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AMBIENTE
RITORNO ALLA TERRA
20/04/2021
di Fabrizio Santori

Occorre un prezioso lavoro manageriale per diventare, contemporaneamente, agricoltore e imprenditore di successo

FOTO ALa storia dimostra che la vita è circolare, un continuo ripetersi di eventi simili fra loro, un intrecciarsi di crisi e rinascite. La Grande Depressione del ’29, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la crisi energetica del 1973 fino alle più recenti: la crisi economica del 2009 e il brusco interrompersi di tantissime attività produttive dovuto al diffondersi a livello mondiale del Coronavirus. In un mondo fatto di freddi analisti ci sarebbe solo da disperarsi. La realtà per fortuna è differente. Le storie di tante aziende agricole dimostrano come molti imprenditori abbiano "surfato" in modo egregio, ma non indolore, tra le crisi appena citate, e come altre abbiano visto la luce proprio nei mesi successivi al loro scoppio. Secondo alcuni analisti le difficoltà che colpiscono l'economia occidentale accelerano i processi di ritorno alla terra.

Una cosa è certa: l'attrazione per il mondo rurale è un dato oggettivo.

TEMPI PROPIZI

È proprio nei maggiori momenti di stallo che l’agricoltura appare all’uomo come la soluzione sempre vincente per poter sopravvivere. Le recenti recessioni economiche hanno spinto tanti italiani a rivalutare il mondo agricolo. Un boom inaspettato, soprattutto fra i giovani, che conferma il trend degli ultimi dati di Infocamere: oltre 56mila under 35 hanno aperto aziende agricole, con un aumento del 12% negli ultimi 5 anni. Virgilio, ex addetto alle relazioni pubbliche di un’importante azienda di importexport, è in cassa integrazione e presto si troverà disoccupato, angosciato dal fatto che in tempi di Coronavirus la prospettiva di un lavoro appare come una chimera. Virgilio però possiede un terreno agricolo e si chiede se esista davvero un periodo giusto per avviare un’azienda. E, per chi non ha mai avuto a che fare con semine e raccolti, da dove cominciare?

FOTO BPersonalmente mi sento di dire che ogni giorno è quello giusto per aprire un’azienda agricola. Dare vita a un’attività adesso sarà sicuramente diverso rispetto a 20 anni fa, è cambiata la cornice di riferimento, ci sono nuovi flussi di consumo e acquisto, sono emerse nuove tendenze, ma, ogni giorno, milioni di persone continueranno a consumare mele, a bere vino, a mangiare pasta e ad avere olio nella propria dispensa. Insomma, qualunque sia lo scenario, avremo sempre bisogno di un'impresa agricola in grado di rispondere a quelle determinate necessità nel migliore dei modi, ciononostante servono anche importanti strumenti informativi, metodologici e operativi per cominciare a darsi da fare. Il mercato c'è, le potenzialità di cogliere nuovi business anche, sta quindi all'ingegno e all'operosità del singolo imprenditore agricolo “aggredire” un mercato in continua evoluzione.

Il passato e il presente si fondono fra loro per plasmare il futuro: ecco nascere, o rinascere, imprese con un’impronta differente e più moderna. Perché per iniziare non basta solo scegliere un terreno e coltivarlo a zucche o patate, ma occorre anche un prezioso lavoro manageriale per diventare, contemporaneamente, agricoltore e imprenditore di successo. Un contadino 4.0 insomma, per dirlo in termini più attuali.

L’AGRICOLTORE NUOVO

Non serve dunque solo la zappa ma è necessario saper redigere piani economici e finanziari per muoversi e predisporre un proprio business plan agricolo. Bisogna ammettere che negli anni si è registrata una discreta distanza tra il dire e il fare, non mi riferisco al risultato finale, ma in particolare all'assenza di azioni e comportamenti iniziali mirati alla conoscenza, all'approfondimento e alla valutazione di un progetto imprenditoriale. Se infatti la curiosità e la determinazione, necessarie per realizzare il progetto, appaiono forti, spesso si perdono nel nulla per mancanza di punti di riferimento specifici e di strumenti operativi e gestionali ben delineati. E questi strumenti sono fondamentali per trasformare l’intenzione, il sogno, l'idea in realtà.

Non serve solo la volontà, ma anche tanta costanza, studio, approfondimento per comprendere le reali possibilità economiche di un progetto imprenditoriale e portarlo avanti. Non c’è dubbio che molti, scoraggiati o intimiditi dall’incertezza dei numeri, dalla burocrazia o dalla previsione di un brusco cambiamento della vita di tutti i giorni, hanno riposto nel cassetto il proprio piano perché non hanno saputo districarsi in quel ginepraio che sono i finanziamenti pubblici, anche a fondo perduto, presenti nel settore agricolo. Contributi e agevolazioni fiscali, gasolio agricolo a basso costo, Imu ridotta o esente, agevolazioni sull'acquisto di terreni possono sicuramente facilitare il processo iniziale di apertura di un'azienda agricola ma spesso si entra in un mondo complicato, il più delle volte incomprensibile, una giungla di burocrazia che costringe molti imprenditori a desistere dal presentare la domanda. E spesso molte opportunità interessanti si perdono perché tante piccole realtà agricole non dispongono di personale dedicato a cogliere i vantaggi.

FOTO CMolti pensano che l’agricoltura non sia un’attività imprenditoriale ma un mero sfruttamento di agevolazioni così da poter galleggiare nella mediocrità. Nulla di più sbagliato. Questa strategia, insostenibile nel lungo periodo, ha prodotto nei decenni distorsioni che hanno svantaggiato soprattutto i contadini più piccoli. Coltivare è anzitutto un lavoro che, come tale, deve ripagare chi lo esegue. Mettiamo cortesemente in un angolo quei sentimenti “green” che ci spingono a essere spregiudicati, eroici, romantici solo perché il nostro obiettivo è coltivare la terra per pura passione, anche sfidando le condizioni più sfavorevoli. Va cambiata la prospettiva. Vanno fatti prima i conti con la realtà per capire se si riesce davvero a valorizzare il ruolo dell’agricoltore in base alla sua capacità di essere un vero imprenditore. L’obiettivo di chi coltiva deve essere anche quello di creare benessere, a partire dalla propria famiglia e da tutti coloro che partecipano al progetto imprenditoriale. Indubbiamente gli sforzi sono notevolmente superiori rispetto a quelli di una buona parte di coloro che intendono seguire altre strade, richiedono grande passione, notevole consapevolezza di potercela fare ed elevata convinzione di iniziare un'attività piena di incognite, soprattutto nei risultati. L’esperienza ci insegna che volere è potere e che con i giusti mezzi e una buona dose di determinazione anche ciò che sembra impossibile può diventare realtà.

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