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AMBIENTE
Rifiuti l'Unione Europea multa l'Italia
01/09/2016

Circa 80 milioni l'anno costeranno alle casse dello Stato le discariche abusive disseminate lungo la nostra penisola

3Una multa da 40 milioni di euro ogni sei mesi, 80 l’anno, ben 120 da quando nel dicembre 2014 l’Unione Europea ha decretato con una sentenza che dobbiamo pagare finché non avremo messo in sicurezza e bonificato l’immenso giacimento di discariche abusive presenti in Italia. La multa milionaria inflitta per la presenza sul nostro territorio di 198 discariche abusive ricadrà sui bilanci dei Comuni e delle Regioni. Le amministrazioni regionali e comunali sono pertanto tenute a reintegrare al Ministero dell’Economia e delle Finanze le somme anticipate per le sanzioni inflitte dalla Commissione europea. Non risultano però campagne martellanti per la risoluzione del problema. Anzi, si è dovuta muovere la Corte dei Conti del Lazio che nei mesi scorsi ha aperto un fascicolo per danno erariale.

L’indagine è stata affidata dal Vice procuratore generale della Repubblica Massimo Perin al Corpo forestale dello Stato, sotto la direzione del Comandante regionale dell’Umbria. L’obiettivo è quello di individuare i responsabili delle inerzie, discarica per discarica, Comune per Comune, Regione per Regione. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva chiesto un parere all’Avvocatura dello Stato per capire come regolarsi sul risarcimento delle multe che l’Italia è costretta a pagare all’Unione Europea. Subito dopo sono state inviate alle Regioni delle lettere per chiedere il pagamento delle relative sanzioni e alcune Regioni hanno fatto ricorso, mentre altre hanno risposto che la responsabilità è dei Comuni. Ecco perche le indagini sono state affidate al personale del Corpo forestale dello Stato che, su delega della Corte dei Conti, si è recato lo scorso mese di giugno negli uffici del Ministero dell’Ambiente per acquisire i documenti che riguardano tutte le discariche italiane per poi avviare le prime audizioni dei dirigenti responsabili del settore.

Già nel 2007 l’Italia era venuta meno, “in modo generale e persistente, agli obblighi relativi alla gestione dei rifiuti”, inclusi discariche e rifiuti pericolosi. Nel 2013 aveva contato 218 discariche (in 18 regioni) non conformi alla direttiva. Tra queste 16 contenevano rifiuti pericolosi. Nel 2014 è arrivata la sanzione: 40 milioni di multa semestrali dai quali sottrarre, al costo di 200mila euro ciascuna, le discariche regolarizzate. Le discariche tuttora irregolari - per una multa pari a 200mila euro ciascuna - ammontano oggi a circa 160: parliamo di una sanzione semestrale che quindi si aggira intorno ai 32 milioni di euro. La maggior parte delle criticità si trova nel centro sud, con 50 discariche in Campania, 45 in Calabria, 30 in Abruzzo,10 in Sicilia e Puglia, 6 in Veneto, 5 in Toscana, 4 in Liguria, 2 nel Lazio, una in Umbria, Marche, Lombardia e Piemonte.

Il Corpo forestale dello Stato ha acquisito atti e documenti e convocherà delle audizioni per verificare le responsabilità per ogni discarica. All’esito dell’indagine, i responsabili individuati, se condannati, saranno tenuti a risarcire il danno erariale causato e si tratta di un danno da parecchie decine di milioni di euro. Sono già due le condanne che la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha inflitto all’Italia nell’arco di poco tempo l’una dall’altra: quella del 2 dicembre 2014 sulle discariche abusive e quella del 16 luglio 2015 sull’emergenza rifiuti in Campania. 4La Corte di giustizia europea ha irrogato all’Italia una multa di 20 milioni di euro per il mancato adeguamento alle regole dell’Unione Europea del sistema di raccolta e gestione dei rifiuti in Campania. Per ogni giorno di ritardo, il nostro Paese deve pagare una penale di 120mila euro. In totale se ne sono andati, ad oggi, circa 160 milioni di euro, tra sanzioni e penali. Ma non finisce qui, perché ogni giorno che passa, senza che il nostro Paese si adegui alle prescrizioni imposte dalla Comunità europea, fa andare in fumo altre centinaia di migliaia di euro. Se uno Stato membro non rispetta la normativa comunitaria, la Commissione europea apre una procedura d’infrazione; se dopo un determinato lasso di tempo quello Stato non si mette “in regola”, la Corte di giustizia di Lussemburgo irroga la multa e a quel punto lo Stato deve pagare. Al momento il numero delle procedure d’infrazione a carico del nostro Paese è salito a 91, di cui 69 per violazione del diritto dell’Unione e 22 per mancato recepimento di direttive. In linea generale l’Italia non rispetta prevalentemente le direttive che hanno come obiettivo la tutela dell’ambiente e, di conseguenza, della salute umana. Basti pensare che delle 91 procedure d’infrazione aperte, 19 hanno riguardano le tematiche ambientali.