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AMBIENTE
Raccolta e commercio abusivo di rame
28/02/2017
di Valentina Vattani

Un’attività illecita dal forte impatto ambientale.
Informazioni utili per gli operatori di polizia giudiziaria
 

 


Foto C - rameNegli ultimi anni si è assistito ad una crescita esponenziale del fenomeno dei raccoglitori abusivi di rottami di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi, che ha assunto, rispetto al passato, nuovi connotati di forte impatto sociale, economico, di tutela dell’ambiente e della salute delle persone.

Ogni giorno ormai nelle nostre città si snoda una flotta di piccoli veicoli che vanno a prelevare presso ditte o soggetti privati ogni tipo di materiale ferroso e non ferroso, senza alcuna autorizzazione o esibendo titoli “contraffatti”, ai quali si affiancano centinaia di rovistatori di cassonetti stradali. Tutti questi soggetti, apparentemente slegati tra loro, in realtà sono uniti da un unico modus operandi e tutti insieme vanno ad alimentare un mercato “nero” parallelo e lontano dall’attuale disciplina sui rifiuti.

Si è stimato che la dimensione del problema dei rottami metallici, che vengono raccolti e conferiti dai soggetti che operano in forma ambulante, sia pari a circa 6.000.000 di tonnellate all’anno, corrispondenti a circa il 3035% della quantità totale di rottami che si recuperano a livello nazionale ogni anno. Il business per tale tipo di attività completamente sommersa non è da sottovalutare: ad esempio con un “bottino” di cinque lavatrici smantellate e consegnate ai centri di recupero si è calcolato che sia possibile guadagnare dai 200 ai 400 euro (tutto esentasse e senza il rispetto di alcun onere ambientale).

IL DANNO AMBIENTALE

Ma oltre al danno economico sia per l’Erario sia per le aziende che operano in regola (e che subiscono una concorrenza sleale dagli abusivi) c’è anche e soprattutto un serio rischio ambientale. Un frigorifero, ad esempio, se consegnato intero al centro di raccolta viene pagato la metà, così gli abusivi per arrivare ai materiali ferrosi e per asportare la serpentina di rame preferiscono aprirlo e farlo a pezzi, sprigionando in questo modo nell’aria i gas refrigeranti; o così come per i cavi di rame a cui si dà fuoco per liberarli dalle guaine, sprigionando fumi nocivi che mettono in pericolo la salute delle persone.

Stessa cosa per tuFoto B - rametti gli altri rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) che vengono fatti sistematicamente a pezzi in campo aperto, incuranti di qualsiasi tutela ambientale e le cui carcasse non remunerative vengono poi abbandonate, andando ad alimentare la proliferazione di numerose discariche abusive sparse sul territorio, a cui poi si dà spesso anche fuoco, aggiungendo danno a danno, sia sotto l’aspetto della tutela dell’ambiente, sia sotto il profilo della salute pubblica. Dunque, tale fenomeno non può più certamente essere sottovalutato e liquidato come un’attività di mera irregolarità formale o di insignificante disvalore sociale. La Cassazione Penale - con un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato - ha sempre censurato tale tipo di attività illecita, inquadrandola correttamente come “attività di raccolta e trasporto di rifiuti urbani e speciali prodotti da terzi” che, dunque, non rientra nella nozione di “commercio ambulante” e non può, pertanto, beneficiare di alcuna deroga alla disciplina sui rifiuti. Tale questione è stata in seguito superata dall’intervento del legislatore che, per mezzo del nuovo comma 1bis dell’art. 188 D.Lgs. n. 152/2006, ha definitivamente fugato ogni possibile dubbio in merito, disponendo che il produttore iniziale o altro detentore dei rifiuti di rame o di metalli ferrosi e non ferrosi - se non provvede direttamente al loro trattamento - è tenuto a consegnare tali rifiuti unicamente a soggetti autorizzati ai sensi delle disposizioni generali sui rifiuti; e che alla raccolta e al trasporto dei rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi non si applica la disciplina di deroga prevista per il commercio ambulante di rifiuti ex art. 266, comma 5, D.Lgs. n. 152/06.

Tuttavia, nonostante l’intervento del legislatore teso a riportare nell’alveo della legalità tale attività, il fenomeno dei raccoglitori e trasportatori abusivi di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi ha continuato a crescere ed a farsi forte di mille altri espedienti, tra i quali: dichiararsi privati che vanno a vendere i propri materiali ferrosi ai centri di raccolta, o dichiarare un trasporto di rifiuti solo occasionale. Dunque, ormai, sempre più frequentemente si assiste a dinamiche di violazioni seriali e sistematiche delle norme e delle regole ambientali, basate su una ma turazione di esperienza storica che va a costituire, poi, patrimonio culturale ed operativo comune di chi delinque nel settore; magari non in modo propriamente “organizzato” od “associato”, ma certamente strutturato e pianificato, anche se in modo rudimentale. Ed allora è importante inquadrare esattamente le fattispecie che si possono presentare agli operatori di polizia giudiziaria in fase di controllo.

I PRINCIPI BASILARI

La Cassazione Penale ha affrontato il profilo della rilevanza penale dell’attività di raccolta e trasporto rifiuti non autorizzata, sanzionata all’art. 256, comma 1, D.Lgs. n. 152/06, definendo - nel corso del tempo - una serie di principi basilari, per cui:

  • «l’agente può essere “chiunque” eserciti abusivamente una delle attività di gestione indicate, in via alternativa, nell’art. 256 cit. (fattispecie a condotte alternative), anche se non costituito formalmente in veste imprenditoriale; ciò che rileva, dunque, per assumere la veste di agente del reato non è una qualifica soggettiva (una forma imprenditoriale, necessaria, ad esempio, per l’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali), bensì la concreta attività posta in essere.» (Cass. Pen. - Sez. III – sentenza del 10 maggio 2016, n. 19369);
  • inoltre «…il reato in esame si configura come istantaneo - e non abituale - e si perfeziona nel momento in cui si realizza la singola condotta tipica con la conseguenza che è sufficiente un unico trasporto ad integrare la fattispecie di reato.»(Cass. Pen.- Sez. III - sentenza del 24 ottobre 2012, n. 41464).

Va pertanto osservato che ogni abusiva attività di commercio di rifiuti metallici rientra nell’applicazione della fattispecie penale. Se un soggetto - anche se non “formalmente impresa” - appresta una serie di condotte finalizzate alla gestione di rifiuti, mediante preliminare raccolta, trasporto e vendita di rifiuti, pur non esercitando in forma imprenditoriale, pone comunque in essere una “attività di gestione di rifiuti” per la quale occorre preliminarmente ottenere i necessari titoli abilitativi.

È evidente, poi, che anche chi acquista rame e materiale ferroso dai raccoglitori abusivi concorre ad alimentare questo fenomeno illegale. Per cui, resta inteso che, se il trasportatore deve essere iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e deve accompagnare il carico con il formulario dei rifiuti, chi acquista non può non sapere o non accertarsi dell’esistenza di tali requisiti ed obblighi documentali, ma deve verificare preventivamente il possesso dei titoli abilitativi in capo al raccoglitore.