tutti i selfie che ci scattiamo non fanno che intasare il nostro telefono e se non provvediamo regolarmente a cancellarli rischiamo il collasso del dispositivo. Less is more. Cal Newport, Distinguished Associate Professor di Provost nel Dipartimento di Informatica presso la Georgetown University col suo “Minimalismo digitale” del 2019 mette a fuoco la necessità di recuperare la propria vita in un mondo pieno di distrazioni e di dipendenze indotte, basate sul bisogno di riconoscimento sociale.