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AMBIENTE
RIFIUTI L’ATTACCO DELLA MALAVITA
15/11/2017

di Gabriele Salari


Numerosi gli interessi economici in gioco che fanno gola alla criminalità organizzata legati a inceneritori e discariche. Per questo bisognerebbe costruire impianti di trattamento avanzati e diversificati in base alle tipologie si scarto


FOTO ALa contaminazione generata dallo spaventoso rogo del deposito di rifiuti speciali a Pomezia, in provincia di Roma, si sta esaurendo, ma occorre domandarsi come mai si sia verificato. L’inchiesta è in corso e bisogna ricordare che questo genere di roghi si ripete con sospetta frequenza da almeno due anni e sembra ci sia dietro anche la malavita alla conquista della gestione dei rifiuti in tutta Italia.
Scorrendo le cronache si scopre, ad esempio, che a fine maggio 2015, a Pontedera, città industriale in provincia di Pisa, due uomini incappucciati entrarono nel piazzale della Mansider, che si occupa di smaltimento di rifiuti industriali, dando fuoco a 70mila pneumatici. Pochi giorni dopo prese fuoco a Roma l'impianto Tmb (Trattamento meccanico biologico) della municipalizzata Ama, provocando pesanti danni a una struttura decisiva per la raccolta differenziata nella Capitale.
In sei mesi si registrarono, quell’anno, 35 incendi in tutta Italia, da nord a sud, a impianti di compostaggio e riciclaggio. A fine anno il numero complessivo di roghi era di 50 nei piazzali di stoccaggio di materiali pericolosi, negli impianti di compostaggio, nei centri che selezionano e avviano al riciclo gli imballaggi. Decine di casi anche nel 2016. Si brucia a ogni ora del giorno o della notte, ma in prevalenza di notte e nei weekend. NellaFOTO B maggior parte dei casi l'attentato è evidente e spesso la mano incendiaria è stata intravista. Cosa succeda dopo ogni rogo lo spiega benissimo Jacopo Giliberto, giornalista ambientale di razza, del Sole 24 Ore: “Si alza una nuvola densissima di fumo dall'odore insostenibile, chi abita vicino all'impianto è spaventato, il sindaco emana ordinanze, le rilevazioni dell'Arpa dicono che non c'è pericolo per la popolazione, il politico locale di riferimento emana una dura dichiarazione (la cui posizione dipende dallo schieramento politico di appartenenza), la procura locale apre un fascicolo contro ignoti, le tv locali e il quotidiano provinciale vi dedicano qualche spazio per un paio di giorni”.

COSA C’È DIETRO
Walter Ganapini, Direttore Generale di Arpa Umbria, quando esplose questo fenomeno, prese carta e penna e scrisse al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e alla Direzione Nazionale Antimafia, per spiegare in dettaglio come la mafia fosse interessata a inceneritori e discariche e combatteva ogni altro strumento più idoneo di gestione dei rifiuti: “Dobbiamo attrezzarci per contrastare l'aggressione violenta e palese al bene comune ambiente/salute, per mantenere la via aperta allo sviluppo sostenibile, l'unico possibile, del Paese”. In Veneto, in particolare, il numero degli incendi è preoccupante: “Pensiamo che il fenomeno debba essere monitorato: la preoccupazione è che appena vengono messi in discussione interessi o posizioni consolidate, il sistema di illegalità, connivenza, corruzione, reagisce mostrando il suo volto violento” afferma un dossier dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Veneto.
FOTO CI Carabinieri del Noe hanno creato un gruppo di lavoro ad hoc per tutto il Nord Italia, dove l'industria del riciclo dei rifiuti è più diffusa, efficiente e capillare, per mettere a sistema l'enorme mole di dati disponibili su questi episodi e verificare dove ci sono connessioni. “Abbiamo già visto che alcuni casi del Veneto possono essere messi in relazione con altri episodi verificatisi fuori regione” spiega il maggiore Massimiliano Corsano, comandante del Gruppo Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente di Milano, responsabile del coordinamento dei NOE del Nord Italia. “Anche i Carabinieri forestali stanno collaborando ora all'acquisizione dei dati, forti della loro esperienza nel settore degli incendi”.
La Procura distrettuale di Venezia segue da vicino questo lavoro investigativo che ci si augura potrà dare presto i suoi frutti. Secondo gli esperti le imprese che smaltiscono rifiuti illegalmente hanno interesse ad acquisirne il più possibile e a non trattarli, ma si limitano a bruciarli. Così si potrebbero spiegare anche i fenomeni di autocombustione nei luoghi dove vengono stoccati rifiuti con caratteristiche diverse tali da renderli predisposti alla combustione.
Se questo è il quadro, viene da chiedersi come vada la raccolta differenziata. Il Consorzio italiano dei compostatori in 25 anni di attività ha sottratto alle discariche oltre 65 milioni di tonnellate di rifiuti, che avrebbero occupato un volume di oltre 100 milioni di metri cubi: uno spazio grande cinque volte il Colosseo. Questa mole di rifiuti è stata trasformata in 23,5 milioni di tonnellate di compost, contribuendo a stoccare nel terreno oltre 7 milioni di tonnellate di sostanza organica. E a evitare l’emissione di 44 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Quindi bisogna costruire impianti di trattamento avanzato delle varie tipologie di rifiuti e non darla vinta alle mafie e a gli interessi dei gruppi di potere che vorrebbero invece discariche o inceneritori
 
TERRA DEI FUOCHI
Nella cosiddetta “Terra dei Fuochi” sono stati recentemente intensificati i controlli da parteFOTO BOX dei Carabinieri dei Comandi Provinciali di Napoli e Caserta supportati da quelli del Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale ed Agroalimentare e del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro. Rilevanti i risultati ottenuti: 3 arresti, 142 persone deferite in stato di libertà, 62 sanzioni amministrative e numerosissimi sequestri. “Nelle province di Napoli e Caserta– afferma il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – lo Stato è impegnato ogni giorno sul campo contro i business criminali: per questo è tanto necessaria e apprezzabile l’intensificata azione di legalità dell’Arma dei Carabinieri nella cosiddetta ‘Terra dei Fuochi’ con il lavoro delle nuove unità CUTFAA, la struttura di polizia specializzata in materia forestale, ambientale ed agroalimentare più grande d’Europa”. Il fenomeno dei roghi tossici e dell’inquinamento è principalmente causato in questo caso dall’abusivo smaltimento e conseguente abbandono incontrollato, deposito o stoccaggio o ancora seppellimento di rifiuti speciali, pericolosi e non, oltre che di rifiuti solidi urbani che interessa ampie aree del territorio campano comprese nel quadrilatero tra il litorale domitio, l’agro aversano-atellano, l’agro acerrano-nolano e il vesuviano, noto come “Terra dei Fuochi”.